mercoledì, Agosto 21

Svelato il lato umano di Marco Polo "Le ricerche scientifiche sul testamento rivelano la generosità verso i poveri, le figlie e lo schiavo tartaro liberato". Intervista a Ferdinando Santoro, Presidente di 'Scrinium'

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La vita dei  grandi del passato ci riserva sempre nuove scoperte, segreti da svelare, indagare:  sta succedendo con Leonardo, nel V centenario della morte e accade anche con il leggendario Marco Polo, vissuto a cavallo di due secoli (1254-1324).  Di questo straordinario viaggiatore, scrittore, ambasciatore e mercante veneziano si pensava di sapere ormai tutto, tanto ‘Il Milione’ è stato divulgato, tradotto, studiato e tanti i film e documentari a lui dedicati ( anche in Giappone)  tra cui l’indimenticabile ‘Marco Polo’ del grande regista genovese Giuliano Moltaldo (1983), senza contare gli studi e le opere musicali che la sua leggendaria esistenza ha suscitato. E invece,  grazie alle nuove tecnologie diagnostiche e d’indagine, si vengono a scoprire nuovi segreti. “In particolare” – afferma Ferdinando Santoro, Presidente di ‘Scrinium‘, l’organizzazione veneziana che ha fatto della conservazione del patrimonio culturale mondiale una missione – “le indagini scientifiche condotte sul Testamento di Marco Polo, consentono  di cogliere, più d’ogni altra testimonianza, l’umanità dell’epico viaggiatore veneziano che ora svela anche la sua parte più intima, la sua anima, quale  emerge dall’uomo che si appresta a morire. Scritto su una pergamena di pecora nel 1324, il testamento racchiude l’anima del grande viaggiatore  e rivela un Marco Polo inedito, dai tratti certamente più umani e in ogni caso lontano dal personaggio mitico e favoloso presente nell’immaginario collettivo”.

Presentato a Torino a Palazzo Madama, l’ Ego Marcus Paulo volo et ordino‘,  che contiene la fedele riproduzione della pergamena originale, è esposto fino al 14 settembre al MAO, Museo d’Arte Orientale. Si  tratta dunque di un progetto   avviato congiuntamente nel 2016 tra il Ministero dei Beni per le attività Culturali, la Biblioteca Nazionale Marciana  e Scrinium, che ha richiesto varie fasi d’intervento, ma il cui esito è di grande spessore scientifico e culturale, tale da riaccendere l’interesse storico, documentaristico e divulgativo attorno a questa  straordinaria figura di cui oggi appare più compiutamente delineato il profilo umano, affettivo e, per alcuni aspetti, innovativo del proprio pensiero. Prima di entrare nei dettagli di queste “novità”, è opportuno ripercorrere un po’ la storia del suo Testamento. Il quale fu redatto dal prete-notaio Giovanni Giustinian il 9 gennaio 1323, secondo il calendario romano all’epoca ancora vigente nella Repubblica Serenissima che faceva coincidere l’inizio dell’anno con il primo di marzo, e quindi corrispondente al 1324. La pergamena è stata ritrovata all’interno del codice marciano Lat. V, 58-59, che raccoglie anche i testamenti del padre Niccolò e dello zio Matteo, compagni di Marco nel lungo viaggio alla corte di Kublai Khan del 1271. “Un documento” – precisa Santoro – “che il mondo accademico si è conteso per anni: studiarlo era un onore. Ma i rischi di danni per l’usura erano gravi. Così nel 2016,  nasceva il progetto congiunto  che ha consentito una serie di indagini scientifiche sulla pergamena e che hanno consentito di  realizzare un clone perfettamente corrispondente all’originale” .

La prima fase è stata quella delle indagini bio-chimico-fisiche sulla pergamena nel laboratorio di conservazione e restauro della biblioteca veneziana” –  spiega Ferdinando Santoro – “da parte di un’équipe di specialisti in microbiologia, un approfondito studio paleografico e rilievi ad alto contenuto tecnologico. Contestualmente, il professor Attilio Bartoli Langeli, paleografo di fama internazionale, ha realizzato la prima edizione diplomatica corretta e completa del testo. Il testamento è stato quindi consegnato per il restauro all’ ‘Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario di Roma, quindi è intervenuta Scrinium per le fasi di rilievo e le successive riprese ad altissima definizione sui documenti. Alla fine, viene realizzata per la Biblioteca Nazionale Marciana la prima replica conforme del documento, di impressionante perfezione, che da oggi 14 giugno, è esposta temporaneamente fino al 15 settembre al MAO Museo d’Arte Orientale, sempre a Torino”. Quest’inedita edizione del testamento contiene un’accuratissima riproduzione del documento, certificato con firma autografa del direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, insieme alle preziose edizioni diplomatica e interpretativa, curate dal professor Bartoli Langeli, e ad un volume di approfondimento storico-scientifico a cura di Tiziana Plebani con contributi di illustri storici e specialisti della materia.

Il  mondo conosce il grande viaggiatore, lo scrittore e il mercante che, insieme al padre Niccolò e allo zio Matteo viaggiò a lungo in Asia percorrendo la ‘via della seta’ e attraversando tutto il continente asiatico fino a raggiungere la Cina (Catai). Nato in una città considerata tra le grandi capitali dell’Italia comunale, per sua natura cosmopolita, aperta sui mari e al mondo,  l’ ancor giovine Marco Polo partì per la prima volta nel 1271, con il padre e lo zio, che già avevano percorso il continente asiatico, per un lungo viaggio, spingendosi attraverso l’Anatolia, l’Armenia, fino a Baghdad, quindi sempre via terrestre attraverso la Persia, quindi   attraverso il deserto del Gobi giunsero ai confini del Catai e da qui lungo il fiume Giallo raggiunsero Khanbaliq, l’antica Pechino, a conclusione di un viaggio durato tre anni e mezzo dopo aver percorso ancora oggi vie tutt’altro che agevoli. E’ passato alla storia per aver ottenuto i favori del Kubilai Khan, di cui divenne anche consigliere e ambasciatore. Le descrizioni che ne ha fatto di quei viaggi e dei popoli incontrati sono degne di un romanziere e antropologo, tali comunque da influenzare secoli dopo lo stesso Cristoforo Colombo  i geografi e  gli ambienti scientifici.  C’è chi ha messo in dubbio sia il suo arrivo in Cina, come la sua  nascita a Venezia ( ma le fake news si direbbe oggi, erano di moda anche a quel tempo….). Questi aspetti pubblici, sono ben noti e appartengono ormai al mito, alla leggenda.  Ma queste nuove indagini, sull’ultimo atto della sua vita, quali tratti della sua umanità e del suo pensiero ci trasmettono, quali segreti disvelano?

“Rivelano innanzitutto”– afferma il prof.Santoro – “un uomo reso fragile dalla malattia e preoccupato del destino della propria anima, che ordina in primis generose elemosine e donazioni alle chiese e alle congregazioni religiose della sua città quasi a volersi assicurare, con la prudenza tipica del moribondo, la salvezza nell’aldilà. Con lo stesso spirito, nel testamento dichiara di voler beneficiare Pietro, il suo fedele schiavo di origine tartara, restituendogli per gratitudine la libertà, quindi rimette alcuni debiti. Ma la parte più consistente della sua eredità è destinata in via esclusiva al ramo femminile della sua famiglia, e cioè alla moglie Donata e alle tre figlie, Fantina, Bellela e Moreta in netta controtendenza rispetto agli usi dell’epoca che volevano che il morente eleggesse propri eredi scegliendo esclusivamente tra i membri maschili della propria discendenza”.

“Di particolare interesse” – dice Santoro – “è l’inventario dei beni destinati alla figlia Fantina perché riporta numerosi oggetti di pregio, bottoni di ambra, stoffe traforate in oro, drappi di seta “a stranii animali’, redini di foggia singolare, persino il pelo di yak e altre merci esotiche di sicura provenienza orientale, una “zoia’ in oro con pietre e perle del valore di ben 14 lire di danari grossi, una “paiza’ in oro massiccio, la tavoletta utilizzata dagli ufficiali mongoli come lasciapassare, numerosi cofanetti, fasce in oro e in argento, gioielli e monili con rubini, giade e turchesi, vasi decorati con pietre preziose e perle,  nastri in argento, suppellettili in bronzo e in marmo e persino due sacchi di “carte di colleganza” cioè contratti mercantili. Molti di questi oggetti sono di sicura provenienza orientale e la loro presenza nella lista dei beni lasciati in eredità a Fantina è la preziosa conferma della straordinaria impresa di Marco Polo in Cina e del viaggio compiuto e narrato nel Milione“. Ci troviamo in presenza  di un documento prezioso che svela  un volto inedito del Grande Marco Polo, un’occasione per i visitatori del MAO da non perdere fino al 14 settembre.  

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