giovedì, Novembre 14

Sudan: Salah Gosh, tra genocidi e protezione della CIA La prima ‘vita’ del ‘Boia di Khartoum’: dal genocidio in Darfur a quando le cancellerie occidentali e la CIA lo consideravano unico e valido interlocutore del regime sudanese

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Ieri abbiamo informato del tour del generale Salha Abdallah Gosh, uomo simbolo del regime sudanese,  in Arabia Saudita, e Emirati Arabi, per ottenere appoggi politici e militari al Transitional Military Council, e negli Stati Uniti per incontrare alti ufficiali della CIA. Incontro non ufficiale, naturalmente, anche perché la giunta militare ha detto di aver arrestato Gosh, arresto dal quale poi, i vertici della giunta hanno ammesso, essere fuggito.

Nella difficile situazione in cui verte la rivoluzione sudanese, sempre più, con il passare delle settimane, al centro della medesima, per quanto nascosto, appare Gosh, con i sui legami con le cancellerie e i servizi segreti dell’Occidente. Per capire meglio quanto sta accadendo in Sudan, serve ripercorre e avere ben chiara la figura di questo militare.

Il Generale صلاح عبدالله غوش‎, ovvero Salha Abdallah Gosh è una delle figure più emblematiche del regime islamico, che dal 1989 detiene il controllo del Sudan, ma anche uomo coinvolto nel massacro dei dissidenti e in una serie di guerre civili negli Stati a maggioranza etnica africana  -Darfur, Kordofan, Blue Nile. Conflitti creati dallo stesso regime per necessità di estendere il processo di islamizzazione forzata su tutta la popolazione sudanese e per assicurarsi il controllo esclusivo delle risorse naturali presenti nei tre Stati.

Ex Security Advisor del Presidente Omar Al Bashir, Gosh giocò un ruolo di primo piano nell’organizzare le milizie arabe responsabili del conflitto in Darfur, secondo le inchieste condotte dagli esperti delle Nazioni Unite. Gosh non si limitò a formare, armare, addestrare le milizie arabe note con il nome di Janjaweed. Assieme al Generale Luogotenente Mohamed Hamdan Daglo  (Hemetti), attualmente Vice Presidente del Transitional Military Council e uomo forte del Sudan dopo la caduta di Bashir,  Gosh coordinò le sistematiche pulizie etniche contro le popolazioni africane del Darfur che in meno di un anno assunsero dimensioni di genocidio.

Nel 2013 le Nazioni Unite e la Corte Penale Internazionale stimarono che 300.000 darfurini sono stati massacrati dalle milizie arabe durante la guerra civile. Nel 2015 le due istituzioni furono costrette ad aggiornare le loro stime a seguito del ritrovamento di nuove fosse comuni. Le nuove stime parlano di 400.000 vittime. Durante la ripresa del conflitto in Darfur, grazie al rafforzamento della guerriglia JEM – Justice and Equity Movement, Gosh nel 2016 ordinò l’utilizzo di armi chimiche e batteriologiche contro la popolazione civile in Darfur.

Gosh e Hemetti, dopo aver assicurato un parziale controllo del Darfur, smobilitarono gran parte dei miliziani Janjaweed per formare la Rapid Suppor Forces (RSF),un reparto d’élite che rispondeva solo al dittatore Bashir e al Generale Hemetti, messo a capo di questa formazione d’élite. La creazione delle RSF ha rappresentato un ottimo affare per il regime, sia dal punto di vista militare che economico. Pur mantenendo la loro presenza nel Darfur, le RSF hanno progressivamente assunto ruoli repressivi su tutto il territorio nazionale. Nonostante le RSF fossero un corpo ufficiale dell’Esercito sudanese, il loro comportamento rimane ancorato alle metodologie criminali tipiche dei gruppi paramilitari, utilizzati da varie dittature in Africa e America Latina.

Nel 2015 le RSF diventano un’ottima fonte di guadagno per il regime. Iniziarono ad essere impiegate nel conflitto yemenita come truppe di terra, per la coalizione dell’Arabia Saudita, contro le formazioni ribelli Houthi che combattevano contro il Presidente Abdrabbuh Mansur Hadi e avevano preso il controllo della capitale, Sana’a. Per questo servizio l’Arabia Saudita versò nelle casse sudanesi 1 miliardo di dollari e concesse vari prestiti a tassi di interesse agevolati. L’assistenza finanziaria saudita concessa in cambio del lavoro sporco delle RSF in Yemen, doveva risolvere parte dei problemi inerenti alla crisi economica del Paese, sorta dopo l’indipendenza del Sud Sudan (2011), dove si trovano la maggioranza dei giacimenti petroliferi sudanesi. Al contrario gran parte degli aiuti sauditi finirono nelle mani di Bashir, Gosh e Hemetti. Durante la guerra in Yemen, le RSF furono il fattore chiave del regime monarchico saudita per stringere alleanze con le milizie DAESH, presenti nel Paese della Penisola Araba.

Sempre a partire dal 2015, le RSF divennero il fulcro centrale della politica europea di contenimento dei flussi migratori dal Corno d’Africa all’Europa. Una politica che verteva sul Processo di Khartoum, iniziativa lanciata dalla Farnesina e dall’allora Ambasciatore Armando Barucco, che riuscì, nel novembre 2014, a convincere l’Unione Europea e l’Unione Africana a collaborare con il regime islamico nella lotta contro il terrorismo internazionale e il contenimento dei flussi migratori.
Dal 2018, molti analisti e think thank europei considerano il Processo di Khartoum come uno dei più grandi fallimenti della diplomazia europea, fallimento che ha aperto le porte a gravi violazioni dei diritti umani commessi dai Paesi ‘alleati’ a questa dottrina di politica estera.

Il Processo di Khartoum ha rappresentato una vera e propria manna per il regime islamico che, dal 2015 al 2018, ha ricevuto dall’Unione Europea 400 milioni di euro destinati a rafforzare le milizie RSF e la National Intelligence Security Service (NISS) nel controllo dei corridoi clandestini dei flussi migratori alle frontiere con l’Eritrea, la Libia e l’Egitto. Anche in questo caso gran parte dei fondi europei furono equamente diviso dal triunvirato Bashir-Gosh-Hemetti. Il restante fu utilizzato per meglio armare le due unità d’élite del regime, per meglio reprimere la popolazione sudanese.

Il triunvirato oltrepassò i limiti della ingordigia divenendo, nel 2016, l’attore principale nel traffico di esseri umani. Le RSF e la NISS, con la scusa di mantener fede al mandato ricevuto dalla UE, costrinsero i trafficanti di esseri umani che operavano in Sudan a porsi sotto il loro comando. Chi rifiutava veniva annientato. Le azioni contro i trafficanti ‘ribelli’ venivano presentate alla UE come il più evidente segnale di genuina collaborazione del regime al Processo di Khartoum. Il controllo dei flussi migratori divenne una manna per il triunvirato, che riceveva i fondi europei e allo stesso tempo i proventi del traffico di esseri umani sotto il loro controllo.

Nonostante dissidi interni e lotte di potere occulte, il triunvirato Bashir-Gosh-Hemetti, divenne il nuovo fulcro di potere del regime. Ridotta l’influenza dell’Islam radicale, che aveva partecipato al golpe del 1989 e assicurato per almeno vent’anni, il controllo del Paese, grazie all’introduzione della Sharia  -la legge islamica-; il triumvirato, prima della rivoluzione di dicembre stava organizzando il rinnovo dei vertici e la successione a Bashir.  

Il giornalista investigativo Justin Lynch che collabora con il quotidiano ‘The Daily Beast’, ha condotto una lunga serie di indagini sui rapporti tra il Generale Gosh e la CIA. ‘The Daily Beast’ è un quotidiano indipendente di New York, guidato da Noah Shachtman (editore capo) e Heather Dietrick (direttore). In breve tempo il quotidiano diventa una delle voci più autorevoli della informazione alternativa e indipendente americana, raggiungendo 1 milioni di lettori al giorno.

La storia di spionaggio nasce nel settembre 2012, quando Princeton Lyman, diplomatico americano che aveva ricevuto l’incarico di Inviato Speciale del Dipartimento di Stato per il Sudan, fu inviato, dalla CIA, al Cairo, per incontrare Salah Gosh e finalizzare gli ultimi dettagli di un golpe per destituire Omar Al Bashir.
All’incontro si presume anche la presenza del Generale Hemetti. Lyman assicurò il supporto degli Stati Uniti al golpe, contravvenendo alla Costituzione americana che considera azione illegale la partecipazione del Governo americano in atti sovversivi in Paesi stranieri. Dettato costituzionale sempre aggirato dalle varie amministrazioni americane, in nome della dottrina della ‘sicurezza interna’ che permette a Washington, CIA e Pentagono di intervenire anche con azioni preventive in qualunque Nazione dove esistano fondati sospetti che la sicurezza economica e politica interna degli Stati Uniti sia in pericolo.

Lyman precisò ai golpisti che il Governo americano avrebbe sostenuto la giunta militare dopo l’arresto di Bashir a condizione che si impegnasse a rispettare i diritti umani, interrompere i conflitti in atto, e assicurare la transizione del Sudan alla democrazia.
Il supporto di Washington era, però, limitato, e rimaneva di natura politica. Nessun agente segreto, forze speciali, finanziamenti ed armi sarebbero state fornite ai generali ribelli che dovevano attuare il piano contando sulle loro forze.
Il colpo di Stato fallì e il Generale Gosh fu praticamente l’unico a espiare il tradimento verso il dittatore. Fu arrestato nel novembre 2012. Il periodo di detenzione fu relativamente breve. Gosh fu perdonato da Bashir nel luglio 2013 e posto al comando della NISS. Questo atto inconsueto del dittatore sudanese è spiegabile con il ruolo giocato da Gosh con gli Stati Uniti.

Il ‘Boia di Khartoum’ -soprannome acquisito dopo vari massacri compiuti per reprimere le rivolte del pane a Khartoum- continuava ad essere riconosciuto dalla CIA come unico e valido interlocutore del regime sudanese.
Bashir, sotto il peso del collasso economico del Sudan, aveva un disperato bisogno di far revocare le sanzioni economiche americane. La riabilitazione internazionale del regime, ad opera, originalmente della diplomazia italiana, e successivamente di quelle tedesca, inglese e francese, risultava non del tutto sufficiente per far cambiare atteggiamento alla Casa Bianca. Per aumentare le speranze di convincere Washington a porre fine all’embargo, la riabilitazione di Salah Gosh risultò un passo obbligato.

Gosh mantenne fede al compito affidatogli. Collaborando con alcuni ambienti diplomatici occidentali a Khartoum, contribuì a una parziale revoca delle sanzioni economiche americane, proponendosi come l’uomo forte dell’Occidente, in grado di distruggere i gruppi terroristici salafisti e fermare i flussi migratori in collaborazione con il Generale Hemetti.

La revoca parziale delle sanzioni non fu sufficiente per riavviare l’economia sudanese, ma fu in grado di far riprendere respiro al regime.
Da notare che la revoca totale delle sanzioni economiche americane era considerata una esigenza di vitale importanza per il regime, conscio che il fallimento economico stava aumentando le possibilità di rivolte popolari. Infatti, la Rivoluzione di dicembre è nata proprio a causa del collasso economico del regime.

La fiducia e l’appoggio della CIA permisero a Gosh di conquistare l’appoggio e il riconoscimento (mai ufficializzato) dell’Unione Europea.
Tra il 2013 e il 2018 Gosh, al comando della terribile polizia segreta NISS, era solito frequentare gli ambasciatori europei di servizio a Khartoum. Tutti gli incontri avvenivano a porte chiuse, lontani dai media e coperti da segreto di Stato. Ovvie le ragioni visto, che le indagini di Nazioni Unite e Corte Penale Internazionale confermavano i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità di Gosh, considerato l’uomo più spregiudicato e brutale del regime sudanese.
Secondo alcune indiscrezioni, tutti questi incontri vertevano sulla collaborazione sudanese nella lotta contro il terrorismo internazionale e flussi migratori. Dal 2015 in poi si venne a creare una situazione paradossale. Unione Europea e Stati Uniti consideravano ufficialmente Salah Gosh come un criminale, e dietro le quinte della diplomazia l’uomo forte del quale necessitava l’Occidente per controllare il Sudan.

Se il rapporto tra Gosh e CIA può essere definito sufficientemente leale, il rapporto con la UE era basato sul doppio volto del Boia di Khartoum. Ufficialmente si impegnava a combattere il terrorismo salafista e i flussi migratori, ma in tutta segretezza Gosh stava rafforzando i legami tra il regime e Al Qaeda e DAESH, e assumendo il controllo (assieme ad Hemetti) del traffico di esseri umani.
Nonostante questo doppio gioco Gosh riuscì a conservare il titolo di alleato presso Bruxelles, diventando progressivamente una figura chiave del regime per l’Unione Europea.

Nell’ottobre 2018 Gosh incontrò i servizi segreti francesi a Parigi che gli domandarono il suo aiuto a contenere l’espansione russa nella Repubblica Centrafricana. Impegno mantenuto nel febbraio 2019, grazie ad una pace (assai fragile e contraddittoria) imposta da Khartoum al governo di Bangui. Anche in questa occasione Gosh dimostrò tutta la sua ambiguità politica.

L’accordo di pace non era studiato per diminuire l’influenza russa sul Paese africano ricco di diamanti, petrolio e uranio, come richiesto da Parigi, ma a creare una convivenza di interessi tra Francia e Russia nello sfruttamento delle sue risorse naturali.
Questa mossa fu giudicata dal triunvirato Bashir-Gosh-Hemetti come fondamentale per rafforzare l’amicizia con la Russia, nella speranza che Mosca fosse in grado di alleviare la crisi economica tramite investimenti e prestiti, necessari per colmare il vuoto creato da Pechino. La Cina, storico alleato del regime islamico, giocò il ruolo di primo piano nel sostegno economico durante gli anni più duri delle sanzioni, quando il Sudan subì due attacchi militari, uno attuato dal Pentagono tramite missili terra e aria e l’altro da Israele tramite raid aerei.

Le relazioni clandestine tra Gosh e la CIA furono rivelate al ‘The Daily Beastdallo stesso Lyman, lo scorso agosto. Lyman sottolineò tutti i rischi presi dalle diplomazie occidentali nel trattare con pericolosi elementi del regime, sospetti di legami con il traffico di esseri umani e terrorismo salafista, sospetti che si stavano rafforzando grazie alle nuove prove raccolte. Nonostante ciò, Lyman, conosciuto per essere un diplomatico molto pragmatico, ritenne che tale collaborazione fosse necessaria per la stabilità della regione. Le rivelazioni di Lyman furono confermate da Colin Thomas Jensen, suo consigliere speciale, e da 13 ex ufficiali del Dipartimento di Stato, Pentagono e CIA che si pronunciarono a titolo personale.

Come reazione all’articolo pubblicato sul quotidiano di New York, CIA e Casa Bianca declinarono ogni commento e dallo scorso gennaio la politica estera americana si spostò gradualmente a favore del movimento rivoluzionario, fino arrivare ai giorni nostri, che vedono gli Stati Uniti promotori della politica occidentale che prevede l’immediato trasferimento di poteri ad un Governo di civili.
La collaborazione tra Gosh e CIA è continuata, nonostante le nuove posizioni della Casa Bianca verso il Sudan. Secondo le ricerche giornalistiche condotte, e parzialmente confermate da Alex De Wall, professore preso l’Università di Tufts e autore di sette libri sul Sudan, la CIA considera ancora Gosh come una valida alternativa a Bashir, con l’intento di mantenere intatto il potere della giunta militare e del vecchio regime, chiedendo in cambio l’avvio di un processo democratico sotto il controllo dei militari.

Radio France International’ ha pubblicato oggi la notizia che il famoso, quanto discusso istituto bancario francese BNP Paribas è nuovamente nei guai con la giustizia americana dopo le vicende del 2014, quando la banca francese fu condannata ad una multa di 8 miliardi di euro per aver violato gli embarghi economici verso Cuba e Iran. La Corte d’Appello di Manhattan ha ritenuto fondata l’accusa, inoltrata contro BNP Paribas da 21 rifugiati sudanesi, i quali avrebbero esibito alla giuria prove di ingenti finanziamenti a favore del regime sudanese avvenuti in un arco di dieci anni: dal 1997 al 2007. Secondo i rifugiati sudanesi, questi fondi sarebbero stati utilizzati per finanziare la guerra e il genocidio nel Darfur. La BNP Paribas averebbe finanziato al-Bashir e soci contravvenendo alle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, agendo tramite la sua filiale a New York. La denuncia era stata inoltrata alla giustizia americana nel 2016, ma ritenuta all’epoca carente di prove.

 

(La secondo parte di questo servizio sarà pubblicata lunedì 27 maggio)

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