giovedì, Ottobre 29

Tanzania: Magufuli, il piccolo Nkurunziza Magufuli ha intrapreso una strada che sta conducendo il Paese verso il totalitarismo con gravi conseguenze per i diritti umani, la società e l’economia

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John Pombe Magufuli, Presidente della Tanzania dal 5 novembre 2015, è impegnato in una campagna elettorale assai particolare. Le elezioni presidenziali si terranno il prossimo 28 ottobre e Magufuli si è candidato nella speranza di ottenere un secondo mandato. «Il governo della Tanzania evidenzia il chiaro intento di soffocare il dissenso prima delle urne. Le autorità hanno represso i diritti alla libertà di espressione e di riunione politica. Hanno costruito un formidabile arsenale di leggi tese a soffocare ogni forma di dissenso prima delle elezioni», questa è la cruda denuncia fatta da Amnesty International a seguito di un’accurata inchiesta sotto la responsabilità di Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l’Africa orientale e meridionale.

Negli ultimi mesi, le forze di sicurezza hanno arrestato candidati dell’opposizione con accuse false, privandoli del loro diritto alla libertà di riunione, associazione e movimento. I politici dell’opposizione sono stati arrestati per aver tenuto o partecipato a riunioni, vari media sospesi e banditi, l’attivismo online criminalizzato e le ONG soffocate con regolamenti infiniti.

All’inizio di questo mese, le autorità hanno sospeso per sette giorni la campagna elettorale del principale candidato dell’opposizione Tundu Lissu per accuse di incitamento alla violenza prima del voto. La Commissione Elettorale Nazionale ha affermato che la decisione è stata presa dal suo comitato etico dopo aver ricevuto due denunce dal partito al governo e da un altro partito sulla fraseologia politica che Lissu aveva usato durante la campagna elettorale. Lissu ha affermato che il divieto è “inaccettabile”, definendo la decisione “un’altra prova di una commissione elettorale screditata e di un sistema elettorale compromesso”.

Tundu Antiphas Mughwai Lissu, leader del principale partito di opposizione Chadema –  Chama cha Demokrasia na Maendeleo (Partito per la Democrazia e il Progresso) il 7 settembre 2017, durante una pausa della sessione parlamentare mentre era nella sua auto, è stato colpito da 16 pallottole e gravemente ferito da sconosciuti nel parcheggio della sua residenza parlamentare nell’Area D, della capitale tanzaniana Dodoma. Tundu Lissu ricevette cure di emergenza per alcune ore al Dodoma General Hospital prima, per paura della sua sicurezza, di essere trasportato in aereo all’Aga Khan Hospital di Nairobi, in Kenya e successivamente trasferito presso l’ospedale universitatio di Leuven a Gasthuisberg, Belgio dove, ha subito diciannove (19) operazioni. Le indagini sull’attentato sono state di fatto archiviate da una “mano misteriosa”, forse perché tutti gli indizi convergevano sul Presidente Magufuli. Avrebbe usato dei killers di professione, forse dei ruandesi appartenenti al gruppo terroristico FDLR di cui il partito al potere CCM Chama ChaMapinduzi (Partito della Rivoluzione, fondato da Nyarere) mantiene ottime relazioni politiche e di affari dal 2001.

A giugno, nove politici dell’opposizione sono stati arrestati per presunta tenuta di un’assemblea illegale. Lo stesso mese è stata revocata la licenza di esercizio del quotidiano di opposizione Tanzania Daima, accusato di aver violato le leggi contro la diffusione di informazioni false. “Il presidente Magufuli deve invertire con urgenza il declino delle libertà politiche e civili in Tanzania e garantire che i difensori dei diritti umani, gli attivisti e le organizzazioni della società civile possano svolgere il loro lavoro liberamente e indipendentemente senza alcun timore di rappresaglie”, ha affermato Amnesty International.

Durante il primo mandato presidenziale, Magufuli ha seriamente deteriorato lo Stato di diritto e le libertà civili del Paese africano con maggior pratica di democrazia assieme al Ghana e al Senegal. Oltre agli attacchi diretti ai leader dell’opposizione e della Società Civile, Magufuli non ha risparmiato le minoranze sessuali (con particolare accanimento contro gay e lesbiche) e rifugiati burundesi accusati di non sostenere il regime di terrore HutuPower del CNDD dei Generale Neva e Bunyoni.

Definito ‘Il mio Papà’ dal dittatore di quart’ordine Evariste Ndayishimiye durante una sua recente visita in Tanzania, Magufuli ha intrapreso una strada che sta conducendo il Paese verso il totalitarismo con gravi conseguenze per i diritti umani, la società e l’economia. Se si analizzano le tattiche repressive si può concludere che essere siano state copiate da quelle usate dal regime burundese. Addolcite nella brutalità e violenza in quanto, rispetto al Burundi, in Tanzania vige ancora una magistratura indipendente e l’obbligo di rispettare le regole democratiche. Secondo fonti diplomatiche, Magufuli sarà rieletto grazie ad un zoccolo duro di sostenitori (circa il 40% degli aventi diritto al voto) e grazie alla repressione che di fatto impedisce ai partiti di opposizione di svolgere una regolare campagna elettorale e obbliga i media a sottostare ad un severo regime di censura informativa.

La Tanzania, famosa per il socialismo panafricano di Julius Nyarere e per il rispetto della democrazia, sta diventando, a causa di Magufuli, un Paese reazionario e dittatoriale che si inserisce nell’Africa Orientale nell’ ‘asse del male’: Burundi, Tanzania, Uganda.

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