mercoledì, Dicembre 11

Sul corpo di Mario e del Paese le ferite dei social network Politici immaturi e disturbati, insieme a cittadini dall’emotività compromessa, stanno giocando l’ennesima partita barbara e regressiva

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Infieriscono sul corpo di un povero ragazzo del Sud. Politici immaturi e disturbati, che non sono pochi nel panorama nazionale, insieme a cittadini dall’emotività compromessa, stanno giocando l’ennesima partita barbara e regressiva, risvegliando con la loro incoscienza quella malattia a lungo repressa o sfogata nei bar di periferia, che rischia di incenerire l’Italia.

I social network, armi improprie in mani sbagliate, stanno cambiano l’uomo e le sue relazioni, perché scavalcano completamente i gradini della ragione e delle emozioni, ciò che ci fa umani, spingendoci in basso, verso quello degli istinti, sede di rovine e distruzioni.

Le categorie e i meriti vengono sovvertiti, innalzando mostri e incompetenti, il cui unico merito è parlare il linguaggio dell’irrazionalità, sovente con la consulenza di professionisti che, in alcune circostanze, sarebbe il caso di chiamare ‘delinquenti’, come i loro datori di lavoro. Abbiamo impiegato milioni di anni per mettere sotto governo gli istinti, oggi le gabbie in cui erano confinati sono state riaperte da uomini brutali e da educatori impreparati, ma quando si cercherà di chiuderle i danni saranno irreversibili, almeno per un paio di generazioni.

I malati che abbiamo visto esibirsi, nella contesa per il corpo di Mario Cerciello Rega, su questi canali di comunicazione, condividono il mondo interiore, mostruoso e senza speranza di Dante Virgili, scrittore nazista italiano, che dall’antro della sua solitudine, sognava e teorizzava la distruzione del mondo, l’annientamento totale, insieme a tutto ciò che lo abitava. Un uomo privo di compassione, un emarginato, un infelice che non poteva sopportare la propria condizione né riscattarla, mischiandosi virtuosamente con i propri simili, preferiva che l’odio e la morte colpissero indistintamente, inondando il Pianeta, avvelenandolo e facendolo deflagrare, giacché lui non aveva trovato posto e sentiva di non poterne trovare.

Così è la quasi totalità di coloro che si sono parlati, sarebbe meglio dire insultati, attraverso i social, in tante occasioni recenti, ultima quella che metteva in palio il corpo martoriato del carabiniere Mario Cerciello Rega, conteso, ridotto a brandelli e usato, messo a servizio di ragioni e torti pretestuosi, il più delle volte costruiti con la dinamica del tifo da stadio e alimentati con gli istinti più bassi, che ci stanno riportando ai millenni bui della filogenesi, quando la ragione e il diritto non erano ancora apparsi all’orizzonte.

I social network, anzi, il loro uso distorto, stanno erodendo migliaia di anni di progressi, non solo scientifici ma soprattutto civili, quelli che avevano reso possibili anche i primi, perché la comunicazione incorporea deprime l’empatia e la compassione, facendoci ‘perdere’ l’altro, oramai ridotto a marionetta, entità meccanica senza vita, stritolata nello schema bipolare di percezione tipico dell’infanzia, tutto basato su opposizioni nette.

Non c’è posto per la riflessione, la grande ricchezza del pensiero, che genera sfumature vitali, crea nessi anche geniali tra le cose e gli eventi. Non c’è posto per la tolleranza. Sui social network tutto è suddiviso nettamente in due soli filoni, amici e nemici, buoni e cattivi, dunque terreno di pascolo per malintenzionati dai grandi progetti.
Ecco nascere allora, ma non potrebbe essere diversamente, un doppio schieramento, posizionato ai lati del campo di battaglia, incomunicabilità, manipolazione, pregiudizi, ma più di ogni altra cosa odio, quantità inimmaginabili di odio, alimentato con maestria da chi, insignificante e arrabbiato con la vita, cerca successi politici, riconoscimenti, complicità, vellicando la parte criminale di ogni contendente, incrementando scientificamente il lato oscuro, suo naturale bacino elettorale.

Non si salva neppure lo schieramento deibuoni’, essi stessi, assimilati al gioco delle opposizioni nette, che finiscono per alimentare, non sono altro che pedine di un gioco oramai sfuggito di mano, capace solo di accrescere la perversione virtuale che fa vincere solo i cattivi. Si, perché, come il toro nella corrida, il buono morirà sempre. Avrebbe una sola possibilità di vincere, riportare la ragione all’interno del confronto, ma sui social network è semplicemente impossibile.

Ecco perché molti politici, comparse di infima qualità umana, squallide e tragiche macchiette, soffiano sul fuoco dei social network, sanno per certo che dove si agitano solo istinti non c’è spazio per le buone cause e ce n’è ancora meno per la ragionevolezza. Il livello di umanità è calato drasticamente in questi ultimi anni, proprio grazie alla svolta culturale determinata dai nuovi modi di comunicare, ma non siamo ancora in fondo alla discesa, quello che stiamo percorrendo è solo l’inizio, perché le istituzioni e gli educatori sono stati colti di sorpresa, i loro tempi di reazione, pachidermici, determinano un vuoto temporale insopportabile, oggi preda di incursioni sconsiderate.

Possiamo ancora rimediare, prima che sia troppo tardi, occorre una profonda revisione e un altrettanto profondo affiancamento delle agenzie educative, ma è anche necessario lavorare su nuove fattispecie di reato, qui siamo molto in ritardo, perché troppi criminali potenziali sono protetti dall’immaterialità, che rende indimostrabile il legame tra le loro ‘opinioni’ digitali e gli atti di violenza che funestano la vita della società.

L’orrenda guerra virtuale combattuta sul corpo di Mario, non sarà l’ultima ma potrebbe essere quella della svolta se il Pd, invece di giocare anch’esso sul terreno dei social network, illudendosi di spuntarla, si mettesse alla testa di una battaglia politica, culturale, legislativa, per sbarrare la strada ai fanatici di governo, odiatori istituzionali, e ai loro retrobottega, pagati per giunta coi soldi dei cittadini.

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