domenica, Ottobre 25

Svezia e Danimarca frontiere chiuse: ecco perché Nulla di fatto nel vertice straordinario convocato dal Commissario Ue per l'immigrazione

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Negli ultimi decenni è sempre stata il primo Paese europeo per richieste di asilo accolte: solo nel primo semestre del 2015 sono state circa 140 ogni 100.000 abitanti (nello stesso periodo l’Italia ne ha accolte appena 20). Nondimeno, lo scorso anno il Primo Ministro svedese Stefan Löfven si era schierato con la Germania per accogliere centinaia di migliaia di richiedenti asilo in fuga dalla guerra in Siria. 

Molti Paesi guardano la Svezia con invidia. Secondo i dati pubblicati dal National Institute of Economic Research (NIER), nel terzo trimestre del 2015 il Pil è cresciuto dello 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti, superando di molto le attese degli analisti che erano per un incremento dello 0,4%. Su base annua l’economia svedese ha registrato una crescita pari al 3,9%, indotta principalmente dall’aumento della spesa pubblica, determinata dal considerevole afflusso di rifugiati. Il NIER prevede che il trend positivo dell’occupazione (stima per il 2015 pari a +1,3%) si manterrá nei prossimi anni, facendo diminuire nel breve periodo il tasso di disoccupazione (dal 7,9% nel 2014 al 7,4% nel 2015), che a partire dal 2020 dovrebbe registrare un’inversione di tendenza per l’ingresso sul mercato del lavoro di una notevole forza lavoro, costituita dai nuovi ingressi.

La politica economica espansiva e gli effetti dell’introduzione del tasso repo negativo ( -0,35%) da parte della Banca Centrale, in conseguenza alle politiche di stimolo volute dalla Banca Centrale Europea, hanno avuto un effetto positivo di stimolo alla domanda interna. L’inflazione ha subito un debole rialzo (+0,9%) dovuto alla diminuzione dei tassi di interesse ed al conseguente indebolimento della corona svedese.
Secondo Statistics Sweden, il volume delle esportazioni svedesi nel secondo trimestre 2015 é cresciuto del 4% rispetto allo stesso periodo nel 2014, mentre il volume delle importazioni ha registrato nello stesso periodo una crescita più contenuta (+1,7%). Considerando il primo semestre del 2015, il valore delle esportazioni é aumentato del 6%, mentre quello delle importazioni del 4%.
Nel 2015 il deficit di bilancio sarà dell’1,1% del PIL; nel biennio successivo dovrebbe aumentare in virtù dei costi sostenuti per l’accoglienza degli immigrati, mentre ci si attende il pareggio di bilancio nel 2020. Il Governo ha abbandonato gli obiettivi del surplus, sostenuto in precedenza, e della totale copertura finanziaria delle riforme secondo il programma ‘corona per corona’. Il debito pubblico svedese dovrebbe quindi aumentare; tuttavia, la forte crescita del Pil dovrebbe attenuare gli effetti negativi sul rapporto debito/PIL che nel 2020 dovrebbe attestarsi al 41%.

Numeri lusinghieri, che pongono le basi per sostenere le politiche d’accoglienza in un primo momento annunciata da Stoccolma. Tuttavia, sull’immigrazione il Governo ha poi fatto marcia indietro.
Tra ottobre e novembre scorsi sono arrivati circa 80 mila richiedenti asilo, più o meno quanti ne sono entrati nel Paese durante tutto il 2014. E l’incapacità dell’Unione europea di trovare una soluzione al problema della distribuzione dei rifugiati ha indotto la Svezia a rivedere la sua politica.
L’attuale situazione di flussi ininterrotti crea un serio pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza interna, se pensiamo che
circa il 40 per cento dei migranti attualmente in Svezia ha documenti di identità, ma alcuni gruppi  -gli afghani, per esempio- ne sono spesso sprovvisti.

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