giovedì, Ottobre 1

Taiwan: PIL rivisto al ribasso field_506ffb1d3dbe2

0

taiwan_shiling_market

Taiwan non immaginava di arrivare all’appuntamento economico in queste condizioni. Le stime fatte in precedenza –cioè un anno fa- davano un’economia nazionale tutto sommato stabile ed un PIL in aumento del 4 per cento ed anche qualcosina in più. Il Consiglio per la Pianificazione Economica e lo Sviluppo aveva rassicurato con una certa pomposità che ci sarebbe stato un 2013 prosperoso. Il Gabinetto presso la Direzione Generale del Bilancio, Conteggi e Statistiche ha dovuto di recente correggere il tasso di crescita economica di Taiwan al ribasso portandolo all’1.74 per cento su base annua per un 2013 che si è quindi rivelato molto più dimesso delle previsioni altisonanti degli osservatori di cose d’economia interne. Secondo il Gabinetto presso la Direzione Generale del Bilancio, Conteggi e Statistiche il motivo principale per la contrazione dell’economia nazionale è da rintracciarsi nell’indebolimento del settore delle esportazioni, poiché è proprio il settore che ha mostrato una flessione più negativa del previsto, da tutto ciò deriva l’abbassamento del tasso di crescita nazionale. Sempre secondo gli esperti del settore, però, questo dato contraddice l’andamento delle esportazioni a livello mondiale che, invece, nel mese di Novembre è generalmente cresciuto.

Infatti, l’Istituto per il Management degli Approvvigionamenti degli Stati Uniti ha confermato la crescita dell’Indice di Gestione degli Acquisti, un indicatore del settore manifatturiero, nel corso del mese di novembre. Il risultato si è attestato su un valore finale di 5.3, il più alto cui si è assistito fin dal lontano aprile 2011. L’Indice degli Ordini d’Esportazione ha anch’esso raggiunto il suo punto più alto negli ultimi due anni e mezzo. La domanda di alto livello innalzatosi da parte di Europa, Giappone e Cina ha guidato questa attuale fase di crescita secondo l’Istituto per il Management degli Approvvigionamenti. Esattamente questo è l’oggetto delle riflessioni e delle analisi dei pianificatori economici e finanziari di Taiwan: poiché le esportazioni sono sempre state il cuore delle attività economiche nazionali contribuendo per un controvalore valutabile intorno al 60 per cento sull’intero ammontare del Prodotto Interno Nazionale e vista la concomitante ascesa delle esportazioni nella media mondiale, ci si chiede come mai Taiwan abbia registrato una contrazione nelle esportazioni e conseguentemente sul PIL complessivo.

Agli esperti economici taiwanesi appare abbastanza chiaro che le Nazioni che mostrano generalmente una crescita delle proprie esportazioni hanno concentrato la propria attenzione sulla crescita dei propri settori merceologici specifici, ciò lascia intendere a Taiwan che da oggi in poi avrà dei competitors molto più concentrati e focalizzati sul risultato rispetto a fasi storiche precedenti, detto in soldoni, la competizione per Taiwan s’è fatta molto più dura nel fronteggiare i vari Marchi operativi sulle piazze internazionali. Studiosi appartenenti a vari istituti di ricerca sottolineano che la competitività delle società taiwanesi, in realtà, ha vissuto un declino costante, carsico e continuo nel corso degli anni. I punti di forza principali dell’economia e delle esportazioni di Taiwan son sempre stati il settore dell’industria ottica ed il campo dell’Information Technology che oggi lascia intendere d’avere un bisogno sfrenato di ricerca e innovazione, un segmento nel quale Taiwan ha tralasciato d’agire con tutti gli effetti cui si sta assistendo ora.

Tanto per dare un esempio sullo stato delle cose, basti citare quanto confermato dal l’Istituto per il Management degli Approvvigionamenti dove si dice che la Apple ha deciso di tagliare tutti i contratti in essere e mantenere solo il contratto di acquisto di semplici parti e componenti da Taiwan da assemblare e montare sui propri iPhone. Di conseguenza, Taiwan ha ora solo un contratto di pura e semplice manifattura con la Apple. In contemporanea, si assiste ad un lento ma progressivo declino di acquisto di prodotti da parte della Cina, il principale bacino di ricezione dei manufatti taiwanesi, un declino che si è fatto ancor più rapido negli ultimi due anni. In Cina, i leaders della pianificazione economica stanno riconvertendo le strutture produttive interne nella direzione dell’affrancarsi quanto più possibile dalle importazioni in modo da implementare la rete produttiva interna. Ovviamente, tutto questo a Taiwan fa presupporre agli economisti ed ai funzionari ministeriali preposti che la contrazione delle importazioni di prodotti taiwanesi in Cina continuerà sempre più a ridursi.

Si è arrivati al punto che è stato doveroso introdurre un raffreddamento delle proposte d’acquisto nel mercato degli smartphone così che le Società e le Industrie di riferimento nel settore hanno sospeso i piani di lancio di una serie di prodotti, facendo slittare tutto al prossimo Capodanno Cinese, saltando letteralmente il periodo normalmente tanto proficuo delle festività natalizie, quando lo shopping diventa maggiormente compulsivo anche a Taiwan. Ora, un po’ dappertutto, dai media tradizionali ai social network, il Consiglio per la Pianificazione Economica e lo Sviluppo ed il Ministro per gli Affari Ecomici sono nel mirino delle critiche velenose, in quanto non sono stati capaci di consentire al PIL di Taiwan di raggiungere il 2 per cento minimo previsto di crescita del PIL per quest’anno.

In verità, le responsabilità non andrebbero fatte ricadere sulle spalle di queste due sole entità, in quanto si tratta di un processo più complesso ed esteso di quanto vorrebbero immaginare i social network o i media che solitamente hanno bisogno di capri espiatori quando le cose non vanno bene. Questo, però, non vuol dire che Taiwan non abbia bisogno di una sincera e brusca sterzata nella direzione della ripresa economica, della quale quel paese ha sempre più bisogno, visti i recenti risultati e l’andamento economico più recente. Ora tutte le parti in casa, sia di collocazione governativa sia nel tessuto sociale e nelle organizzazioni vicine all’imprenditoria ed al mondo del lavoro dovranno dialogare approfonditamente alla ricerca di soluzioni adatte e rapide per questo così scuro frangente storico locale e mondiale.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore