martedì, Luglio 16

Sudan – Uganda: alleanze antiamericane

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A ritmo serrato continuano le alleanze tra il Sudan e i Paesi africani come chiara risposta agli irrigidimenti degli Stati Uniti sulle normalizzazioni delle relazioni con Khartoum. L’obiettivo non dichiarato è quello di rendere un’eventuale ripresa della guerra fredda da parte degli Stati Uniti e Europa contro il Sudan vana e non giustificata. Dopo le alleanze economiche e politiche offerte dal Sud Africa, ora è il turno dell’Uganda. Martedì 15 e mercoledì 16 settembre il Presidente ugandese Yoweri Museveni è stato ricevuto con tutti gli onori dal presidente Omar El Bashir. Durante la visita ufficiale i due Capi di Stato hanno discusso di vari argomenti: dalle relazioni bilaterali al ruolo dall’Unione Africana. È stata discussa anche la situazione della guerra civile in Sud Sudan, tracciando una comune road map di cui ‘L’Indro‘ tratterà a parte, vista la complessità dell’argomento. La visita del presidente Museveni ha una grande importanza strategica ed è chiaramente in chiave anti-occidentale.

La visita ufficializza la fine della guerra fredda tra i due Paesi iniziata negli anni Novanta. Una guerra fredda combattuta appoggiando le rispettive ribellioni (il Lord Resistence Army da parte di Khartoum e l’SPLA e ora l’SPLM-Nord e altre guerriglie sudanesi da parte di Kampala), ma anche attraverso scontri diretti tra i due eserciti avvenuti ma mai dichiarati in varie province del Sud Sudan durante la guerra di secessione. L’ufficializzazione della fine della guerra fredda è stata preparata nei precedenti mesi con una serie di incontri ad alto livello che sono serviti a tracciare le linee guida della pace e della futura collaborazione economica tra Sudan e Uganda. Linee guida ratificate dai due Capi di Stato tra il 15 e il 16 settembre scorso. I due Paesi si sono impegnati a interrompere il sostegno finanziario e l’approvvigionamento di armi alle varie guerriglie regionali. Kampala dallo scorso luglio ha interrotto tutte le linee di rifornimento di armi e munizioni ai vari gruppi ribelli sudanesi tra i quali il SPLM-Nord e il Sudan Revolutionary Front.

Khartoum ha interrotto il rifornimento di armi e munizioni alle forze ribelli sud sudanesi capeggiate dal ex vice Presidente Rieck Machar. Un atto importante, che permette di diminuire la pressione militare che l’esercito ugandese sta subendo in Sud Sudan nel contrapporsi alla ribellione armata in difesa del presidente Salva Kiir, ma soprattutto per assicurarsi futuri diritti di sfruttamento petrolifero. Un intervento fortemente contrastato dagli Stati Uniti, dopo l’alleanza politica militare tra Kampala e Pechino riguardante il dossier Sud Sudan. Il rispetto di Kampala a interrompere le azioni eversive indirette contro il regime di Khartoum sta già dando importanti risultati. Il Sudan Revolutionary Front (SRF) si trova ora in serie difficoltà di approvvigionamento proprio nel momento in cui deve affrontare una vasta offensiva militare condotta dall’esercito sudanese. Lunedì 14 settembre l’SRF ha dichiarato la sua disponibilità a un cessate il fuoco di sei mesi, e la disponibilità a partecipare alle iniziative di dialogo e riconciliazione nazionale proposte da Khartoum.

Iniziative in atto da due anni e tese a risolvere politicamente le varie ribellioni in atto nel Paese, mantenendo però ben saldo il potere nelle mani dell’attuale regime di El-Bashir. L’SRF ha posto una serie di condizioni per giungere al cessato il fuoco, rigettate dal Governo e dalla Autorità Regionale del Darfur. La principale richiesta di aprire delle trattative separate in campo neutro (Addis Abeba, Etiopia) è stata respinta dal Ministro della Autorità Regionale del Darfur: Mohammed Yousif Al-Telaib. Durante una conferenza stampa, il Ministro ha chiarito che ogni trattativa di pace con l’SRF deve svolgersi sul suolo sudanese ed inserita nel processo di dialogo e riconciliazione nazionale. Ha inoltre invitato l’SRF ad accelerare il processo di disarmo volontario, de-mobilizzazione dei suoi effettivi e trasformazione del movimento guerrigliero in partito politico, che sarà riconosciuto a livello nazionale. La linea dura dimostrata da Khartoum non è certamente stata gradita dalla leadership dell’SRF, ma le possibilità di continuare le ostilità e far fronte all’offensiva dell’esercito regolare si sono ora drasticamente ridotte causa il mancato supporto ugandese.

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