lunedì, Gennaio 27

Taglio dei parlamentari: diritto … di referendum? silenziato La battaglia radicale per il diritto di conoscere … «clima di ricercato disinteresse dell’opinione pubblica, di elusione di ogni proposta di confronto e discussione». L’appello al Presidente Mattarella di Turco e Testa, nel Paese della guerra alle nocciole turche

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Il segno dei tempi che ci tocca vivere è dato da un episodio, più che odioso, di cecità burocratica e di miope stupidità: un uomo uccide l’ex moglie, ferisce gravemente il presunto amante, infine si suicida. L’INPS pensa bene di chiedere 120 mila euro alle figlie. Lo zio delle due ragazze è costretto a rivolgersi al Quirinale, giustamente parla di una «vicenda legale umanamente orribile». Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiama il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Solo dopo che la cosa diventa ‘notizia’, l’INPS comunica che la richiesta avanzata è un atto dovuto, ma non avrà seguito: «La lettera con la richiesta di risarcimento è un atto dovuto, ma l’INPS ha già contattato i familiari avvisandoli che non ci sarà alcun atto esecutivo».

Atto dovuto’. A chi? Perché? Pensate: si apprende che anche il Governo segue da vicino il caso. Il Ministero del Lavoro diffonde una nota: i ministri Elena Bonetti e Nunzia Catalfo, hanno avuto un colloquio dal quale è nata l’intenzione di convocare un tavolo tecnico.
Un ‘tavolo tecnico’. Non solo: nei prossimi giorni i due ministri, insieme a Roberto Gualtieri, incontreranno il Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, «per trovare una soluzione che tuteli tutte le persone coinvolte nella vicenda, a cui lo Stato è umanamente vicino».

Provate a rileggere: una richiesta di sesquipedale idiozia richiede l’interesse del capo dello Stato; si muove il Governo; tre ministri approntano niente meno che ‘un tavolo tecnico’. Si apprende che l’atto è dovuto; ma nei prossimi giorni ci sarà una sorta di vertice per ‘trovare una soluzione…’.
E’ chiaro che un Paesegovernatoin questo modo ha poche speranze.

E’ un Paese che può concepire che alla presidenza della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario possa candidarsi il pentastellato senatore Elio Lannutti; che può vantare ottime referenze: nel febbraio di quest’anno, attraverso i suoi canali social si è fatto latore di un incredibile messaggio: «Il Gruppo dei Savi di Sion e Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il Sistema Bancario Internazionale, portò alla creazione di un manifesto:I Protocolli dei Savi di Sion». Il tweet sui protocolli, poi cancellato, recava anche il link di un sito antisemita. Allora Luigi Di Maio prese le distanze: «Come capo politico del M5S prendo le distanze, e con me tutto il Movimento, dalle considerazioni del senatore Elio Lannutti».
Questo a febbraio. E ora candidato alla presidenza della commissione? Presidente un signore che per correre ai ripari, mette una toppa peggiore del buco? «Poiché non avevo alcuna volontà di offendere alcuno, tantomeno le comunità ebraiche od altri, mi scuso se il link ha urtato la sensibilità. Condividere un link non significa condividere i contenuti, da cui comunque prendo le distanze. Ci tengo a sottolineare che non sono, né sarò mai antisemita».

Un Paese dove diventa oggetto di dibattito politico, avvenimento di rilevante pregnanza, ladichiarazione di guerradi un ex Ministro dell’Interno nei confronti di una crema al cacao; il leader della Lega Matteo Salvini annuncia urbi et orbi che non ama più la Nutella e darà seguito a un suo personalissimo boicottaggio: ha scoperto che le nocciole sono turche. Per lui solo prodotti italiani. Un boicottaggio durato appena qualche ora; Salvini ha prontamente fatto marcia indietro, rendendosi forse conto che la cosa non è granché popolare, e che mezzo mondo è scoppiato a ridere. Resta il lancinante interrogativo: sorseggiare un liquido a base di cubano rum bianco, come il Mojito si può; la crema a base di nocciole turche no?
La cruciale questione è stata per qualche ora affrontata da saporite cronache giornalistiche, da pensosi commenti, dibattuti serrati in radio e TV…

Questioni serie, di qualche incidenza su questioni destinate a pesare negli anni che ci attendono? Nulla.
Si prenda, per esempio, la questione del cosiddetto taglio dei parlamentari: una riduzioneorizzontaledi deputati e di senatori; all’insegna del: ‘così si risparmia’. La democrazia, il Parlamento, le istituzioni spacciate come un qualcosa di mercantile: quanto costano, quanto si può risparmiare… I dittatori, quelli che aboliscono elezioni, parlamenti, articolazioni e istituzioni di partecipazione e democrazia, da questo punto di vista sono dei benemeriti. Campioni e modello del risparmio. Deleghiamo pure tutto a un ipotetico clic su una piattaforma privata come la casaleggiante Rousseau… Si obietta: i parlamentari sono tanti, sono troppi, lavorano poco, lavorano male. Forse. Ma se da novecento diventano seicento, chi e cosa garantisce che lavoreranno di più, e meglio? Cosa si è approntato e si intende approntare perché svolgano effettivamente il lavoro per cui sono stati eletti? Il Parlamento è da decenni un mero ‘votificio’ di provvedimenti adottati ed elaborati altrove. La sua centralità non si recupera di certo riducendo il numero dei suoi componenti. Al contrario, si rafforzano le oligarchie, i centri di potere esterno, irresponsabili (in senso tecnico, e spesso, nel comune significato che viene dato a questo termine). Occorrerà disegnare nuove e più vaste circoscrizioni, e al tempo stesso assicurare almeno la identica soglia di rappresentanza delle attuali. Qualcuno offre ipotesi in questo senso?

Si è appena fatto cenno a una questione vastissima, con implicazioni politiche e di ingegneria istituzionale tutta da inventare. Occorrerebbe, per questa, e per le altre riforme che si vogliono imporre, un vasto dibattito, un confronto alla luce del sole: simile, per intenderci, a quello dei Padri costituenti, quando seppero elaborare la Costituzione: ricca di contenuti pregnanti e soprattutto scritta in un italiano comprensibile anche a chi ha conseguito la licenza elementare (è per questo che hanno questa fregola di cambiarla?).
La questione è seria; e proprio perché tale, non se ne parla, non se ne discute, non c’è confronto. Viene meno, ancora una volta, il diritto di conoscere; il dovere di far conoscere. E’ quanto chiedono Maurizio Turco e Irene Testa, segretario e tesoriere del Partito Radicale, in una lettera aperta al Presidente Mattarella.
«Signor Presidente, il prossimo 12 gennaio scadrà il termine utile per poter convocare i cittadini a esprimere la propria opinione sull’ultima riforma costituzionale votata dalle Camere, ovvero il taglio del numero dei Parlamentari che saranno eletti a partire dalle prossime elezioni; in altre parole, sul taglio lineare della propria rappresentanza democratica in Parlamento. Il Partito Radicale ha depositato presso la Corte di Cassazione un quesito referendario sul tema ed entro tale data, fra meno di due mesi dunque, dinanzi alle insormontabili difficoltà date dalla sua scelta fondamentale di non prendere parte ad alcun banchetto di spartizione partitocratica, dovrà quindi cercare di raccogliere le 500 mila firme richieste perché questo referendum possa essere indetto, mentre pochi altri esploratori sono impegnati nel perseguire le altre vie previste dalla Carta per la convocazione di un referendum costituzionale: la richiesta da parte di cinque Regioni o da parte di un quinto dei Parlamentari in carica. Il taglio della rappresentanza parlamentare determinerà presumibilmente i suoi effetti più sensibili proprio nei territori con minore popolazione, che già finora hanno potuto portare un numero proporzionalmente minore di propri rappresentanti alle Camere, e vedranno, quindi, dalle prossime elezioni, contrarsi ancora di più la possibilità di esprimere una composizione adeguatamente rappresentativa e pluralistica di eletti nel proprio territorio…Nessuno lo sa, nessuno ne parla e nessuno deve saperlo o interessarsene. Non è mai accaduto prima d’ora nella storia della Repubblica che una riforma costituzionale sia stata portata avanti in un simile clima di ricercato disinteresse dell’opinione pubblica, di elusione di ogni proposta di confronto e discussione, infine senza che si rendano agevoli le condizioni per convocare un referendum confermativo. Eppure, ciò di cui parliamo riguarda i principi costituzionali stessi, esposti ora al rischio di un potenziale depauperamento delle condizioni e della vita democratica del Paese, senza che il cittadino, al di là di come la pensi, possa esserne messo a conoscenza. Signor Presidente, nelle funzioni di sommo garante della Costituzione che esercita, le chiediamo di intervenire con estrema urgenza, per ripristinare il diritto sottratto ai cittadini della Repubblica ad essere informati».
Chi scrive conosce abbastanza bene i radicali.
Su questioni cruciali come il diritto ad essere informati, il dovere di informare, spesso hanno dovuto intraprendere iniziative nonviolente gravose come lunghi digiuni. Una volta solo una volta! non è il caso di agire e intervenire prima?

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