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Gerusalemme: tutto sulla decisione di Donald Trump Gerusalemme: le promesse mantenute di Trump ed i rischi connessi: la parola al giornalista Luca Marfé
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Questa volta c’è qualcosa in più della solita trovata per far parlare di sé. Come ho già sottolineato, Trump si è schierato apertamente dal lato di Israele prima ancora di diventare presidente. È, senza esagerare, uno dei motivi per cui tanti conservatori, e naturalmente tanti ebrei, lo hanno votato. Cosa fa, dunque? Mantiene l’ennesima promessa.

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Per quanto possa sembrare impulsivo e inesperto, infatti, Trump ha imparato i segreti della comunicazione, che oggigiorno tendono a coincidere con quelli della politica, molto bene e molto in fretta. Un vero maestro, per quanto lo si possa amare o odiare. Ci si è dimenticati di quella spina dorsale fatta di operai, contadini e, inutile girarci troppo intorno, cittadini bianchi.

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Una linea di condotta e soprattutto di comunicazione mai casuale che contiene, sì, degli evidenti elementi propagandistici, ma che non ci si può limitare a bollare come tali e basta. Il presidente non fa soltanto il suo gioco, ma dà voce ad un’America stanca dei toni cauti, pacati e quasi remissivi di Barack Obama, accusato di aver tenuto nel corso del suo ottennato un atteggiamento più da segretario generale delle Nazioni Unite che non da vertice politico-militare della superpotenza mondiale per eccellenza.

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“Resta infine l’errore di fondo, rilevato da illustri esponenti bipartisan della nostra democrazia, di aver blindato tutto questo attraverso il meccanismo della fiducia. La sensazione è che la politica in Italia si stia intestardendo nel rifuggire dal giudizio degli elettori che, di punto in bianco, nel silenzio delle urne, potrebbero dare vita ad una sorpresa destinata a rimanere impressa nella storia del nostro Paese”

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Trump parla alla sua metà (minoritaria, ma vincente) della Nazione. E lo fa sbattendo la porta in faccia agli immigrati, sabotando l’Obamacare, promettendo miracoli sul fronte delle tasse (occhio perché potrebbe addirittura riuscirci), alzando puntualmente i toni con Corea del Nord e Iran, facendo leva su un nazionalismo che lui o chi per lui hanno trasformato nello slogan (geniale) ‘America First’.