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La presenza italiana in Iraq: un mondo tutto da raccontare Intervista al Direttore della Rivista Italiana di Difesa, Pietro Batacchi
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L’Italia è presente in Iraq non solo per lo studio di potenziali investimenti nelle aree ormai messe in sicurezza ma anche per l’addestramento del personale militare e per scopi di controllo del territorio. L’intervista al Direttore della Rivista Italiana di Difesa RID, Pietro Batacchi, mette in luce il grande impegno italiano non solo in termini di costi ma anche nell’addestramento del personale militare iracheno e nel controllo del territorio per via aerea

Israele nello scenario mediorientale: guerra alle porte? La situazione nell'area sembra degenerare ogni giorno di più: cosa c'è da aspettarsi?
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Nei giorni in cui il Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, lancia l’allarme sul rischio della degenerazione delle tensioni tra Tel Aviv e Teheran in un conflitto esteso all’intera regione, se non a scenari ancora più ampi, la situazione interna dei primi sembra tutt’altro che rilassata

Libano: il difficile equilibrio nella politica estera del Paese Con Rosita Di Peri, affrontiamo la questione dei rapporti tra il Libano ed i suoi vicini
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Di Peri: “bisogna considerare che il Libano è un Paese dove le comunità contano: i rappresentanti delle diverse comunità, storicamente, hanno avuto rapporti diversi con gli attori regionali; non vedo, quindi, nessun elemento di novità nel fatto che i leader politici libanesi abbiano alleanze diversificate all’interno dello spettro regionale, mi sembra, anzi, in assoluta continuità rispetto a quanto successo in passato”

Il Libano schiacciato nel conflitto tra Israele ed Iran Claudio Bertolotti (ITSTIME) ci spiega cosa sta accadendo (e cosa potrà accadere) in Libano
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‘In questo gioco molto pericoloso, la miccia della miscela esplosiva è rappresentata certamente da Israele, ovviamente preoccupato per la propria sicurezza e per le conseguenze di una guerra combattuta ai propri confini (in Siria), con il rischio di essere stretto da un braccio sciita ancora più forte di quanto non lo fu prima di quella guerra civile siriana’

Sono 5.600 i foreign fighters che girano indisturbati nel mondo Il think tank statunitense Soufan Center fa una radiografia dei combattenti dello Stato Islamico rientrati in patria. In cima alla classifica Russia e Arabia Saudita
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ra gli oltre 5.600 ‘foreign fighters’ che sarebbero rientrati in patria: 400 dei 3.417 militanti arrivati dalla Russia, 760 dei 3.244 provenienti dall’Arabia Saudita, 800 dei 2.926 provenienti dalla Tunisia, circa la metà degli 850 britannici e 271 dei 1.910 arrivati dalla Francia.

Raqqa e il futuro dell’area mediorientale Cosa accadrà in Medio Oriente dopo la caduta di Raqqa? Ne parliamo con il professor Massimo Campanini
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‘Daesh è stato un fenomeno totalmente diverso da al-Qaeda ma, anche ammettendo che fosse un fenomeno consecutivo rispetto ad al-Qaeda, le cause che hanno provocato, ancora prima dell’emergere di al-Qaeda, l’emergere delle formazioni di lotta armata degli anni ’70, ’80 e ’90 del secolo scorso, sono ancora tutte sul terreno’

Raqqa: fine dello Stato Islamico, ritorno all’Islamic State of Iraq and the Levant La presa della ora ex capitale della Siria dello Stato Islamico segna la fine dello ‘Stato’, ma la sua ideologia potrebbe destabilizzare la regione per molti anni a venire
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La dichiarazione di istituzione del Califfato è un colpo mortale all’accordo Sykes-Picot, ha tentato di incidere sulla storia del Medio Oriente e riscrivere la mappa del Medio Oriente, e con questa riscrittura faremo i conti per molti anni

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