venerdì, Agosto 23

Tav: il gioco dell’oca per il potere Nel Governo è in atto una lotta furibonda o una corsa a perdifiato o forse entrambe per il potere, la Tav c’è finita di mezzo

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Queste due righe sono da intendersi per quello che sono, una notazione tra il triste e il sarcastico su quello che accade nel nostro Paese. Dove il sarcasmo non ha alcuna intenzione provocatoria e meno che mai critica o di rilevanza culturale, insomma: educativa.
Notazione che nasce su due temi. Il primo ovviamente, il Governo, o meglio ciò che accade nel nostro cosiddetto Governo. Alcuni ‘amici’ mi dicono che è una ‘palla’ che si parli sempre del Governo, dei 5S e di quando e se cadrà (il Governo, non i 5S) eccetera. Mi domando di che cosa mai ci si dovrebbe occupare su un giornale quotidiano (benché non alieno dai week-end) che si occupa … del Governo e dintorni. Certo nel mio caso, potrei tentare di discettare acutamente e profondamente dei temi fondamentali legati ai problemi delicatissimi della validità permanente della clausola ‘rebus sic stantibus nei trattati internazionali della prima metà del Novecento. Ma i già pochi miei Lettori, diventerebbero ancora di meno.

E dunque, per cominciare come al solito, il Governo. Dove, se ben capisco deve essere in atto una lotta furibonda o una corsa a perdifiato o forse entrambe. Oddio, nulla di nuovo, se consideriamo i rapporti non certo serafici tra le ‘forze politiche’ che lo compongono, così diverse tra di loro, da essere da molti (e addirittura da loro stesse) considerate incapaci di stare insieme. Ma se scrivessi questo e di questo, smentirei di gran lunga me stesso, e, mi pare, la realtà. Questo Governo, lo ho scritto più volte, sta perfettamente e deliberatamente bene in piedi; certo, se qualcuno tipo Danilo Toninelli o la senatore Giulia Sarti, o l’innominabile Rocco Casalino o perfino l’arrifabile insegnante di biliardo Giuseppe Conte, o il rude Claudio Borghi o anche il popolare Giancarlo Giorgetti facessero meno gaffe e dicessero meno stranezze sarebbe meglio, ma si sa, nessuno è perfetto e quindi su certe cose ci si passa su facilmente. E poi, se accadono stranezze, meglio così, almeno c’è qualcosa di cui parlare, mentre nelle segrete stanze la spartizione del potere e degli incarichi eccetera continua al riparo da sguardi indiscreti.

Ma è ben certo che la questione TAV domini. Anzi, a voler essere precisi, le questioni che dominano sono almeno tre: oltre il TAV, il ruolo di un certo professor Giuseppe Conte e quello di un altro professore -come ben si vede tutti proff.!- Giovanni Tria. Che si azzuffano, in questi giorni sul TAV, ma presto certamente anche su altro, tranquilli: lo ripeto, loro sono sul proscenio e ‘fanno ammuina’ (ci ho scritto un intero articolo) e dietro le quinte gli altri, i due che contano sul serio, litigano (e di brutto) per cose infinitamente più serie, per loro: il potere.

E infatti, con un guizzo inatteso (io non ci credo, la sceneggiata è stata studiata a tavolino, accetto scommesse!) di protagonismo e di voglia di fare vedere che ce l’ha duro, il professor Conte lascia intendere che sul TAV si sta trovando un’intesa, sia pure un po’ al ribasso … non si capisce bene come, ma pare che farebbero qualche stazione in meno (?) e chi sa forse in qualche tratto faranno un solo binario? Boh. Ma insomma qualcosa si farà, vedrete, parola di Conte: «Non possiamo bloccare un’opera come la Tav, ma indubbiamente la si può sottoporre ad una revisione e me ne occuperò personalmente» … confesso che è quel ‘me ne occuperò personalmente’ che mi affascina; finora se ne era occupato per interposta persona! Ma sì, via, Toninelli, e infatti si sparge la voce (a caso?) che il Ministro (sì, lui sostiene di esserlo) Toninelli appunto, farà partire dei bandi di gara … «tanto poi si possono annullare tra sei mesi». Sorvolo sulla serietà e il contenuto rassicurante specie per un imprenditore di tutto ciò, sorvolo sui francesi (infatti imbufaliti) e la UE, ma tanto Juncker ha avuto una bottiglia di ottimo wisky dalla signora May, e quindi …

Bene, ciò accade, ma poco dopo da Palazzo Chigi (dove abita il giocatore di biliardo) parte una smentita: non è vero niente, il Conte «non ha aperto a nessuna ipotesi di mini-Tav né ha mai richiesto un ulteriore contributo all’analisi costi-benefici dell’opera, contributo che è stato invece sollecitato dal Mit» che non credo sia il Massachusetts Institute of Technology, suppongo, ma più modestamente il Ministero dei Trasporti … e perché non lo chiamano così?, americanate, al solito, americanate: «Il Presidente del Consiglio non ha mai anticipato nessun giudizio, mentre ha sempre ribadito e ancora ribadisce che verrà presa, nella massima trasparenza (sic!), la migliore decisione possibile nell’interesse esclusivo del Paese e dei cittadini all’esito dello studio attento del dossier e del confronto politico che ne conseguirà», finora lo avevano studiato di sguincio, il dossier! E quindi, immediata si aggiunge la dichiarazione del predetto Toninelli (e non ridete, su!) che, con un tentativo francamente disgustoso di captatio benevolentiae (inutile spiegargli che significa) afferma (ha deciso che il TAV è maschietto, fateci caso): «Il Tav può anche servire e sono felice se dopo il 2070 serve» forse era meglio ‘servirà’? «ma io sono il Ministro delle Infrastrutture e mi sento responsabile se domani crolla un altro ponte e muore qualcuno, anche se giuridicamente non lo sono, perché avrei potuto impiegare le risorse del Tav per fare manutenzione a quella infrastruttura», un po’ arzigogolata, ma va bene.

Adesso, però, dovete ridere ha fatto una battuta spiritosa, secondo lui. Non ha, però, tenuto conto del terzo incomodo, quel famoso professor Tria, che, al termine di una riunione con i francesi a Versailles, si lascia scappare a proposito della TAV (lui ha usato il femminile, ma vabbè, è la stessa cosa) un secco: «ma credo che l’evoluzione sia positiva», il calcio negli stinchi (beh anche un po’ più su, forse) del quale ho avuto modo di dire.

Questa mattina, però, il giocatore di biliardo Conte e i due dioscuri Salvini e Di Maio, insieme a Toninelli, pare, si riuniranno per parlare di Tav … e allora vedrete … riparte il gioco dell’oca e per il potere.

E alla fine, lo vedi?, parli sempre delle stesse cose: il Governo i 5S … uffa.
E invece no. Perché io seguo anche le vicende del PD, delle primarie, di … Matteo Renzi. Che è venuto a Napoli a presentare il suo libro immergendosi in un ‘bagno di folla’ (articolessa su ‘Il Mattino’), ‘folla oceanica’ (Facebook), ‘ressa’ (Napoli Village) al Circolo Artistico e Politecnico di questa povera città già intasata da un traffico folle, accompagnato da mucchi di ‘dirigenti’ del PD (tra di loro si chiamano così, come sulla via Pal) dalla Boschi a udite, udite!, Gennaro Migliore (!) e da una miriade di altri personaggi; erano talmente tanti, che sono rimasti fuori dirigenti del calibro, pensate di: Lello Topo, Massimiliano Manfredi ed Emilio Di Marzio, e non dico niente!
Circolano foto del Renzi, al solito discinto, e gesticolante, della Boschi che scende graziosamente da un’auto (non si sa se di Stato o no) e di altri, durante la parlata di Renzi, rigorosamente impegnati al telefonino.
Davanti a lui, la folla oceanica o meglio, per citare ‘Il Mattino’: «Sala stracolma al Circolo Artistico Politecnico». Vero. Solo che io sono napoletano, e, nel mio piccolo, anche se nessuno mi ci ha mai invitato, conosco perfettamente il predetto circolo … a dirla grossa, la ‘sala’ contiene 100 persone, ammassate e in piedi poco di più … ma interverrebbero subito Vigili del Fuoco e Protezione civile, siamo a Napoli, mica a Oslo!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.