martedì, Marzo 19

TAV: Salvini vince il match con Di Maio, Conte non fa neanche ridere Cronache di una crisi in cui nessuno credeva, con Giorgetti che detta la linea

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte assicura che fino a quando lui siederà nella poltrona di Palazzo Chigi non permetterà a nessuno di deviare le sue decisioni «per ragioni di parte, ideologiche o affaristiche. E’ l’unico metodo che può garantire i soldi e gli interessi dei cittadini italiani». Conte aggiunge che per quanto riguarda la TAV «Abbiamo fatto una riunione tecnica e la Lega e i suoi tecnici non sono riusciti a smontare lo studio su costi e benefici. Far finta di nulla adesso sarebbe una presa in giro e io non sono un pagliaccio».

Conte certamente non èun pagliaccio’; lo fosse strapperebbe un sorriso; al contrario, in questa vicenda non c’è proprio nulla da ridere e neppure sorridere. La scelta fatta ha fatto discutere, e continuerà a sollevare polemiche. Che per la TAV si potesse aprire una crisi di Governo non ci credeva davvero nessuno: non la vuole, al momento, Matteo Salvini, che ‘cannibalizza’ Forza Italia e parte del Movimento 5 Stelle, ma non a sufficienza per dare la scalata a Palazzo Chigi; ha ancora necessità di passare all’incassodelle elezioni per il Parlamento Europeo. Non vuole la crisi Luigi Di Maio, sempre più traballante come leader dei grillini; ma neppure i peonespentastellati, consapevoli del rischio (quasi certezza) di restare, nel senso letterale, disoccupati. Non la vuole, la crisi, il Quirinale, da sempre ostile a elezioni anticipate; e neppure l’opposizione: Silvio Berlusconi sa bene in quale pantano è precipitato il suo partito; e il neo-segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, per quanto ostenti sicurezza, sa bene che non è ancora maturo il tempo per risalire al fatidico 20 per cento, soglia indispensabile per non essere sbranato dai renziani, che lo attendono al varco.

Per tornare a Conte: ha inviato una lettera a Parigi e a Bruxelles dove riporta gli estremi dell’analisi costi–benefici, e si stima una perdita complessiva oscillante tra i sette e gli otto miliardi di euro. Difficile pronosticare come proseguiranno i negoziali, in ogni caso, come ancora complessa appare la questione dei bandi. Dal carteggio fra la Presidenza del Consiglio e la società TELT, emerge un quadro complesso. Telt conferma che si possono avviare le dichiarazioni di interesse senza far partire i bandi di gara per alcuni mesi; e la cosa non comporta rischi di sanzioni penali o di altri oneri per lo Stato, e senza perdere gli eventuali finanziamenti europei, che servirebbero solo se l’opera andasse avanti. Il problema è convincere la Francia e la Commissione UE, fa sapere Conte.

Al di là delle mielose dichiarazioni che dicono tutto, e cioè che non si è detto nulla, come stanno davvero le cose?
Per capirlo, è bene affidarsi a Giancarlo Giorgetti, l’uomo pensante della Lega: di fronte al quale, sia poco volentieri, si mette sull’attenti anche il ‘capitano’, Salvini. Giorgetti, sempre parco di interviste noto per cardinalizi silenzi, felpato operare, detta la ‘linea’ con poche, scelte parole affidate a ‘Mezz’ora in più’, la trasmissione di Lucia Annunziata: «Ricordatevi che per fermare definitivamente la TAV occorre un passaggio parlamentare perché si tratta di un Trattato internazionale approvato dal Parlamento e né Conte né il Consiglio dei Ministri possono prendere decisioni sopra il Parlamento». Giorgetti nega che un voto parlamentare di questo tipo possa rappresentare ‘un problema serio’ per l’Esecutivo. Poi ‘dettala linea a Conte: «Vuole ridiscutere il progetto, non semplicemente escluderlo, ma rivederlo con le autorità francesi. E’ una operazione coerente con il contratto di governo… L’analisi costi benefici va discussa con il Governo francese che dovrà valutare come continuare questa opera. Se c’è risparmio di denaro pubblico, come ad esempio per la stazione di Susa, si può fare. Tra l’altro l’Italia si assume costi maggiori della Francia».

Dal braccio di ferro, ne esce comunque vittorioso Salvini: riesce ad accreditare il volto del politico deciso a raccogliere le istanze del Nord, e al tempo stessoresponsabile’ e consapevole che per fare dieci passi in avanti, occorre farne mezzo di lato. Di Maio appare, al contrario, ancora una volta un dispensatore di sorrisi e assicurazioni, che al momento decisivo ingoia rospi, l’intero stagno.

Perché nella sostanza, lasoluzione Conte è tante chiacchiere, e non cambia nulla: i bandi sono avis de marchés, le clausole di dissolvenza già c’erano, e così i sei mesi di tempo ai Governi per recedere: era tutto previsto dalla normativa francese sugli appalti. Presentare tutto questo come una nuova soluzione per la questione TAV lascia il tempo che trova. Il fatto vero è che non si è deciso un bel nulla; e non decidere ottiene solo di peggiorare la situazione. Quello di Conte è un artificio per guadagnare tempo: il tempo per le elezioni europee e regionali in Piemonte.

Nel frattempo, secondo l’OCSE l’Italia, unico Paese in Europa, nel 2019 sarà in recessione con una (de)crescita pari a -0,2 per cento. A novembre l’Ocse stimava per il 2019 una crescita dello 0,9 per cento. In soli quattro mesi c’è stata una variazione di 1,1 punti. Questo è ‘l’anno bellissimopreconizzato da Conte? Il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco rincara la dose: «Di fronte ai rischi concreti che la nostra economia oggi corre, forse la politica di bilancio attuata avrebbe potuto essere più prudente soprattutto per quanto riguarda la composizione del bilancio».

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