sabato, Maggio 25

Tanzania: Banca Mondiale e profughi, l’inaccettabile proposta Il governo tanzaniano ha rifiutato la proposta con sdegno. Il presidente John Magufuli ha richiesto ai donor occidentali di non essere arroganti e di non venir a meno ai debiti morali nei confronti dei rifugiati.

0

La Tanzania è un paese ospitante rifugiati dal 1959. Prima sudafricani e rodesiani poi ruandesi, burundesi e congolesi. Attualmente in Tanzania vi sono 350.000 profughi, per la maggior parte burundesi. Fin dai tempi del presidente Julious Nyerere si è tentato di inserire i rifugiati nel tessuto sociale ospitante, offrendo loro in usufrutto un piccolo appezzamento di terra fertile per garantire l’ autosufficienza alimentare. Programma ripreso e migliorato dall’Uganda. Altri rifugiati, più semplicemente vengono naturalizzati tanzaniani, ricevendo una carta d’identità nazionale.

Non trattandosi di profughi che possono far aumentare i flussi migratori Africa Europa (troppo poveri per pagare il costo del viaggio fino a Lampedusa)  dal 2015 la Unione Europea ha sensibilmente tagliato i fondi destinati nell’assistenza umanitaria. Nella sola regione dei Grandi Laghi 3 milioni di profughi non ricevano alcun tipo di assistenza in Congo, Ruanda e Sud Sudan.

In Tanzania gli aiuti occidentali giunti rappresentano solo il 40% di quelli necessari. Questo crea un peso finanziario non previsto dal governo e problemi di sicurezza nazionale. I rifugiati non più assistiti possono ribellarsi o essere facilmente arruolati nelle milizie regionali.

La possibilità che i campi profughi in Tanzania diventino luogo di reclutamento, come avviene nei campi profughi burundesi in Ruanda, è ben conosciuta dal governo in quanto nel passato ha incoraggiato il reclutamento ed ospitato almeno due guerriglie.

Durante la dittatura di Idi Amin Dada in Uganda il CCM ha ospitato nel suo territorio guerriglieri fedeli al primo presidente Milton Obote spodestato da Idi Amin e guerriglieri della prima formazione ribelle di Museveni. Dopo la caduta di Idi Amin le due fazioni guerrigliere si combatteranno tra di loro per il potere. Nel 1986 Museveni emergerà come vincitore.

Tra il 1993 e il 2004 la Tanzania ha ospitato i miliziani HutuPower del FDD,  braccio armato dell’attuale partito al potere CNDD di cui una settimana fa il pazzo dittatore burundese si è autoproclamato Guida Suprema Eterna, forse nel tentativo di emulare la dinastia Sung in Corea del Nord.

Per risolvere il deficit in aiuti umanitari creato anche dalle interferenze geo politiche dell’Occidente il governo di Dodoma la scorsa settimana si è visto proporre dalla Banca Mondiale un prestito di 100 milioni di dollari per assistere i rifugiati.

È la prima volta che la Banca Mondiale avanza una simile proposta. Aumentare il debito estero e diminuire la sovranità nazionale per aver in prestito denaro non destinato allo sviluppo ma ad assistere rifugiati di Paesi dove terribili conflitti sono scoppiati anche per responsabilità europee ed americane.

Il governo tanzaniano ha rifiutato la proposta con sdegno. Il presidente John Magufuli ha richiesto ai donor occidentali di non essere arroganti e di non venir a meno ai debiti morali nei confronti dei rifugiati.

A seguito di un offensivo silenzio da parte dei partner occidentali la Tanzania ha deciso il ritiro dal accordo quadro per l’assistenza ai rifugiati.  Un primo passo che va nella direzione di un disimpegno totale del governo di Dodoma verso i profughi e a future probabili deportazioni di massa.

Questa politica avrà un impatto negativo sulla già precaria situazione nel vicino Burundi. Il ritorno forzato dei profughi dalla Tanzania rafforzerà la propaganda del regime di Nkurunziza e farà aumentare i conflitti terrieri tra i profughi ritornati e i nuovi occupanti delle loro terre. I conflitti terrieri sono un ottimo terreno per la propaganda HutuPower aumentando i rischi di genocidio.

Magufuli sembra non interessarsi delle sorti dei rifugiati burundesi o delle conseguenze a livello regionale. I profughi sono diventati un peso economico e urge sbarazzarsi di loro a meno che l’Occidente non ripristini i fondi richiesti. Magufuli intende infliggere una giusta lezione alla Europa ma nella fase storica più sbagliata.

Il secondo elemento da prendere in considerazione è la storica alleanza tra il partito bantu tanzaniano CCM e le forze HutuPower ruandesi e burundesi.  Un’ alleanza messa ora in discussione dal presidente Magufuli con la sempre più evidente cooperazione con il Ruanda. Nella sua opera di convincimento dei quadri del partito-governo di recidere i legami con il CNDD-FDD, Magufuli deve tener conto della appartenenza tribale, essendo lui un hutu burundese naturalizzato tanzaniano.

L’assistenza a centinaia di miglia di profughi di guerre è un obbligo civile internazionale anche se questi disperati non riusciranno mai a raggiungere le coste europee.

Secondo Alexander Betts, professore di migrazioni forzate e affari interni presso l’università di Oxford: «occorre un nuovo approccio per assistere i rifugiati che si basi più sulla diplomazia umanitaria,  prevenzione dei conflitti e buona conoscenza degli interessi regionali e locali».

Doveroso aggiungere che i Paesi che sparlano di Pan Africanismo devono dimostrare anche la loro capacità a mettere in pratica gli ideali della nobile dottrina continuando ad assistere i propri fratelli profughi anche senza finanziamenti occidentali.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore