domenica, Maggio 26

TAP e TAV: le balle dei M5S vengono al pettine Penoso vedere i vari Di Maio, Lezzi & co. sbracciarsi, con la comica copertura di Giuseppe Conte, per difendere le balle raccontate in campagna elettorale

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Non è elegante dire ‘io l’avevo detto’, ne convengo, però, nel mio piccolo, io l’avevo detto. Cosa? Ma che alla fine i nodi sarebbero venuti al pettine: i nodi del TAP e del TAV e poi, a cascata, via via gli altri.
Parliamoci chiaro, potrei dirlo ai 5S ma non mi pare che ne abbiano gran che voglia, visto il modo in cui si scannano ora; chi ha visto laautoconferenzastampa’ della signora (incidentalmente Ministro) Barbara Lezzi se ne rende conto subito. Tutti sapevano perfettamente che il TAP (Trans Adriatic Pipeline) era inevitabile. Ma lo sapevano in particolare anche tutti i grillini, Grillo incluso, da quando in Parlamento, e loro c’erano o dormivano?, è stato portato (lo dice la sig.ra Lezzi in persona, perché non crederle?) il trattato internazionale sul TAP, come è ovvio, ratificato e trasformato in legge dello Stato. Per la precisione con Legge 19.12.2013 n. 153 e in vigore dal 21.4.2015, al momento in cui tutte le ratifiche sono state depositate a norma dell’articolo 14 del trattato stesso. Per dire, attenti: fino a quest’ultima data si poteva buttare tutto all’aria … ma non è stato fatto! Molto interessante il rapporto di OpenParlamento sul chi e sul come è stato votato, leggete bene qui.

Dunque, il fatto che i grillini -la signora Lezzi e Luigi Di Maio e non so chi altri-, abbiano, in campagna elettorale, sbraitato che mai avrebbero permesso il gasdotto è una semplice e banalissima balla. Erano membri del Parlamento che quella legge di autorizzazione alla ratifica ha votato e la relativa legge era entrata bellamente in vigore due anni prima. Quindi di tutto possono essere innocenti, ma non ‘non sapere’, sapevano.

Essere contrari al gasdotto è perfettamente legittimo, ma tra l’essere contrari e affermare che se ne impedirà la costruzione ci corre e ci corre tanto. In democrazia, mi dicono, e in uno Stato di diritto, mi dicono sempre, le leggi si fanno in un certo modo e una volta fatte, a maggioranza, quelle leggi sono le leggi di tutti e quindi vanno applicate da tutti: favorevoli e contrari … mica si può ricominciare ogni volta da capo … saremmo ancora Romolo e Remo: è la democrazia bellezze. E quindi, ciò vale anche per chi, dopo, si trovi al potere, almeno nei limiti in cui sia ancora possibile impedire la cosa non voluta: ma solo in quei limiti!
Ma non è certamente questo il caso. Siamo alle prese con un trattato internazionale, liberamente sottoscritto dall’Italia, in cui si decide di costruire il gasdotto; il tubo, insomma, non nasce da solo, ma si costruisce perché si è deciso di farlo e lo si costruisce in quel punto perché si è deciso, concordemente, di farlo lì.

È semplicemente penoso vedere i vari Di Maio & co. sbracciarsi, con la (premettetemelo: comica) copertura di Giuseppe Conte quale garante della conoscenza del diritto (sic!) per dire che non si può impedire, perché ormai è tutto fatto e tutto deciso. Cos’è un’altra manina? La legge è del 2013, questi signori erano in Parlamento e oggi, 2018, dicono, prima che lo bloccheranno senza meno (per prendere i voti) e poi che non possono bloccarlo, perché, misteriosamente, è tutto già fatto. Ma chi lo ha fatto se non voi, cari grillini e parlamentari vari? chi se non le autorità locali, Michele Emiliano in testa? Lo sapevamo tutti che c’era questa roba, abbiamo visto tutti gli olive espiantati (che se non ci si sbriga a ripiantare, poi muoiono): tutti abbiamo visto.
E questo, solo per toccare l’aspetto formale che culmina nella ridicola alzata di mani di Di Maio e Conte: non possiamo farci nulla, abbiamo le spalle al muro … tra poco chiameranno in causa la P2! O quasi, come la signora Lezzi che nella sua ‘autoconferenzastampa’ parla di limitazione della sovranità italiana. Ma siamo matti? Che vuol dire signora? che qualcuno ci ha imposto il tubo, magari l’UE o chissacchì? Signora, signori: quello è un trattato internazionale, firmato dall’Italia (liberamente, non risulta che i negoziatori italiani fossero minacciati con le armi o no?) e ratificato con tanto di firma di Giorgio Napolitano … non esattamente l’ultimo venuto, più Letta, Bonino e Zanonato.

In tutto questo bailamme folle, arrivano pure le metafore di Dibba dal Guatemala, o dove diavolo sia (non ci facciamo mancare nulla, noi!) … che, poi, secondo me è tranquillamente a Roma, e finge di essere in Guatemala, nel più puro stile di quelli che (lo ricordate?) affermavano (forse anche Grillo, chi lo può dire?) che sulla luna Armostrang e compagni non ci sono mai andati, stavano tranquilli a Houston a godersi il sole e ogni tanto recitavano una piccola sequenza! Sì, perché Dibba, tanto per chiarire cosa intende fare (attento Giggino, attento, vedi quante volte te lo ho detto!) racconta la seguente metafora … in perfetto stile Gesù bambino: se cerchi di mettere una rana nell’acqua bollente, quella scappa via subito (mah, se lo dice lui!) ma se la metti nell’acqua fredda e accendi il gas (magari quello in arrivo dall’Azerbaigian … sapete con questa gente non si può mai sapere quanti sottintesi ci sono in quello che dicono e fanno) l’acqua si scalda un po’ alla volta e la rana resta bollita (ri-mah … se lo dice lui!), meno male che è una rana, se fosse una aragosta cotta a fuoco lento verrebbe una schifezza! Il senso è, sostengono gli analisti del Dibba pensiero, che i grillini stanno cuocendo a fuoco lento e che quindi si deve uscire dalla … pentola. Come? facendo saltare il Governo? Ma a parte tutti gli altri rischi e inconvenienti (per i grillini, sempre, non per noi italiani che avremmo solo da goderne) avete visto la faccia di serafico godimento di Salvini? Fanno cadere il Governo, eh, ben venga lui ha l’altro forno già acceso e là mica ci mettono le rane!

Ma signori miei, non sarebbe meglio, più onesto, più leale dire semplicemente la verità? umana e politica. Un Governo, legittimato da una vittoria elettorale perfettamente legittima (benché perniciosa) non può -non accade in nessun Paese civile- rovesciare e cancellare tutto ciò che hanno fatto per decenni i governi precedenti. Il TAP è stato deciso legittimamente, e nell’interesse o presunto interesse degli italiani, per differenziare le fonti di rifornimento, e allora, onestamente diciamo: è stupido non farlo, sarebbe follia. Cerchiamo di limitare i danni, ma si sono spesi barche di quattrini, abbiamo stipulato trattati, contratti, ecc., che facciamo? buttiamo tutto all’aria? e, secondo voi, gli altri stanno a guardare?

Badate, questa è esattamente la stessa identica logica che si riproporrà tra qualche settimana (o anche prima, considerato l’Ordine del giorno M5S approvato ieri dal Consiglio Comunale di Torino che chiede la sospensione dell’opera in attesa dei risultati dell’analisi costi/benefici, approvato nella totale sordità verso tutte le voci che all’esterno cercavano di spiegarne la ‘bestemia’, dalle imprese ai sindacati) per la TAV (la Nuova Linea Torino–Lione -NLTL). Come si può ragionevolmente pensare di buttare tutto all’aria? per di più con un buco mezzo fatto, contratti stipulati, ma, specialmente, leggi e trattati sottoscritti e promulgati? vedasi Legge 23 aprile 2014, n. 71.

Coraggio Di Maio, coraggio Grillo, coraggio Casaleggio & co., coraggio Dibba, fate uno sforzo di realismo e di senso dello Stato, tenete conto degli interessi generali non solo dello Stato ma anche (lo so a Dibba viene il sangue acido solo a sentirlo) dell’Europa, insomma di un sacco di gente e smettete questa sceneggiata maldestra.
Voi siete i rappresentanti del popolo, di tutto il popolo, provate a non dimenticarlo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.