giovedì, Novembre 14

Tanzania: virata verso l’intolleranza Amnesty International e Human Right Watch accusano il Presidente Magufuli di aver attentato alle libertà fondamentali. In vista del voto del 2020 il clima si sta deteriorando, Magufuli e il partito di governo si preparerebbero a elezioni non libere

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Due rapporti redatti da Amnesty International (‘The price we pay: Targeted for dissent by the Tanzanian State’) Human Right Watch (‘As long as I am quiet, I am safe: Threats to Independent Media and Civil Society in Tanzania’)accusano il Presidente della Tanzania, John Magufuli, di aver attentato alle libertà fondamentali che erano state le basi della democrazia e della stabilità nel Paese dopo l’Indipendenza dall’Impero Britannico. Secondo le due associazioni in difesa dei diritti umani, il Governo di Dodoma sta imponendo una pericolosa regressione socialemoralepolitica ed economica attraverso leggi draconiane volte a controllare la vita, il modo di pensare e il futuro dei cittadini. Il Presidente Magufuli è stato accusato di autoritarismo. Amnesty International e Human Right Watch hanno inoltre denunciato il tentativo di ritornare al sistema monopartitico, attraverso la persecuzione, le intimidazioni, e minacce e gli arresti arbitrari di giornalisti e oppositori. A questo obiettivo sarebbero orientate le varie leggi e azioni repressive rivolte contro i media, i partiti politici e la società civile.

Secondo le due associazione in difesa dei diritti umani, gli assalti ripetuti del Governo contro la libertà di espressione sono inediti in Tanzania, la quale ha goduto di un politica di stabilità democratica e di tolleranza. «Il Presidente Magufuli sta affossando la Tanzania. Non abbiamo mai visto un livello di persecuzione e intimidazione tale,  le arbitrarie chiusure di vari media a causa di loro articoli o reportage non conformi alla propaganda del Governo», afferma Roland Ebole, ricercatore di Amnesty International.

Basti ricordare l’arresto di due giornalisti che stavano conducendo una diretta sull’operato del Governo in termini di libertà di espressione e salvaguardia dei diritti civili. Altra vittima di Magufuli è stato il giornalista d’inchiesta Erick Kabendera, arrestato per dubbi sulla sua nazionalità e successivamente accusato di sedizione. Una volta che ci si è resi conto che l’accusa non era dimostrabile la si è fatta cadere, sostituendola con l’accusa di non precisati crimini economici. Un altro giornalista, Azory Gwanda, è stato prelevato da ignoti scomparendo nel 2017. Non miglior sorte è toccata a Mdule Nyagali, un giornalista impegnato a criticare l’Amministrazione Magufuli. È stato prelevato da ignoti lo scorso maggio. Qualche giorno più tardi è stato ritrovato a 70 km dal suo domicilio. Le ferite riscontrate sul suo corpo indicavano l’uso della tortura.

John Magufuli, che il 29 ottobre ha compiuto 60 anni, è stato designato nel 2015 dal partito al potere, il Chama Cha Mapinduzi (CCM – Partito della Rivoluzione), a succedere al Presidente moderato Jakaya Kikwete. Come nel caso del African National Congress in Sudafrica, anche in Tanzania la Presidenza si decide all’interno del partito al potere, il CCM.
Chi 
viene designato come candidato dal partito è sicuro di ottenere la vittoria, grazie al forte appoggio popolare del quale il CCM gode ancora. Assieme a Julius Nyarere (Primo Presidente), il CCM è considerato l’artefice della indipendenza e della moderna Tanzania. Le elezioni sono state assai controverse.
La vittoria 
di Magufuli sembra essere stata garantita da pesanti frodi elettorali, sintomo che il supporto popolare attribuito d’ufficio al CCM sta, in realtà, calando.
In Zanzibar -regione semi-autonoma- le elezioni sono state addirittura annullatein quanto aveva vinto un leader dell’opposizione. Nonostante le proteste dei zanzibarini le elezioni amministrative non si sono mai svolte, lasciando a governare l’isola da un’amministrazione CCMa cui la popolazione ha votato contro. Questo inaudito atto politico ha esasperato e aggravato le tensioni all’interno della Federazione della Tanzaniaoffrendo argomenti ai fautori dell’indipendenza di Zanzibar rispetto al Tankanika.

Proclamato Presidente nell’ottobre 2015, Magufuli si è subito presentato come un grande riformatore e ‘uomo del popolo’.
Nei 
primi anni del suo mandato ha lanciato una grande campagna contro la corruzione che sta avendo risultati positivi. Si è inoltre avvicinato al Rwanda, storico Paese rivale della Tanzania. Dal secondo semestre del 2016 Magufuli ha intrapreso una politica di intolleranza nei confronti di mediasocietà civile e partiti d’opposizione, con il chiaro obiettivo di controbilanciare la perdita di supporto popolare con il ritorno al monopartitismo, garantendo, così, al CCM di restare al potere anche contro la volontà popolare.

Il progetto del ritorno al partito unico ha prodotto degli effetti collaterali, tra i quali, l’intolleranza politica e un allineamento ideologico di convenienza notata tra gli impiegati statali e l’Amministrazione Pubblica. Magufuli è ideatore anche di varie campagne moralizzatrici che tendono a voler gestire la sfera sessuale dei cittadini, tentando di imporre ‘comportamenti sessuali’ considerati giusti e puritani. Magufuli ha incoraggiato violente opposizioni verso le minoranze sessuali arrivando a dare il nulla osta al Governatore della capitale economica Dar Es Salam di indire una vera e propria caccia al gay per ripulire Dar dalla ‘feccia’.

Sul piano economico, Magufuli sta rafforzando il controllo dello Stato sull’economia, tipico del socialismo agreste di Nyarere. Un trend che sta andando contro corrente rispetto il processo di integrazione dell’Africa Orientale (East African Community), basato sul libero mercato. I settori commerciali e produttivi tanzaniani risultano non competitivi rispetto ai concorrenti di Rwanda, Uganda, Kenya. Di conseguenza Magufuli ha imposto leggi nazionalistiche per proteggerli dal colonialismo economicoIl Presidente ha poi lanciato una costosissima campagna di realizzazione di opere pubbliche, spesso faraoniche, per rafforzare l’apparato industriale e il commercio. Queste opere hanno drasticamente aumentato il debito esterosoprattutto con la Cina. Vari esperti regionali nutrono seri dubbi sulla necessità di alcune di queste infrastrutture e sulla loro sostenibilità.

In politica estera Magufuli continua lo storico legame razziale tra bantu e hutuappoggiando il regime dittatoriale di Pierre Nkurunziza, in Burundi, nonostante le aperture economiche e politiche al Rwanda. La Tanzania, assieme all’Uganda rappresenta un serio ostacolo per la rimozione del sanguinario regime burundese. Negli anni novanta la Tanzania aveva dato rifugio e sostenuto i ribelli HutuPower del FDD (Forze di Difesa Democratiche), guidati da Nkurunziza durante la guerra civile prima contro il Governo hutu del Presidente Sylvestre Ntibantunganya e successivamente contro il Governo tutsi del Presidente Pierre Buyoya.

Continua anche l’appoggio al gruppo terroristico ruandese FDLR, autore del genocidio del 1994. Varie regioni confinanti con il Burundi sono diventati centri per il riciclaggio di oro e altri minerali preziosi del Congo contrabbandati dalle FDLR. In varie città come Iringa o Njombe si possono notare ‘rappresentanti’ hutu ruandesi che curano le transazioni commerciali dei minerali congolesi attraverso la mediazione di antiche famiglie arabe residenti in Tanzania da generazioni che hanno forti contatti con le Monarchie del Golfo e con Dubai in particolare. Molti di questi ‘rappresentanti’ sono ricercati dalla giustizia ruandese per i loro rapporti con il gruppo terroristico FDLR. La Tanzania ha sempre supportato il regime razziale HutuPower ruandese di Juvenal Habyarimana. Ha dato asilo e protetto molti criminali HutuPower accusati di aver ideato e organizzato il genocidio.

Nel 2020 si terranno le elezioni presidenziali e amministrative. Anche se non ancora ufficializzato, Magufuli ha ottime possibilità di essere presentato come il candidato del CCM per un nuovo mandato presidenziale.
Per assicurarsi la vittoria il 
Governo ha iniziato una nuova campagna repressiva contro i media indipendenti e i partiti di opposizione. Magufuli ha inoltre rafforzato il controllo del territorio da parte dei servizi segreti. La gente non si esprime più liberamente a causa delle infiltrazioni a tappeto degli agenti segreti, che in qualsiasi luogo pubblicano ascoltano e riportano le conversazioni dei cittadini. Vari i casi di visite ‘di cortesia’ fatte da agenti segreti a cittadini che avevano espresso critiche al Governo o simpatie per l’opposizione durante conversazioni fatte al bar, pub, mercati, ristoranti. «Il clima si sta rapidamente deteriorandoMagufuli di fatto sta creando le condizioni favorevoli per delle elezioni non libere e non trasparenti», ha sottolineato Oryem Nyeko, ricercatore di Human Right Watch.

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