lunedì, Settembre 23

Sulla via della ripresa

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A valle della riunione mattutina del G7 svoltasi nella sede del Consiglio Europeo a Bruxelles, il premier Matteo Renzi ha tenuto una conferenza stampa in cui ha riferito sui contenuti del vertice, in particolare sul «tema per noi rilevante e significativo della crescita e dell’importanza di investire sulla crescita economica». «Il Governo italiano» ha tenuto a rimarcare Renzi «afferma che una politica basata sul rigore e l’austerity e non sullo sviluppo e la crescita ha mostrato il proprio limite: si è chiusa quella fase e oggi è matura la consapevolezza che bisogna aprire una pagina nuova. I nomi devono essere conseguenza delle scelte di agenda». Più nel dettaglio della questione delle nomine per la guida della UE, ha affermato che il nostro Paese non punta a «un nome o una candidatura nazionale, né si attacca o aggrappa a scelte geografiche: l’importante è che le istituzioni funzionino». Il Presidente del Consiglio ha accennato anche al semestre di presidenza italiana della UE e alle non facili sfide da affrontare: «Mi auguro che il semestre di presidenza italiana dell’UE possa essere l’occasione per l’Europa di essere più ambiziosa rispetto al passato. (…) Sabato il nuovo presidente ucraino presta giuramento con la cerimonia di ingresso al potere, ma domenica c’è un altrettanto importante passaggio in Egitto [l’insediamento del nuovo governo di Abd al-Fattah Khalil al-Sisi, ndr.]. Speriamo si apra una stagione di stabilità anche in quel Paese. Lavoreremo perché l’intera area del Mediterraneo possa essere l’avamposto di una grande scommessa culturale, civile e politica».

All’ordine del giorno del vertice vi era anche un punto dedicato alla sicurezza energetica; secondo alcune il premier italiano è intervenuto su questo specifico tema, invitando i leader presenti a lavorare a strategie comuni lavorare che consentano di mettere a punto soluzioni durevoli; strategie e soluzioni che s’ispirino alle direttrici individuate dal G7 energia tenutosi a Roma il 5 e 6 maggio scorsi: costruzione di un mercato trasparente e competitivo che garantisca la diversificazione di rotte, fonti e fornitori energetici; riduzione dei gas serra ed economia low carbon; implementazione dell’efficienza energetica e crescita delle tecnologie pulite; rafforzamento del coordinamento internazionale.

Prima del vertice si sono svolti una serie di incontri bilaterali. Sia nell’incontro col primo ministro britannico David Cameron, sia in quello con la cancelliera tedesca Angela Merkel, Renzi ha sottolineato che «Per aprire il processo delle decisioni da prendere insieme è necessario partire da una idea di Europa meno burocratica e più vitale, aperta al futuro, alla innovazione e alla crescita».

Un po’ a sorpresa, la BCE ha ridotto i tassi dallo 0,25% allo 0,15%, portandoli a un nuovo minimo storico. La decisione, ha spiegato Mario Draghi, ha l’obiettivo di aumentare l’inflazione dall’1% attuale al 2%. Un’inflazione così bassa potrebbe infatti aprire la porta alla deflazione, cioè all’abbassamento dei prezzi che avrebbe conseguenze disastrose sull’Eurozona. La riduzione dei tassi è solo una delle misure individuate dalla BCE per rilanciare il credito a sostegno delle famiglie e delle PMI e portare fuori dal guado l’economia continentale. Il presidente della BCEe ha precisato che i provvedimenti adottati daranno i loro frutti nel giro di «tre o quattro trimestri».

La reazione dei mercati alla notizia del taglio ai tassi non si è fatta attendere: tutti gli indici borsistici hanno segnato un sensibile rialzo, scende lo spread fra BTP e Bund, e cala la quotazione dell’euro rispetto al dollaro, attestandosi sui minimi dell’ultimo quadrimestre.

Durante la conferenza stampa congiunta, al termine dell’incontro con il collega tedesco Wolfgang Schauble a Berlino, il Ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan ha dichiarato che «Crescita e occupazione sono obiettivi prioritari. Non ci sono scorciatoie: bisogna sfruttare tutti gli strumenti a disposizione»; e ha poi aggiunto che l’Italia è consapevole che i «tassi bassi sono una finestra di opportunità (…). Serve una strategia di stimoli per gli investimenti, serve alla Germania, all’Italia e all’Europa». Quanto alla situazione dei conti pubblici italiani, Padoan ha detto: «L’Italia ha fatto e continua a fare i compiti a casa. Tra il 2011 e il 2013 le manovre sono ammontate a 67 miliardi, pari a 4,3 punti di Pil. (…) Se la crescita nominale fosse più sostenuta, la sostenibilità del debito non sarebbe in discussione e non lo è». L’Italia, infatti «è molto vicina alla sostenibilità garantita», anche se un’inflazione più alta renderebbe il quadro ancora più roseo; ad ogni modo, ha ribadito il ministro, nel lungo periodo «la sostenibilità della finanza pubblica italiana è molto maggiore di altri Paesi».

Qualora ce ne fosse stato bisogno, i dati diffusi dall’Ufficio Studi della Confcommercio in occasione dell’assemblea annuale confermano ampiamente la necessità di misure per rilanciare i consumi: si stimano che all’economia italiana serviranno almeno 11 anni per tornare ai livelli pre-crisi. Come se non bastasse, si amplia il divario economico-sociale tra il Nord e Sud del paese: nel Mezzogiorno si prevede nel 2015 uno stipendio pro capite di 12.160, cioè una retribuzione addirittura inferiore a quella di 20 anni fa (12.195 euro).

Intanto, al Senato, il Governo incassa la fiducia (la dodicesima invocata dall’Esecutivo presieduto da Renzi) sul DL Irpef: 159 i voti favorevoli, 112 i contrari 112. Dal momento che un maxiemendamento ne ha radicalmente modificato il testo, il provvedimento passa ora alla Camera per la seconda lettura.

Ecco alcuni punti salienti contenuti nel DL. Il nuovo testo conferma gli 80 euro in busta paga per i dipendenti che guadagnano fino a 24mila annui (con una graduale soppressione fino a quota 26mila euro), mentre non è stato accolto l’emendamento – voluto fortemente da NCD – che avrebbe allargato i bonus Irpef anche alle famiglie numerose. Il pagamento della Tasi è rinviato al 16 ottobre per quei Comuni che non hanno ancora deliberato l’aliquota 2014. Rincarano le spese per il rilascio del passaporto: 73,50 euro, cui si deve aggiungere il costo del libretto. Coloro che avviano le procedure per il riconoscimento della cittadinanza italiana dovranno versare di 300 euro. Confermato il taglio di 150 milioni per la Rai, ma sono salve le sedi regionali: la Tv pubblica potrà cedere quote di RaiWay e non dovrà più assicurare il mantenimento di RaiWorld. Vengono riaperte le rateizzazioni (con un massimo di 72 rate) per coloro che avevano perso il beneficio, ma la domanda va presentata entro luglio. Il Ministero degli esteri subirà una piccola riforma: oltre al taglio  di oneri di rappresentanza e indennità, si prevede che gli uffici svolgano attività per la promozione dell’Italia anche attraverso lo sviluppo di contatti di natura economico-commerciale. Le  amministrazioni pubbliche saranno tenute a pubblicare sul proprio sito Internet i dati sui compensi percepiti da ciascun manager e componente del CdA. Verrà riformata la struttura del bilancio dello Stato: in particolare saranno riorganizzati i programmi di spesa e delle missioni, nonché la programmazione delle risorse.

Lo sciopero dei dipendenti comunali previsto per domani rischia non solo di mandare in tilt la Capitale, ma rischia di essere la Waterloo per il sindaco Ignazio Marino che, dopo appena un anno di mandato, potrebbe essere arrivato al capolinea. Nel giro di un anno, il sindaco ha dilapidato il consenso che lo aveva portato al successo ottenuto su Gianni Alemanno al ballottaggio del 10 giugno 2013: la criticità della situazione ereditata, gli attriti con la maggioranza in Campidoglio e con gli assessori (anche con quelli imposti da Marino stesso), nonché la mancanza di un’adeguata preparazione hanno impedito al governo di decollare. Passate le elezioni europee e i ballottaggi, quello di domani rischia di non essere solo l’ennesimo lo sciopero (si tenga conto che negli ultimi mesi, a Roma, si è arrivati alla media di quasi 1 sciopero ogni 2 settimane) contro un sindaco ormai isolato rispetto all’amministrazione cittadina, rispetto alla giunta e rispetto al proprio partito. Alcuni interventi – tra gli altri – di David Sassoli e di Roberto Morassut (il titolo del suo articolo di oggi è già di per sé eloquente: Il rimpasto non può bastare, serve un cambio di passo) negli ultimi giorni contro il governo di Marino lasciano pochi dubbi sul fatto che il redde rationem sia arrivato e su quali potrebbero essere alcuni i nomi che parteciperanno alle primarie. Ad ogni modo, se si può ricavare una morale dalla breve parabola del mandato di Marino, forse può essere individuata nel fatto che, per governare una realtà complessa e problematica come Roma, l’onestà e la voglia di fare, da sole, non sono sufficienti; la capacità politica è un requisito altrettanto indispensabile.

Destano sempre più scalpore le dimensioni dello scandalo MOSE che travolge in maniera trasversale politici, manager pubblici e imprenditori privati veneti e non solo. i pochi elementi che si hanno a disposizione sono sufficienti a indurre a pensare che si sia solo all’apice della punta dell’iceberg: oggi avranno inizio gli interrogatori e non è inverosimile che la marea dello scandalo salga ulteriormente. A riguardo, le parole pronunciate da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ai microfoni di “Prima di tutto” (Radio1) la dicono lunga: «Quello che sta emergendo in questa vicenda, che ovviamente deve essere vagliata dalla magistratura, è un sistema molto inquietante, ancora più di quello già grave venuto alla luce per Expo». Lo scenario che l’inchiesta veneta lascia intuire «è di una corruzione davvero penetrante, che viene in qualche modo favorita dalla quantità enorme di denaro che gira quando si tratta di Grandi Opere». «Ogni volta che accadono fenomeni corruttivi di questo tipo» prosegue Cantone «giocoforza si parla di cambiare le regole. Però, è innegabile che il sistema degli appalti vada ripensato. Tutti i grandi eventi degli ultimi anni sono stati fatti con deroghe. Siamo al paradosso che le regole funzionano sugli appalti di medio-piccola grandezza, mentre in quelli di dimensioni più ampie, dove dovrebbe essere maggiore l’attenzione perché ci sono in ballo interessi maggiori, lì le regole non funzionano, non vengono applicate. Però parliamoci chiaro non possiamo certo pensare che con il solo cambiamento delle regole si possa evitare il ripetersi di situazioni così incancrenite in cui sono coinvolti controllati, controllori, ceto politico. Il sistema è veramente complicato, le regole sono uno degli aspetti su cui lavorare ma è evidente che si tratta anche di fare scelte chiare sul piano della discontinuità politica e culturale».

«Sono intristito ma non stupito», ha commentato il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, che poi ha precisato «Il mancato stupore non è riferito ai singoli provvedimenti della magistratura e agli arresti, ma ad una situazione di mancanza di concorrenza che determina opacità. (…) Basta con le procedure eccezionali e con i percorsi emergenziali, perché dove non c’è concorrenza è più facile che si crei opacità. (…) Abbiamo le leggi, facciamole funzionare: solo poche settimane fa è stato nominato il presidente dell’agenzia anticorruzione, quello è lo strumento».

Sull’argomento è intervenuto pure Renzi da Bruxelles: «Smettiamo di dire che ci sono i ladri perché non ci sono le regole: la gente che ruba va mandata a casa. Il problema delle tangenti non sta nelle regole ma nei ladri. (…) Piena fiducia nel lavoro della magistratura e presunzione di non colpevolezza fino a sentenza a cui speriamo si possa arrivare il più velocemente possibile, come da paese civile». Il premier ha poi aggiunto: «Un politico indagato per corruzione fosse per me lo indagherai per alto tradimento. Il problema della corruzione non sono le regole che non ci sono ma quelle che non si rispettano».

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