sabato, Ottobre 19

Sudan – USA: presto la ripresa delle relazioni? field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Khartoum – Una visita dell’inviato speciale della Casa Bianca per il Sudan e il Sud Sudan, l’Ambasciatore Donald Booth, sarebbe avvenuta sottobanco a Khartoum la scorsa settimana. L’obiettivo della visita sarebbe stato di valutare assieme al Governo del Presidente Omar el Bashir i prossimi passi per annullare il blocco economico unilateralmente imposto dagli Stati Uniti agli inizi degli anni Novanta che ha contribuito a danneggiare l’economia del Sudan. Primi passi in questo senso si sono registrati due mesi fa con la fine dell’embargo di attrezzature informatiche e tecnologiche. La visita sarebbe il seguito delle riunioni di importanti membri del Governo sudanesi avvenute tra l’aprile e il maggio 2015 a Washington su diretto invito del Presidente Barak Obama. Altri punti discussi sarebbero stati la cancellazione del Paese africano dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo internazionale e la ripresa delle relazioni diplomatiche e commerciali.

La visita non sarebbe stata pubblicizzata dalle autorità americane e dai media occidentali in quanto avvenuta quasi in contemporanea al discorso del Presidente Obama presso il palazzo dell’Unione Africana ad Addis Abeba, Etiopia. Durante il discorso, criticato dalla maggioranza dei Capi di Stato africani, Obama aveva impartito lezioni accademiche di democrazia e accusato i presidenti africani di essere attaccati al potere non permettendo l’alternanza politica e lo sviluppo della democrazia nei propri Paesi. La visita al Sudan (Paese sotto sanzioni in quanto accusato di crimini contro l’umanità commessi nel Darfur) e al Presidente Omar Bashir, che ha appena ottenuto un altro mandato presidenziale e riuscito ad evitare un tentativo di arresto in Sud Africa sotto ordine della Corte Penale Internazionale; se resa nota all’opinione pubblica internazionale avrebbe creato forte imbarazzo al Presidente degli Stati Uniti e contraddetto la sua retorica difesa della democrazia e diritti umani, evidentemente posta in secondo piano rispetto agli interessi geo strategici degli Stati Uniti.

La presenza a Khartoum di Donald Booth è stata segnalata da alcuni media nazionali e annunciata dall’autorevole sito web di informazione dell’opposizione ‘Sudan Tribune. La fuga di notizie ha costretto il Governo sudanese a negare la visita diplomatica. «La visita dell’inviato americano non è ancora avvenuta, quindi smentisco le voci che sono circolate su alcuni media. Non siamo preoccupati da questa visita ufficiale e non abbiamo alcun problema a informare i media quando realmente avverrà, ma come portavoce del Governo non ho alcuna notizia della presenza in Sudan dell’inviato speciale americano», ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri sudanese Ali Al-Sadiq al quotidiano sudanese in lingua inglese ‘New Vision’. Nonostante la smentita ufficiale alcuni media nazionali insistono affermando che la visita è avvenuta lunedì 27 luglio ed è durata quattro giorni. Secondo informazioni non confermate sarebbe stata la stessa Casa Bianca a chiedere al Governo sudanese di non divulgare la notizia per non mettere in imbarazzo il Presidente Obama di ritorno dal suo tour africano.

La visita è considerata di estrema importanza in quanto inserita nella strategia di normalizzazione avviata dagli Stati Uniti nei confronti dei nemici ‘storici’. Trattasi dei famosi Paesi catalogati l’Asse del Male dal Presidente George Bush, esclusa la Corea del Nord, con cui nessun dialogo è per ora previsto. Questa strategia ha posto le basi per l’accordo sul nucleare civile con l’Iran che dovrebbe aumentare la stabilità e la pace nel Medio Oriente secondo vari esperti. Ha portato anche all’apertura della Ambasciata cubana a Washington e alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Cuba (domani il Segretario di Stato Usa John Kerry si recherà a Cuba per issare la bandiera americana sull’Ambasciata Usa a Cuba, dopo la riapertura ufficiale della rappresentanza diplomatica), relazioni interrotte dopo la presa del potere di Fidel Castro e del Che, che spodestarono il dittatore Battista ‘pupazzo’ degli americani. Questa strategia di normalizzazione dei rapporti internazionali sarebbe stata resa necessaria per allontanare alleati ai due nemici giurati dell’America: Russia e Cina, o per lo meno di diminuire i pericolosi fronti di scontro che per mezzo secolo l’aggressiva politica estera di Washington ha costantemente creato prima in nome della lotta contro il comunismo e successivamente in nome della lotta contro il terrorismo internazionale.  Una necessità vitale visto che la Casa Bianca ha accettato di entrare in aperto contrasto con Israele e Arabia Saudita sulle trattative con l’Iran.

Washington è pronto a levare l’embargo al Sudan iniziando dal settore più importante: quello finanziario. Secondo rumors che circolano negli ambienti finanziari internazionali la fine dell’embargo finanziario sul Sudan sarebbe imminente, questione di pochi mesi. L’inviato speciale americano avrebbe riconfermato le ultime prese di posizione americane riguardo il Sudan. Un mese fa la presidenza aveva ufficialmente dichiarato che il Sudan non ospita più gruppi terroristici nel suo territorio. In compenso è stato richiesto di risolvere rapidamente il conflitto nel Darfur e la disputa territoriale con il Sud Sudan. La richiesta di risolvere il conflitto del Darfur è motivata dall’obiettivo di eliminare la scusa ufficiale che l’Amministrazione Clinton offrì all’opinione pubblica internazionale, nel 1997, quando furono sancite le sanzioni contro il Sudan a causa del tentativo di genocidio attuato contro le popolazioni negroidi del Darfur. Vi è ora la necessità impellente per Washington di risolvere in un qualche modo il conflitto che avrebbe motivato la sua guerra fredda contro il Paese africano per evitare gli attacchi dei media e delle organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani ancora attente al dramma del Darfur. Disposizioni sarebbe state date ai media americani collegati al Governo di non trattare l’argomento nei prossimi mesi per non attirare attenzioni inopportune.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore