sabato, Dicembre 7

Sudan: rivoluzione ad oltranza Le violenze e le vittime della manifestazioni di domenica non impediscono ai civili di convocare uno sciopero generale per il 14 luglio

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Domenica 30 giugno centinaia di migliaia di persone hanno risposto all’appello lanciato dalla Sudanese Professionists Association (SPA) e dal Sudanese Comunist Party (SCP) di scendere nelle piazze per protestare contro la giunta militare che a tutt’ora mantiene illegalmente il potere, dopo la caduta del dittatore Omar El Bashir e si ostina a non voler riprendere le trattative.
Il Transitional Military Council ha inviato un ingente schieramento di forze di sicurezza per disperdere i manifestanti presso la capitale, Khartoum, che si stavano dirigendo verso il Palazzo della Presidenza. Durante gli scontri si sono registrati 7 morti e 180 feriti. Sulle cifre dei feriti sorgono dubbi. Potrebbero essere state aumentate per scopi politici. Le morti sono state confermate dalle autorità di vari ospedali di Khartoum. 

Le forze dell’ordine che il TMC utilizza sono quasi esclusivamente le milizie arabe Janjaweed Rapid Support Forces (RSF) di cui la direzione del movimento rivoluzionario,  Alleanza per la Libertà e il Cambiamento (ALC) chiede da due mesi la loro dissoluzione. Le RSF, oltre ad essere responsabili delle recenti violenze contro i civili, sono state le principali forze utilizzate per il genocidio attuato durante la guerra civile nel Darfur. I loro crimini contro l’umanità fanno parte dei dossier giudiziari della Corte Penale Internazionale. 

Il giorno prima della manifestazione, sabato 29 giugno, il TMC aveva tentato di impedirla tramite l’arresto di vari leader dell’opposizione. I militari hanno anche fatto irruzione presso la sede della SPA per impedire una conferenza stampa che si doveva tenere assieme alle rappresentanze sindacali sudanesi alle 07:00 del mattino (ora locale). 

Le violenze alla vigilia della manifestazione non hanno impedito che le strade si riempissero di centinaia di migliaia di giovani che hanno sfidato le milizie delle Rapid Support Forces con proteste pacifiche. La manifestazione del 30 giugno ha, per i sudanesi, un alto valore simbolico. È stata organizzata per condannare il colpo di Stato avvenuto il 30 giugno 1989, attuato dai generali Omar El Bashir, Mohamed Hamdan Daglo (detto (‘Hemetti’ o ‘Hemeti’), Salah Gosh e Abdel Fattah Al-Burhan. Bashir è in stato di arresto dal 11 aprile scorso, mentre gli altri tre generali fanno parte del Triunvirato del TMC: Al-Burhan come Presidente, Hemetti come Vice Presidente e comandante delle RSF e Gosh che opera dietro le quinte al sicuro a Riyad. 

La manifestazione di domenica ha dimostrato che l’Alleanza per la Libertà e il Cambiamento ha il supporto della maggioranza della popolazione nonostante siano passati 7 mesi dall’inizio delle proteste. La direzione rivoluzionaria, lunedì 01 luglio, ha convocato uno sciopero generale per il 14 luglio, al fine di costringere la giunta militare a passare il potere ad un governo composto da civili. 

Dopo il giallo delle tre versioni differenti sottoposte dal mediatore etiope, finalmente l’Unione Africana e il Governo etiope sono riusciti a presentare alle parti in causa (TMC e ALC), una proposta politica tesa a riaprire le trattative, creare un Governo di transizione e porre fine alla crisi politica che rischia di avere pesanti ripercussioni sulla pace e sulla stabilità regionali. 

I contenuti della proposta non sono soddisfacenti, dimostrando la difficoltà che l’Unione Africana riscontra nel risolvere le crisi africane. Il Consiglio Sovrano, organo destinato a gestire il periodo di transizione alla democrazia di tre anni e le libere elezioni, dovrebbe essere composto da 15 membri: 7 militari, 7 civili e un Presidente super partis. La formazione del Governo e del Parlamento dovrebbe avvenire in un secondo momento, ad eccezione dei Ministeri della Difesa e degli Interni che sarebbero sotto il controllo dei militari

Unione Africana e Governo etiope invitano le parti ad una immediata ripresa dei colloqui, mentre alla Comissione Unione Africana per i Diritti Umani e dei Popoli viene affidato il manato per una trasparente, imparziale, accurata e credibile indagine sulle violenze commesse dalle RSF dal 3 giugno 2019 in poi. Su questo soggetto il Centro Africano degli Studi per la Pace e la Giustizia, ha definito le repressioni delle proteste attuate dalla giunta militare come un crimine contro l’umanità, ricordando che il generale Hemetti e le Rapid Support Force non sono nuove a questi crimini. La giunta militare non ne vuole sapere di affrontare il tema e le relative responsabilità. Per impedire una indagine esterna ha costituito una settimana fa una commissione militare di indagine con a capo il brigadiere Abdelrahim Badrelidin. I risultati lampo di questa Commissione arrivano alla conclusione che le violenze contro i civili sono state perpetuate da infiltrati e da soldati indisciplinati, escludendo ogni responsabilità del Transitional Military Council e delle Rapid Support Forces. 

Nonostante le classiche dichiarazioni della giunta di essere pronta al passaggio dei poteri ad un governo civile (l’ultima risalente alla scorsa domenica) il triumvirato Hemetti-Gosh-Al-Burhan continua a mantenere il potere, sperando che il tempo giochi a loro favore. Per aumentare le pressioni sui militari, Elio Engel, il presidente dei Democratici presso il Comitato Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti ha avanzato all’Amministrazione Trump la richiesta di applicare sanzioni economiche ad personam rivolte contro i leader del TMC e agli ufficiali delle milizie arabe RSF.  «In virtù delle leggi: Pace Comprensiva in Sudan, e Legge sulle responsabilità in Darfur, si possono applicare sanzioni ai leader del Transitional Military Council e alle Rapid Support Forces in quanto milizie Janjaweed responsabili di crimini contro l’umanità, riorganizzate sotto un altro nome», ha dichiarato Engel. «Le sanzioni contro i dirigenti del TMC e in particolar modo contro Hemetti e le RSF riaffermerebbero il supporto alla transizione democrazia in Sudan e lancerebbero un potente messaggio al popolo sudanese che gli Stati Uniti sostiene in pieno la loro battaglia per la democrazia e per i diritti umani»

Secondo Fergal Keane, editore di ‘BBC Africa’, all’interno della giunta militare starebbero nascendo delle profonde  divisioni e il generale Hemetti starebbe tentando di emergere come unico attore politico a scapito dei soci, Gosh e Al-Burhan, sfruttando l’appoggio politico offerto da Emirati Arabi Unite e Arabia Saudita

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