mercoledì, Settembre 23

Sulla pelle degli italiani … l’anticamera delle deviazioni istituzionali Da Salvini a Di Matteo: devastare al massimo la fiducia della gente nelle istituzioni, il disgusto, l’invito indiretto a non rispettare le regole …

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A prescindere da tutto ciò che è accaduto in questo fine settimana, non riesco a non trattare di cose apparentemente diverse, molto diverse, ma associate, a mio parere, al disgusto, allo schifo che una parte sempre più rilevante di questo mondo, e in particolare di quella delle ‘persone che contano’, determina con i propri comportamenti, che sono solo rivelatori della loro pochezza non solo intellettuale e ‘culturale’, ma specialmente etica, anzi, della loro disgustosa mentalità, della loro profonda cattiveria e completa assenza di sensibilità per ciò che li circonda, che spesso è terribile e, in questi mesi, spaventosamente terribile.

Sorvolerei, ma non posso, sull’episodio (l’ennesimo e quindi non un errore, una distrazione o altro) di Matteo Salvini che si ingozza di ciliegie mentre Luca Zaia, al solito gelido, indifferente, preoccupato solo delle eventuali conseguenze giuridiche (per lui!) della morte nei mitici ospedali veneti di ben tre neonati, mentre altri dodici (12!!!!) hanno subito danni neurologici forse permanenti. Qualcuno ha calcolate che ne ingoia 10 in 56 secondi e crede di essere spiritoso o supremamente critico. Ebbene si sbaglia, cade proprio nella trappola della volgarità indifferente, che vuole criticare. Ma comunque, resta il fatto che qualificarlo disgustoso è solo approssimativo, perché attesta, o meglio conferma, la distanza tra ilmondodei politicanti (si vadano a rileggere le frasi di Carminati, un vero e serio sociologo!), o meglio, l’indifferenza di quella gente verso la realtà delle persone vere, che, stupidamente, le votano, anche se spesso le imitano. Se un pappagallo ripete le parolacce che gli insegna il padrone, il cafone non è il pappagallo.

Ma certo che a parlare di finezze, c’è solo da scegliere. E così si apprende, bene in evidenza sulle pagine di austeri giornali che insegnano l’educazione al popolo ignorante, che la signora (si fa per dire) Gwyneth Paltrow, avendo esaurito la scorta di candele che odorano come la sua vagina, ora ne produce una che odora come il suo orgasmo. Ma no, mi urla qualcuno (addestratore di pappagalli) dall’appartamento vicino, ma no, non capisci l’ironia e poi il colpo di pubblicità geniale. No, non lo capisco. Lo trovo volgare, disgustoso appunto, becero, bestiale. Rivela un livello culturale che farebbe saltare sulla sedia perfino la fornitrice di imbuti scolastici.

Ma poi, non possiamo dimenticare i nostri cari virologi & co. Sì, perché ormai non si capisce più se uno è un virologo, un virologo pentito, un infettivologo o magari un cuoco: parlano tutti di tutto e a vanvera completa. E quindi, nello stesso giorno, nello stesso giornale, si legge di quello che proclama a gran voce che ormai il virus si è indebolito e non infetterebbe più nemmeno sé stesso -che vuol dire, tradotto in italiano, come si direbbe a Napoli, che infatti lo ha subito imparato, ‘futtitavenne’, bravo!-, e poi si legge di quell’altro che strilla di fare attenzione perché se non si sta attenti (o non so cosa) a Settembre il virus ce la farà pagare.
Chiunque abbia ragione (e visibilmente non ne ha nessuno dei due) come si fa a non capire che certe cose non si dicono, non così. Si dicono con cautela, con molti ‘forse’ e ‘può darsi’, a bassa voce e alle autorità costituite. Ma certo avere un titolo nello stesso giornale e accanto al titolo della gentildonna Paltrow, mica è cosa da niente. Questi, poi, sarebbero gli scienziati’, parte, anzi, dellaclasse dirigente’. Stiamo freschi. Lo stile, la mentalità, l’etica sono esattamente gli stessi di Salvini e Paltrow: indifferenza, strafottenza, certo anche non volontà di capire le conseguenze di ciò che si fa e si dice o, semplicemente, incomprensione di tutto ciò.

In altri luoghi, con altri contenuti, con altri toni, non meno bassi, si svolgono le audizioni o quel che siano di Nino Di Matteo, giudice e membro del Consiglio Superiore della Magistratura, cioè una persona al massimo della rispettabilità istituzionale del nostro Paese, dopo Mattarella (per non parlare dell’obbligo di rispetto della onorabilità e della Costituzione), che in Parlamento, dopo avere creato il massimo dei problemi e sospetti formulando accuse oblique al Ministro della Giustizia, accusandolo addirittura di essere in qualche modo ‘sensibile’ alla mafia, non solo le ribadisce e le approfondisce, dicendo leggete bene per favore, che il Ministro gli avrebbe detto: «La prego di rifletterci perché per questo incarico non ci sono dinieghi o mancati gradimenti che tengano». Ne ha una registrazione? No, almeno finora se la ha non la ha tirata fuori, però accusa altri di metodi mafiosi. Ma vi rendete conto? Una frase sinistra, allusiva, un colpo basso, dal quale non puoi difenderti … salvo querelando, se se ne ha il coraggio e le ragioni, beninteso. Lo scrivo per non lasciare dubbi sul fatto che non ho alcuna simpatia per il Ministro Alfonso Bonafede, che è, però, solo una delle sciagure che ci capitano. Ma all’ottimo Di Matteo non basta, è al centro dell’attenzione e non gli pare vero di tirare un altro calcione negli stinchi (sempre rigorosamente senza prove) alle Istituzioni del nostro Paese, nella persona, questa volta, di Giorgio Napolitano. Perché il super giudice antimafia, titolare unico della lotta alla mafia -il verbo che decide chi e cosa è mafia e chi e cosa no-, allude pesantemente su Napolitano a proposito dell’accusa di una sorta di collusione dello stesso Napolitano con la mafia, deducibile dal fatto che Napolitano provocò un conflitto di attribuzioni per non andare a testimoniare su alcune lettere … lo ricordate certamente. Ma non basta perché, sempre rigorosamente senza prove, racconta di incontri con giornalisti e non so che altro, inviati da Napolitano aammorbidirel’adamantino Di Matteo, o il contrario, non so. Una storia sordida nel merito e più sordida nel modo in cui viene ‘narrata’: perché non denuncia, non è un giudice?
Ciò che emerge è un verminaio disgustoso: Ministri sospettabili di essere condizionati dalla mafia, giudici che accusano di collusioni le massime istituzioni della Repubblica, giornalisti, anzi giornalistoni, che guazzano in questa brodaglia, non si sa perché a qual titolo e poi non ne parlano sui giornali: bei giornalisti!

Tutto ciò, si svolge sulla pelle degli italiani, dei quali non importa a nessuno, meno che mai ai personaggi citati e ad altri che trovate nei resoconti di queste storiacce, salvo per una cosa -e vuoi vedere che non è un caso?- devastare al massimo la fiducia della gente nelle istituzioni, il disgusto, l’invito indiretto a non rispettare le regole … l’anticamera delle deviazioni istituzionali: non lo dico io, lo dice la storia.

Ma per concludere, cito una cosa apparentemente (solo apparentemente) marginale, lo sfogo di Fabio Fazio, che chiaramente non ne può più di essere massacrato, ridimensionato, bistrattato specialmente dalla RAI di Salvini e Giggino, e finalmente reagisce, dicendo una frase terribile, davvero terribile: «solo nel 2018-’19 ho subìto 120 attacchi dall’ex ministro dell’Interno, anzi, per l’esattezza sono 123 … se vieni attaccato dal capo del Viminale hai una vita normale e due figli da portare a scuola, non sai mai chi sono i seguaci del Ministro».
Guardate bene, leggete bene: la frase è agghiacciante, perché scopre irreversibilmente cosa è il potere e cosa vuol dire gestire il potere, e mostra a tutti cosa può accadere a chi, magari distrattamente o deliberatamente (e tra l’altro giustamente) ha osato dire che la politica dovrebbe uscire dalla RAI. Che è un modo per dire -lo dico io, sia chiaro- che se critichi non l’autorità, ma chi comanda … bada a te.
Siamo solo all’anticamera?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.