sabato, Dicembre 7

Sudan: transizione in crisi, la UE si ritira, l’Italia reitera e rilancia A 24 ore dal nuovo massacro di civili, con la UE che blocca la cooperazione con Khartoum, l’Ambasciatore Fabrizio Lobasso, fautore dello sdoganamento di Al Bashir, rilancia la cooperazione italiana

0

A distanza di poco meno di un mese (8 luglio) dall’accordo tra il Transitional Military Council (la giunta militare) e l’Alleanza per la Libertà e il Cambiamento (la società civile) per un passaggio di poteri pacifico dai militari a un governo civile, la transizione sudanese, come avevamo ampiamente previsto, in base a quanto le nostre fonti in loco ci riferivano, è già in crisi

Lunedì 29 luglio, Comitato dei medici del Sudan (Ccsd), parte della  Sudanese Professionists Association (SPA), ha riferito di cinque persone uccise a colpi d’arma da fuoco durante una manifestazione di protesta pacifica nella città di El-Obeid, nella regione del Kordofan settentrionale. “Ci sono molti feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni“, ha aggiunto il comitato sudanese che ha spiegato che alcuni cecchini hanno sparato durante una processione pacifica degli studenti delle scuole secondarie

E’ di oggi la notizia che le scuole sono chiuse a seguito del massacro di El-Obeid, “E’ stata imposta la chiusura di asili, scuole elementari e superiori fino a nuove disposizioni”, afferma una nota della giunta militare al potere diffusa dall’agenzia ‘Suna’. I manifestanti hanno puntato il dito contro i paramilitari delle Forze di supporto rapido, accusate anche per la strage del 3 giugno a Khartoum. 

Il massacro di El Obeid ha innescato nuove proteste in varie città, compresa la capitale. Nello stesso giorno del massacro, il generale Mohamed Hamdan Dagolo (‘Hemeti‘), vice Presidente della giunta militare sudanese, aveva incontrato il  Presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, al Cairo, assicurandolo del processo avviato e ricevendo in cambio il sostegno “costante e strategico dell’Egitto alla stabilità e alla sicurezza del Sudan“.
Nelle stesse ore le autorità sudanesi imponevano il coprifuoco in quattro località della provincia del Kordofan settentrionale, e in particolare nella capitale, al-Obeid, per un periodo di tempo indeterminato. 

Ieri i negoziatori del movimento di protesta sudanese hanno cancellato i previsti colloqui con i militari al potere, dopo che cinque giovani dimostranti sono stati uccisi in una manifestazione. “Non ci saranno negoziati oggi, mentre siamo ancora ad Al-Obeid“, ha annunciato il negoziatore Taha Osman, parlando con ‘AFP’ dalla cittadina dove gli studenti sono stati uccisi lunedì a colpi d’arma da fuoco durante una manifestazione.
Le Nazioni unite hanno chiesto un’indagine sull’uccisione, mentre il movimento di protesta continua a chiedere che i generali cedano il potere.
I dimostranti hanno accusato le Forze di supporto rapido, forza paramilitare guidata dal potente generale Daglo, di aver sparato contro i giovani che manifestavano contro la scarsità di carburante e pane. 

Dunque, la transizione potrebbe già essere saltata, l’accordo dell’8 luglio carta straccia. Una notizia importante, se confermata, in questo quadro viene  -prima dei fatti del 29 luglio- dall’Unione Europea: la radio ‘Deutsche Welle’ ha fatto sapere, citando un anonimo portavoce dell’Unione europea, che il progetto a guida tedescaBetter Migration Management’, per la formazione e l’equipaggiamento delle guardie di frontiera sudanesi, è stato fermato a metà marzo. Anche il centro di intelligence Regional Operational Center in Khartoum, finanziato dall’Ue è ‘in pausada giugno. Dichiarazioni ufficiali al riguardo non ve ne sono. Le iniziative erano state finanziate nell’ambito del fondo fiduciario per l’Africa dell’Ue, un’iniziativa da 4.5 miliardi di euro varata nel 2015 per contenere le migrazioni. 

È un segnale positivo che l’Unione Europea abbia sospeso questi programmi, ma non avrebbe neanche dovuto iniziare a finanziare un regime come quello di Al-Bashir, che era al potere prima. Si sapeva già come sarebbero stati usati questi fondi e chi sarebbe stato impiegato per bloccare i migranti: i famigerati janjaweed, autori di tanti crimini, soprattutto nel Darfur“. Lo ha dichiarato all’agenzia ‘Dire’ padre Mussie Zerai, prete eritreo e attivista per i diritti dei migranti. ‘L’Indro’ aveva sollevato il problema, sensibilizzato dalle sue fonti in loco, da tempo. 

Anche l’Italia si è fatta sentire, ma per una dichiarazione -che non è chiaro quanto sia stata concordata con la Farnesina-  dell’ambasciatore a Khartoum, Fabrizio Lobasso, rilasciata all’agenzia  ‘Dire’,  a meno di 24 ore dal massacro e mentre a Khartoum i negoziati venivano dichiarati sospesi.  “Per il Sudan è un momento storico cruciale, ma a Khartoum si respira aria di serenità e cambiamento, nonostante i momenti di tensione. La gente vuole più benessere, chiede una vita normale, dopo 30 anni di regime che ha compresso i diritti. E in questo l’Italia può continuare a giocare il ruolo di stabilizzatore sociale, grazie ai suoi interventi di cooperazione allo sviluppo“. Stabilizzatore, il nostro Paese, “non solo politicamente e culturalmente, ma soprattutto attraverso la cooperazione allo sviluppo, intervenendo in quelle aree in cui lo Stato centrale non riesce ad arrivare“. Il nostro Paese, prosegue l’ambasciatore, “negli ultimi 15-20 anni ha investito tantissimo nelle regioni orientali del Sudan, creando sviluppo e pace a livello intertribale e interetnico“. Un lavoro che può essere esteso anche ad altre zone, ma a una condizione: “Più il Paese si pacifica democraticamente più potremo continuare a dare il nostro contributo. Un supporto che a livello internazionale è assolutamente di primo piano“. 

L’Ambasciatore Lobasso è stato il diplomatico che più si è impegnato a sdoganare il Sudan, dalle sue attività è derivato il rapporto del Sudan con l’Italia e l’Unione Europea.
Lobasso, nelle sue dichiarazioni, sembra ignorare i frutti dello sdoganamento sudanese. Il fallimento del Processo di Khartoum, il gioco delle tre carte fra Italia, Francia e Russia condotto dal deposto Al Bashir,  l’implicazione del Paese nel traffico dei migranti, con UE e Italia perfettamente informate.
Sulla base anche di tutto questo la UE avrà deciso (si attende conferma) il congelamento di quanto riferito dalla fonte anonima, in sostanza sulla presa d’atto che lo sdoganamento, del quale Lobasso è stato tra i principali artefici, è stato un fallimento ed è alla base di morti e torture.

Correlati:

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore