giovedì, Febbraio 20

Tarkovskij racconta Tarkovskij “La vita e le opere del geniale regista raccontate dal figlio nel film ““Il cinema come preghiera” che sta girando il mondo - A colloquio con Andreij A.Tarlovskij

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L’ artista cercando l’assoluto compie un atto spirituale che lo avvicina al Creatore in quanto anch’egli  crea qualcosa…. Un capolavoro può essere manifestazione di un’anima che ti sfiora mentre sale verso il cielo, frusciandoti accanto e lasciando dietro di sé un soffio di vento che puoi percepire…La bellezza è simbolo di qualcos’altro, di verità, nel senso del cammino  di verità che l’uomo sceglie….sono frasi che Andrej Tarkovskij, il grande regista  russo  scomparso nell’86 a soli 54 anni, esprime, con la propria voce,  nel film documentario che il figlio Andrej gli ha dedicato con amore passione e una paziente  e rigorosa  opera di ricerca.   E’ il suo primo lungometraggio e lo ha dedicato al padre, esprimendo già nel titolo – ‘Andrej Tarkovskij. Il cinema come preghiera’   la concezione che dell’arte aveva maturato suo padre.

Mostrato in anteprima al Festival di Venezia, il film ha iniziato il proprio cammino nelle sale di mezzo mondo (Canada, Olanda, Russia, 50 i Festival Internazionali che  lo hanno selezionato) ed ora è visibile anche in Italia. Dopo Firenze, città ove si trova la casa che racchiude, oltre ai ricordi familiari, gran parte dell’archivio del regista,  sarà la volta di Bergamo, Milano, Torino, Ancona e poi  di nuovo all’estero.  Dunque, Tarkovskij racconta Tarkovskij. Il figlio racconta la vita, il pensiero, il  cinema del padre, dando voce allo stesso artista  scomparso. Un’occasione per parlare con Andreij, che si divide fra Firenze, Parigi e Mosca, dopo la presentazione fiorentina  del film al cinema La Compagnia.  

Andreij, com’è nato ed è strutturato  questo film, frutto di una coproduzione di tre diversi paesi: Italia, Svezia e Russia?  

“Innanzitutto mi sono posto l’interrogativo:  come affrontare il tema? Fino ad ora vi erano stati  molti  tentativi di spiegare il fenomeno Tarkovskij nell’arte contemporanea. Ma cosa ne pensava Tarkovskij? Da dove veniva la sua ispirazione? Cosa voleva comunicare attraverso i suoi film? Così  ho deciso  di dar di nuovo voce a mio padre,  di recuperare  ciò che lui stesso ha detto in diverse circostanze, cosa pensava, cosa intendeva fare e perché.  L’ho fatto ripercorrendo  il suo  tragitto di vita ed  artistico,  sposando i vari momenti con la narrazione  e le motivazioni che lo hanno via via ispirato e che ho tratto da 900 ore di registrazioni audio,  materiale d’archivio, fonti inedite, incontri conviviali in casa  con amici e collaboratori. E alla fine, ecco il film, prodotto dall’ Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij di Firenze e da Revolver Film. Un lavoro complesso che ha richiesto  mesi  di ricerca dovendo visionare e selezionare   frammenti di materiale”.

Ne  è scaturito – questi alcuni commenti del pubblico – un   racconto lineare, basato su foto e immagini dolci e struggenti   dell’archivio  di famiglia, della sua vita, dall’infanzia   trascorsa a Zavaz’e, un piccolo villaggio  sulle rive del Volga,   fino agli studi a Mosca (  Studi Orientali, l’arabo e, dopo un’esperienza  nella taiga siberiana, di cinematografia) fino alle  sue  esperienze sui  set cinematografici.

“Diversamente da tutti gli altri approcci ho voluto lasciare la parola a mio padre,  condividendo i suoi ricordi, il suo sguardo sull’arte, le riflessioni sul destino dell’artista e sul senso dell’esistenza umana. Il film riporta anche  registrazioni  inedite di poesie declamate da Arsenij Tarkovskij, mio nonno, noto e apprezzato poeta.

Legatissimo alla madre, il regista soffrì dell’assenza del padre, che nel ’35 abbandonò la famiglia, ma al cui animo poetico ha  guardato con ammirazione. E il film di Tarkovskij jr. esplicita questo complesso rapporto, così come  descrive l’amore del regista per  la famiglia, la moglie Larissa, sposata in seconde nozze, che  gli è sempre stata accanto e Andreij nato nel ’70 dalla loro unione ( il primo, Arsenij Andreevic, come il nonno, è del ’62).   Nell’82, quando Tarkovskij  decise di  restare in Italia– dove si apprestava a girare _ Nostalghia –   il suo primo film fuori dall’amata Russia per l’ostilità del regime  sovietico, al figlio  Andreij non fu concesso di raggiungere i genitori e,  solo l’intervendo  di Mitterandsu Gorbaciov ( 1986) consentì al sedicenne Andreij di raggiungerli in Francia.  Dove di lì a poco, il grande regista sarebbe morto ( 29 dicembre 1986). E dove è sepolto.  

Il film è diviso in capitoli, quanti sono stati i film. Perché questa scelta?

“I suoi film erano la sua vita e la sua vita erano i film, ognuno dei quali  ha rappresentato un evento. L’Infanzia di Ivan,  suo primo film racconta, lontano da qualsiasi forma epica,  la storia di un bambino che partecipa alla seconda guerra mondiale”.

Leone d’oro ex aequo con ‘Cronaca familiare’ di Valerio Zurlini al Festival di Venezia, il film fu oggetto di polemiche e, in suo  difesa, intervenne Jean Paul Sartre. Le incomprensioni col regime aumenteranno con il  film Andrej Rubliev, che rilegge la storia della Russia del Quattrocento attraverso le gesta di un pittore di icone,  dai forti contenuti mistici ma anche con accenni alla tirannia. Premio della critica al Festival di Cannes  fu osteggiato  dalle autorità sovietiche. In ‘Solaris’, provò a evitare il conflitto le autorità sovietiche,  ma di nuovo ne venne fuori un film molto religioso e meno fantascientifico come pretendevano,  

Come ti spieghi l’incomprensione  con Pasolini e la Maraini che misero le mani sulla versione italiana di Solaris?

“Come autori essi stessi non avrebbero dovuto   intervenire con tagli e rimaneggiamenti sull’opera di un altro, peraltro neanche informato della cosa. In Italia è circolata così  quella pellicola modificata e tagliata fino alla riedizione nel 2001 nella versione integrale. Il mio lavoro è stato facilitato dal fatto che tutti  i suoi i film sono estremamente autobiografici, e non sto solo parlando di Mirror, Lo specchio  (conosciuto come la sua opera più personale, David di Donatello), ma anche Stalker, Nostalghia e Sacrificio. Film che hanno fatto discutere, com’ è giusto che sia,  ma a cui non sono mancati riconoscimenti  prestigiosi: Nostalghia vinse a Cannes il gran premio della giuria ex aequo con L’Argent  di Robert Bresson. Del resto anche mio padre era estremamente critico  verso i propri lavori, Pensa che nella prima versione l’eroe di  Sacrificio soffriva di cancro.   Poi anche mio padre si ammalò, e allora disse:“Devo smetterla di fare questi film, finiscono sempre per diventare reali”. Nel momento in cui finivano, influenzavano sempre il suo destino”.

Parlami di Notalghia,   accolto tiepidamente in Italia, godeva invece dell’apprezzamento e della stima di Tonino Guerra e di Federico Fellini.

‘A loro era legato da sincera amicizia, ampiamente ricambiata. Così come vi era stima e amicizia con Antonioni.  Con Guerra ha girato anche un documentario per la Rai e  insieme hanno  li collaborato  al progetto per  Nostalghia. Fu proprio mio padre a suggerire a Tonino e a Federico di andare a Bagno Vignoni, nella cui vasca  era stata girata una delle scene più suggestive del film,  per trarre ispirazione dalla magia  e dalla religiosità di quei luoghi, frequentati anche da Santa Caterina da Siena”.

E’ vero, ho ritrovato un testo in  cui Tonino Guerra racconta l’emozione di Fellini di  “ trovarsi in una piazza d’acqua dove si bagnava una santa per Tarkovskij,  sempre molto vicino ai contatti e alle voci che arrivavano da fuori, da un certo mistero, da una folgorazione…”

Fellini  quando parlava di mio padre,  ne parlava come di un grande regista russo…”

E’ giusto ricordare quanto profondo fosse il loro rapporto di amicizia e quanta  sintonia vi fosse  su determinati aspetti,  ora che sono partite le celebrazioni per il Centenario della nascita di Fellini…

Ma tornando a Nostalghia, è in quei luoghi che mio padre ha potuto ammirare paesaggi  d’infinita bellezza, che gli ricordavano la sua terra e artisti come Leonardo e Piero della Francesca, che erano i suoi  artisti preferiti,  la pittura lo ha sempre influenzato e qui in Italia ha trovato quella spiritualità nell’arte che andava cercando. Il finale del film,  con una panoramica su Firenze è un omaggio  non solo alla bellezza, ma anche alla generosità di questa  città,  che è  anche la mia,  che nel’82  gli conferì la  cittadinanza  onoraria e successivamente un appartamento ove sono conservati l’archivio, documenti, memorie di mio padre…”

Ci sono stato,  ti ricordi?, a Palazzo Vegni la cui facciata reca una bella  targa apposta  nel 2006: “ Andreij Tarkovskij, regista sublime di un cinema spirituale esule a Firenze in questa casa passò gli ultimi anni della sua vita, ospite e cittadino onorario della città di Firenze.”

“Qui ha sede anche la Fondazione che presiedo e che ha lo scopo di   promuovere e  divulgare la conoscenza delle sue opere, del suo mondo, dei suoi pensieri,  che si ritrovano anche nel famoso Diario che iniziò a scrivere nel ’70…”

Pur vivendo in Italia, il regista chiese e ottenne nell’84 asilo politico negli Stati Uniti, paese che conosceva poco. L’annuncio, dato in una conferenza stampa a Milano, fece grande clamore: era il più éclatante   caso di dissenso verso  le autorità sovietiche, dopo quelli di Solzenicyn e Rostropovic. Quel rapporto tormentato è descritto anche nel famoso Diario…

Andreij, girando questo docu-film hai scoperto qualcosa di nuovo rispetto a ciò che  già ben conoscevi? Qualcosa che ti ha stupito?

Non vi sono state grosse sorprese, quello che più mi ha colpito è quanto forte e profonda fosse  la sua fede cristiano ortodossa,  quanto presenti nei suoi film il suo pensiero religioso e filosofico…..Non ne parlava spesso, questa è la mia  maggiore “scoperta”…

Immagino quanto hai dovuto lavorare su frammenti di film, foto di famiglia, libri, schizzi, disegni  e   materiale vario per realizzarlo…tuo padre non è stato solo un grande regista, fonte d’ispirazione per molti, ma anche attore, sceneggiatore, scrittore, regista teatrale…celebri il suo Amleto in Russia ed il Boris Godunov al Covent Garden di Londra, sul podio Claudio Abbado….

“Sì, ma è stato anche divertente, insieme al mio montatore, Michał Leszczyłowski, che ha lavorato con lui in Sacrificio, ci siamo divertiti a trascorrere mesi risistemando le sue memorie. Mio padre era così preciso, si preparava e poi stop. Perché quando si gira, è lì che nasce il film. Gli ultimi dialoghi di Stalker sono stati scritti sul set…”

Un momento felliniano…. Andreij, visto che hai già presentato il film  in varie città europee, com’è stato accolto? Vi è interesse per un artista così intenso e  spirituale?

“Sì,  dalla mia esperienza di questi intensi giorni di presentazioni  incontri e dibattiti, posso dire che l’80% del pubblico era costituito da giovani e giovanissimi, interessati alla scoperta del cinema dei veri Maestri, avverto  inoltre una certa voglia di recuperare valori e pensieri che aiutino la riflessione sul nostro cammino, sul  rapporto col reale e con la spiritualità, sul senso della vita sul destino  del pianeta….e il suo pensiero è stato sempre molto coerente. Posso dirti che notevole successo ha riscosso  la proiezione del film a Mosca presso la Galleria Tretyakov, uno dei più importanti Musei della città, dove è avvenuta  in una sala non distante da quella ove, fra gli altri, sono esposte opere di Rubliev….Ad  Amsterdam, è stata allestita  invece una Mostra dedicata a mio padre,  che in tre mesi è stata visitata da 35 mila spettatori!”

La porterete anche a Firenze, integrandola anche altri materiali?

“L’idea è di allestire agli Uffizi una Mostra di un certo rilievo su Andreij Tarkosvkij. Se ne è già parlato con il Direttore Eike Schmidt. Il materiale su cui lavorare è ancora tanto, quello che si è visto nel film è solo una piccola parte della ricca eredità che ci ha lasciato.”

Andreij: tu hai curato varie mostre, un documentario e ora questo lungometraggio su tuo padre. L’eredità che ti ha lasciato immagino possa essere avvertita, per molti figli d’arte lo è stato, un pesante fardello da portare ( e liberarsene).  E’ anche il tuo caso?

No, nessun fardello. Anzi, è strato un modo per rivivere con lui, insieme a lui, momenti fondamentali  della sua vita personale di artista e regista, per il quale il cinema era tutto. Per me Andreij Tarkosvkij non è solo un padre, ma un Maestro con cui dialogare e confrontarsi sempre. Lavorare alla realizzazione di questo film mi ha dato perciò la grande emozione di incontrare di nuovo il grande artista, uomo e mentore, risalendo alle origini del suo pensiero. Una sorta di Amarcord familiare e professionale. Non ci saranno altri film del genere, ma dall’accoglienza  riservata a “Cinema Prayer’ traggo nuova spinta  per promuovere, come Fondazione Tarkovskij, la conoscenza del pensiero e delle opere di mio padre, uno dei Maestri del Cinema Internazionale”.

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