sabato, Ottobre 24

Tasse, Unioni civili, emigrazione ed altro field_506ffbaa4a8d4

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Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, annuncia l’abolizione di tasse, tra cui tagli a Irap e Ires nel 2017, revisione degli scaglioni dell’Irpef nel 2018. Valore complessivo del pacchetto: 45 miliardi di euro. (Compresa l’effettiva cancellazione di quelle sulla prima casa). Renzi: «Il mio impegno è fare una rivoluzione copernicana sulle tasse in 5 anni che non ha paragoni nella storia del Paese». Commento di Silvio Berlusconi: «Le tasse sulla casa le avevamo abrogate nel primo Consiglio dei ministri dopo la grande vittoria del 2008. Li voteremo, quei provvedimenti, se davvero li presenteranno perché noi non siamo la sinistra del tanto peggio tanto meglio con cui abbiamo sempre avuto a che fare quando eravamo al governo». Intanto sulla annosa questione delle Unioni civili la Conferenza Episcopale Italiana continua ad essere critica. «Paradossale questa attenzione, ci sono ben altre urgenze», ha detto monsignor Nunzio Galantino, suo Segretario generale. Che pure al suo interno è, su questo tema, uno dei più cauti.

Secondo studi della Fondazione Feltrinelli dal 2007 al 2013 gli italiani che si sono trasferiti all’estero per lavoro sono aumentati fino a 125.000 unità annue, più del doppio rispetto ai 15 anni precedenti. Due terzi riguardano cittadini settentrionali. Negli anni ’90 a partire erano i giovani meridionali, il trend poi si è rovesciato con il riprendere dei flussi interni da Sud verso Nord. Londra conta ormai 221.000 italiani (più di Padova) residenti nella circoscrizione, segue Parigi con 130.000 e Bruxelles con 93.000. In crescita Shangai, che in quattro anni ha visto aumentare gli italiani da 900 a 2.800 e Dubai passata da 2.300 a 4.900. Probabilmente i dati ufficiali sottostimano il fenomeno perché non tutti si iscrivono all’Aire, l’anagrafe degli italiani all’estero. Lo farebbe, in realtà, solo uno su due. Alla celebrazione dell’anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino, nell’Aula magna della Corte d’appello di Palermo il figlio del magistrato, il poliziotto Manfredi Borsellino, ha assestato una mazzata micidiale sul contesto politico che ha costretto la sorella Lucia a dimettersi dall’incarico di assessore siciliano alla Sanità. Alla fine del suo intervento il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, si è alzato e lo ha abbracciato.

Un morto tra i 456 migranti sbarcati in Italia. Un giovane africano che non ce l’ha fatta durante la traversata ed era già deceduto all’arrivo dei soccorsi. Ben 150 gli operatori sul posto, tra protezione civile, medici della Asl, 118, Polizia, Carabinieri, Guardia costiera, Croce rossa. Un altro cadavere dopo quello, gettato a mare e mai arrivato a terra, della bambina siriana rimasta senza insulina per il diabete. Gli scafisti avevano buttato in acqua lo zainetto, strappandolo dalle braccia del padre. Al di là dei tanti, diversi, episodi di terrorismo e violenza di diversa provenienza, i Paesi dell’Unione Europea sono preoccupata per l’uscita di uno Stato membro. Episodio le cui effettive e finali conseguenze sono incalcolabili e comunque devastanti. Sullo sfondo la questione del prezzo del petrolio. Che se dovesse ricominciare a salire introdurrebbe variabili di ardua gestione in uno scenario già di difficilissima interpretazione. Con un impoverimento generale che vede l’Italia con parametri addirittura peggiori degli altri.

Tutto questo avveniva sabato 18 e domenica 19 luglio 2015. Giusto un anno fa, sembra oggi. Solo che, nel frattempo, è ancora un po’ peggio. Ed un Paese si è in effetti avviato all’uscita ma non è, come all’epoca si temeva, la Grecia, quanto il ben più poderoso ed inquietante Regno Unito. Poi, tra un anno da ora, vedremo.

 

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