lunedì, Maggio 20

TAV: il furbastro Di Maio in difficoltà, l’astuto Salvini non sta bene, avanti al Conte carambolaio I due si stanno scazzottando e rischiano grosso entrambi, così la scena potrebbe essere tutta per il giocatore di biliardo, avvezzo a giocare carambole con tante sponde

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Il ‘capo’ comincia ad avere dei problemi seri, molto seri. È il capo, ma anche gli altri vogliono dire la loro e ‘minacciano’ di dimettersi da questo o da quello (non ci credo nemmeno se lo vedo, e penso che anche il capo la pensi così), e comunque fanno rumore, qualche senatore minaccia di non votare (ma anche questo conta poco, perché Matteo Salvini può contare sia sui voti della destra che su quelli del PD) e Dibba ‘minaccia’ di non candidarsi alle europee -pensa tu!

E sì, Luigi Di Maio (è di lui che parlo) è proprio in difficoltà; appare sempre in giro tutto allegro, parla di tutto in continuazione col microfono incorporato, ha sconfitto la povertà, ma la TAV lo sta mettendo alle corde.
Lui -parliamoci chiaro- lui, se fosse per lui (che è il capo), sulla TAV non avrebbe mai avuto dubbi, lui al Governo ci sta e vuole restarci. Ma questa volta le cose sono un tantino più difficili del previsto.
Di Maio si trova di fronte ad una cosa a lui sconosciuta: i principi. Ebbene sì, i principi, perché c’è chi nel suo partito, ma anche -e la cosa è pericolosa assai- nel foglio ufficiale del suo partito, vede la questione TAV come una questione di principio, o forse solo di fede o di pregiudizio e di puntiglio. Ne ha fatto una ragione di vita o di morte. Pretende di saperne più di tutti in materia, ma specialmente non permette a chiunque di dire il contrario. E, come se non bastasse, c’è la questione della faccia: se il TAVpassa’, ma anche se passa il ‘TAVINO’, la faccia ce la perde. E quindi ha avuto, da quel furbo che è o crede di essere, l’idea geniale di lasciare tutto a Giuseppe Conte, che è vero che gioca molto al biliardo, ma non solo non è stato eletto, ma è verosimile che non abbia intenzione in futuro di farsi eleggere. In altre parole, potrebbe fare come per il TAP: dire che per superiori motivi giuridici non ci si può fare nulla, e ‘imporre’ la sua volontà.
Il che a Di Maio andrebbe pure bene, ma con due problemi non di poco conto: a. se ora lascia il passo (ovviamente concordato in segreto) a Conte c’è il rischio che quello creda davvero di poter contare, provi a fare ancora in altre occasioni di testa sua, e, insomma, gli rubi un po’ di potere, e questo per Di Maio equivale alla fine; b. l’operazione si potrebbe pure tentare, ma in questa situazione l’opposizione interna degli stellini pare molto più forte del previsto, e quindi potrebbe riuscirgli molto più difficile di quanto prevedesse questa furbata le urla di ieri notte di Gianluigi Paragone, ne sono una prova. E che ciò sia possibile lo abbiamo visto con Conte ieri sera rassicurante deciso sul fatto che alla fine risolverà tutto lui e poi, dopo il Consiglio dei Ministri, tutto antiTAV e lì a inventare modi per perdere tempo, tipo la ‘interlocuzione’ con la Franca e l’UE.

D’altra parte, Salvini questa battaglia non la può perdere, rischia di bruciare in un momento tutto il credito (e i consensi) che ha ottenuto finora, tanto più che sarebbe la prima cosa da lui voluta non di pura facciata e propaganda e quindi la tentazione (o la necessità) di andare allo scontro definitivo sarebbe forte, ma … E sì, c’è un ma: perché se gli stellini mantengono il punto e lasciano cadere il Governo … il termine ultimo per i bandi scade e quindi si sarebbe al punto di prima, di TAV non si parlerebbe almeno per un bel pezzo e gli amici di Salvini si scioglierebbero come neve al sole e, non potendo ipotizzare un ritorno al Governo con gli stellini, avrebbe solo Silvio Berlusconi, ma sarebbe alquanto indebolito.

Insomma: i due che si stanno scazzottando rischiano grosso entrambi.

E quindi, forse il minor danno sarebbe proprio lasciare a Conte il compito di dire di sì, beninteso nell’interesse del popolo del quale è l’avvocato. E non escluderei che accada proprio questo, dando a Di Maio la possibilità di fare la vittima.

Certo che, con i problemi che abbiamo, con la necessità di esistere, ad esempio rispondendo alla lettera (interessante) di Emmanuel Macron: sarebbe non solo bello, ma doveroso, che anche l’Italia avesse qualcosa da dire oltre insulti, e ‘prima gli italiani’ e ‘la TAV no’, come se fosse il peccato mortale.

Vedremo come va a finire, confesso però il mio disgusto. Ma visto che parliamo di politicanti, parlo da politicante: bravo Di Maio, hai creato la condizione per poter dire che Salvini è il responsabile della crisi, da irresponsabile come Di Maio ha detto questa notte, insomma, la solita storia del cerino acceso. Bel successo, bravo, se va così avrà ‘vinto’, se Salvini si ritira avrà egualmente ‘vinto’. Ma il capo, credo, ha sbagliato i toni, nel senso che non credo che Salvini gli lasci la vittoria e qualcosa farà.

Io, comunque, scommetterei ancora sul giocatore di biliardo, avvezzo a giocare carambole con tante sponde; per dire … e se fosse giuridicamente impossibile tirarsi indietro?

Certo, poi se qualcuno si occupasse dei problemi dell’Italia, sia pure a tempo perso, forse male non sarebbe.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.