Navigazione: Referendum per l’Indipendenza Catalana

Catalogna: la mediazione della Chiesa per fermare l’escalation Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, e l’abate di Montserrat, Josep Maria Soler, sono i negoziatori che la Catalogna vorrebbe usare per tentare di mediare
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La Chiesa sarebbe disposta a tentare un’opera di mediazione. In prima linea vi sarebbero le principali gerarchie ecclesiastiche spagnole, regista il Segretario di Stato Parolin. Il Vaticano contrario a ogni atteggiamento non basato sul rispetto della ‘legalità costituita’ e a un’autodeterminazione che non scaturisca da un processo di decolonizzazione

Dopo la Catalogna, anche i Paesi Baschi vogliono l’indipendenza? L' obiettivo è la riunificazione territoriale e l'avvio di un vero e proprio processo di pace e di normalizzazione politica dopo la fine della lotta armata da parte di ETA contro il Governo spagnolo
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Dopo quanto accaduto la scorsa settimana in Catalogna, dove si è votato un referendum per ottenere l’indipendenza dallo Stato spagnolo, anche altri movimenti indipendentisti hanno fatto sentire la propria voce, come quello basco,

Catalogna: verso il 9 ottobre, con in sottofondo rumore di sciabole e fregate in movimento Lunedì 9 ottobre Puigdemont riferirà al Parlamento catalano l'esito del referendum; la dichiarazione dell'indipendenza potrebbe arrivare tra il 9 e il 12 ottobre. Intanto Madrid manda segnali con Esercito e Marina
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Lunedì Puigdemont e i parlamentari catalani andranno a «valutare i risultati e gli effetti» del referendum e se vorranno rispettare la legge da loro stessi scritta dovranno concludere con il procedere alla dichiarazione dell’indipendenza. Il Ministero della Difesa ha ordinato l’invio in Catalogna di unità dell’Esercito; anche 3 fregate in arrivo a Barcellona

Diada: dalla caduta all’indipendenza La memoria, la Nazione; le identità regionali che si fanno nazionali. Ne parliamo con Alison Ribeiro de Menezes, Direttrice della Scuola di culture e linguaggi moderni dell’Università di Warwick
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L’idea tutta catalana di celebrare la propria festa nazionale nel giorno della sconfitta storica, “un’anomalia” o un modo per ribadire “la volontà di esistere” della comunità. Dal 2012 i colori dell’Estelada, vessillo degli indipendentisti, riempiono i contorni di una ricorrenza antica che i nuovi secessionisti hanno saputo tradurre con successo nel linguaggio della modernità