domenica, Agosto 9

Sudan-Sud Sudan: fallita la mediazione su Abyei E' un territorio contestato tra i due Stati a causa dei suoi giacimenti petroliferi

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Lo stato di Abyei, situato al confine tra Sudan e Sud Sudan, è abitato dalla tribù Ngok Dinka e da tribù arabe nomade: i Misseriya. Dall’indipendenza del Sud Sudan, Abyei è un territorio contestato tra i due Stati a causa dei suoi giacimenti petroliferi a cui Khartoum non intende rinunciare e che Juba sogna di impossessarsi. La disputa sulle fonti energetiche è stata trasformata da entrambi i regimi in un artificiale conflitto etnico: africani contro arabi. Un conflitto che nel 2004 il leader del Sud Sudan, il Dr. John Garang, aveva tentato di risolvere pacificamente  tramite un referendum che si doveva svolgere assieme a quello per gli altri Stati sudisti chiamati a decidere se volevano o meno continuare a far parte del Sudan dopo una guerra durata oltre trent’anni. Il leader della ribellione sudista John Garang proponendo i due referendum indipendentistici per offrire la possibilità al suo popolo di esprimersi, promuoveva un progetto contrario per mantenere il Sudan unito, abbattere la dittatura di Omar El Bashir e fondare un Paese democratico, federalista, multietnico e multi religioso. Questo suo processo fu bloccato con la sua misteriosa morte avvenuta il 29 luglio 2005

Il referendum si tenne nel 2011 nel Sudan del sud ma non presso lo Stato di Abeyi. Al posto del referendum furono siglati tra Khartoum e Juba nel giugno 2011 degli accordi ad Addis Abeba, Etiopia, che prevedevano una Amministrazione Congiunta Sudan, Sud Sudan. Gli accordi di Addis Abeba di fatto non hanno mai funzionato. Il governo di Juba ha sempre accusato Khartoum di aver approfittato di questi accordi per imporre una amministrazione unilaterale e inglobare illegalmente lo Stato nel suo territorio nazionale per poter sfruttare i presenti giacimenti petroliferi. Le continue accuse e lo scontro armato tra i due eserciti costrinse le Nazioni Unite e l’Unione Africana a interporre tra le fazioni in lotta un contingente di caschi blu e ad avviare un programma di demarcazione dei confini tra i due Paesi.

L’etnia Ngok Dinka non ha mai riconosciuto gli accordi di Addis Abeba del 2011 e l’Amministrazione Congiunta, proponendo nell’ottobre 2013 un referendum per l’indipendenza dove i sì vinsero con il 98% dei voti. Un referendum che a gran sorpresa non fu riconosciuto dal governo Sud Sudane, nonostante che i Ngok Dinka appartenessero alla stessa tribù del Presidente  Salva Kiir. Alcuni osservatori regionali pensano che il mancato riconoscimento della validità del referendum fu una scelta obbligata per Juba dinanzi alla ferma opposizione dell’Unione Africana e alla impossibilità di sostenere una guerra aperta contro il regime di Khartoum. Nonostante questo ‘tradimento’, Juba sostiene tutt’ora i sogni di indipendenza dei Ngok Dinka mentre Khartoum rimane ferma nel difendere i suoi diritti territoriali per proteggere i giacimenti petroliferi di Abyei dopo aver perso il 75% delle risorse energetiche causa l’indipendenza del Sud Sudan.

Lo scorso maggio il Consiglio di Sicurezza ha ridotto la Forza ONU di Interposizione ad Abyei (a cui partecipa l’esercito etiope) da 5.326 a 4.791 uomini, chiedendo ai due Paesi di risolvere la disputa territoriale entro sei mesi. Il governo sudanese si dichiarò disponibile ad un serio e pacifico incontro con la controparte sud sudanese, accettando l’invito della Unione Africana di un incontro speciale ad Addis Abeba fissato per lo scorso 18 agosto.  In un primo momento il governo di Juba, sconvolto dalla guerra civile, si è dichiarato disponibile all’incontro nonostante  che l’Ambasciatore sud sudanese a Nairobi Kenya, Jimmy Deng, avesse esternato l sue preoccupazioni facendo trapelare il timore che l’Unione Africana stesse favorendo il Sudan.

Le perplessità esternate dall’Ambasciatore Jimmy Deng sono state fatte proprie dal governo sud sudanese che ha inviato a poche ore dall’incontro un dispaccio informando l’Unione Africana la sua indisponibilità agli accordi proposti tramite  mediazione etiope. Il Ministro degli Esteri Sud Sudanese Deng Alor Kuool ha confermato la decisione presa dal suo governo di non partecipare all’incontro.

«La nostra delegazione non si recherà ad Addis Ababa ma solo per ragioni tecniche e logistiche. In tutti i modi ci tengo a sottolineare che la soluzione alla disputa  territoriale su Abyei richiede la buona volontà di entrambe le parti e una imparzialità della Unione Africana», afferma il Ministro degli Esteri sud Sudanese. Il Governo di Khartoum ha espresso tutto il suo disappunto per il boicottaggio del meeting da parte del Sud Sudan evidenziando una mancanza di collaborazione per risolvere la disputa territoriale. In una intervista al quotidiano sudanese Sudan Tribune, il Capo Amministratore sud sudanese di Abyei Kuol Alor Kuol ha accusato entrambe le parti di aver fallito il compito di risolvere pacificamente la demarcazione di confine, la distribuzione delle ricchezze petrolifere, il ritorno dei rifugiati e la pace nello Stato conteso. Secondo informazioni regionali confermate dallo stesso Kuol Alor Kuol, il mancato meeting avrebbe rafforzato i sentimenti indipendentistici dei Ngok Dinka. Lo Stato di Abyei ritorno ad essere oggetto di una contesa territoriale irrisolta anche se i rischi di una guerra tra i due Stati sarebbero minimi causa la debolezza militare del Sud Sudan impegnato in una terribile guerra civile senza vinti e vincitori. Vari esperti temono che Khartoum possa ora approfittare  di questa palese debolezza militare per assicurarsi la territorialità di Abyei. Rimane ora ancora più incerto che prima il destino dei Ngok Dinka.

La scelta di non partecipare ai colloqui su Abyei aumenta le frizioni tra i governi sud sudanese e quello etiope. Un imprevisto incidente aumenta anche le relazioni tra Sud Sudan e Stati Uniti (accusati di sostenere la ribellione). Domenica 27 agosto Christopher Allen, giornalista americano, è stato ucciso dai soldati governativi mentre stava seguendo una battaglia con i ribelli presso la località di Kaya, vicino al confine con l’Uganda. L’Ambasciata americana a Juba ora pretende spiegazioni.

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