lunedì, Novembre 18

Sudan: rischi di contro-rivoluzione Le trattative tra il Consiglio Militare di Transizione e i manifestanti riuniti nella piattaforma ‘Freedom and Change’ si sono interrotte al terzo round di colloqui. I militari tenterebbero la contro-rivoluzione

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La rivoluzione sudanese è entrata nella fase di stallo, con il Transitional Military Council  (TMC), la giunta militare, e la piattaforma politica dei rivoluzionari Freedom and Change capeggiata dalla Sudanese Professionists Association (SPA), pur aprendosi al dialogo, cercano di imporsi per consolidare la presa del potere.

E’ di queste ore la notizia che il terzo round di colloqui tra il Consiglio Militare di Transizione e l’opposizione democratica si è concluso senza un accordo. Nonostante le iniziali indicazioni sulla possibilità di raggiungere un accordo, le differenze sulla composizione di un nuovo organo esecutivo -il Consiglio di Stato sovrano- e la minaccia da parte dell’Esercito di sgomberare i manifestanti accampati fuori dal quartier generale dell’Esercito nella capitale, Khartum, hanno portato a uno stallo i colloqui.
L’alleanza che rappresenta i manifestanti, le Forze della libertà e del cambiamento, chiede otto posti per i civili e sette per l’Esercito nel Consiglio di Stato, mentre i generali vogliono sette posti per loro e tre per i civili. Questi numeri sono stati il punto critico dei colloqui.

La SPA ha messo in guardia contro ogni tentativo di interrompere le proteste, descrivendo il consiglio militare come una ‘replica’ del precedente regime.

Il TMC dispone ancora di una forza repressiva non indifferente, ma che non può essere esercitata a causa della determinazione della masse popolari e la defezione di vari reparti di Esercito e Polizia. Qualsiasi misura repressiva scatenerebbe una lotta intestina all’interno dell’Esercito tra i reparti fedeli al vecchio regime e quelli passati dalla parte della rivoluzione. La SPA è consapevole che l’unica sua forza e autorevolezza proviene dalla pressione esercitata dalla popolazione, una pressione che segue le implacabili leggi del materialismo dialettico di marxista memoria.

L’evolversi di tutte le rivoluzioni, sia borghesi che marxiste, segue percorsi ben delineati e dinamiche che si ripetono nella storia. Una volta che le masse rivoluzionarie hanno indebolito il regime devono abbatterlo sostituendolo in toto. Ogni compromesso con le vecchie forze del potere significa solo preparare il terreno per la contro rivoluzione e il fallimento del progetto democratico. Il sit-in davanti al Quartiere Generale dell’Esercito a Khartoum rappresenta per importanza, efficacia, alto contenuto simbolico e politico, la presa della Bastiglia o del Palazzo d’Inverno. Ma manca il passo decisivo che porta alla vittoria. Nella rivoluzione francese la borghesia interruppe i negoziati con la monarchia e prese d’assalto la Bastiglia. Nella rivoluzione russa Lenin rifiutò un governo di transizione con i partiti borghesi e, con la presa del Palazzo d’Inverno, decretò la supremazia politica del Bolscevismo.
In Sudan le forze rivoluzionarie non riescono ancora a compiere questo passo, creando così una pericolosa situazione di stallo, favorevole a quello che rimane del vecchio regime.
I colloqui intrapresi tra giunta militare e SPA mercoledì 24 aprile sembravano essere arrivati sabato ad un accettabile compromesso per avviare la fase di transizione alla democrazia. Due giorni dopo, lunedì 29 aprile dai negoziati sono emerse profonde divisione di sostanza che rischiano di creare il loro fallimento.

L’accordo siglato tra il 24 e il 25 aprile rischia di saltare. Nonostante gli ottimistici comunicati della giunta militare, i due principali ostacoli risiedono nella tempistica di passaggio del potere al governo civile e la sua composizione. L’evolversi di questi accordi evidenziano la volontà dell’Esercito di mantenere un ruolo predominante nel Sudan post Bashir. La strategia ideata dalla giunta militare è sottile e perversa. Il TMC chiarisce che non parteciperà al Governo e al Parlamento di transizione, competenza esclusiva dei civili. Parteciperà alla formazione di un comitato congiunto tra militari e le forze rivoluzionarie, il Consiglio di Stato sovrano. . Apparentemente questo compromesso sarebbe accettabile.  
Ma il TMC intende posizionarsi all’interno del comitato congiunto con una posizione dirigenziale e predominante –7 militari, 3 civili.
L’obiettivo dei militari pare essere trasformare il periodo di transizione in un periodo contro-rivoluzionario.
Se fosse costituito un comitato con i presupposti indicati dal TMC, gli ufficiali del vecchio regime otterrebbero l’allentamento della pressione popolare, la rivoluzione si sgonfierebbe, sicura della vittoria e vi sarebbe tutto il tempo per preparare la repressione e la restaurazione del regime senza Bashir e il National Congress Party.
Tutti sanno che una volta smobilitata la pressione popolare diventa difficile richiamare le masse in piazza. Per questa ragione la SPA ieri ha annunciato di non avere raggiunto accordi soddisfacenti riguardante la sovranità di questo comitato congiunto, rimandando i colloqui per oggi, ma oggi sono nuovamente falliti e la mobilitazione oggi è stata nuovamente prorogata.

La giunta militare insiste nel voler determinare i poteri e le competenze del comitato congiunto, mentre non è interessata al governo e al Parlamento. Un disinteresse non casuale, in quanto per i militari sembra scontato il loro predominio sul comitato da utilizzare come vero centro del potere e di decisione nel Paese. Il comitato congiunto è l’unica chiave per determinare il successo o la sconfitta della rivoluzione.
In un comunicato stampa reso noto sabato, El Sadig El Mahdi, Presidente del National Umma Party, ha ribadito la posizione della SPA, affermando la necessità di istituire un governo di transizione dove i civili abbiano il pieno controllo del potere legislativo, del Parlamento e dell’apparato di sicurezza nazionale, mentre il governo transitorio verrà formato da tecnocrati non affiliati a nessun partito politico.

Questa settimana il Consiglio per la Sicurezza e la Pace dell’Unione Africana discuterà sulla possibilità di accettare la richiesta fatta dalla giunta militare di estendere il periodo di passaggi dei poteri da due settimane (indicazione fatta dalla UA dieci giorni fa) a tre mesi. La richiesta è supportata dal Presidente egiziano. La possibilità di estendere questo periodo è stata contrastata da Freedom and Change, chiedendo l’immediato passaggio ad un Governo civile. Tale opposizione è stata supportata dalla dirigenza femminile della rivoluzione, il Civil Women Groups  (CWG), che durante questi quattro mesi ha acquisito una posizione determinante nella dirigenza della rivoluzione, simile a quella ottenuta dalla SPA. Il CWG ha presentato un appello ufficiale al Capo della Commissione della UA, Moussa Faki Mahamat, e al Consiglio per la Sicurezza e la Pace invitandoli a non approvare l’estensione del mandato della giunta militare.

L’Esercito sta cercando di consolidare l’alleanza con le forze islamiche -già due principali partiti islamici (il PCP -Popular Congress Party- e il NCCC -National Coordination for Change and Construction-) hanno dichiarato, la scorsa settimana, il loro sostegno alla giunta militare.
Sabato il Consiglio Militare ha impedito una manifestazione dei movimenti islamici estremisti, indetta dal PCP e NCCC, in difesa della Sharia (legge coranica), prevista per il 29 aprile. L’esigenza di bloccare questa manifestazione è insita nella necessità della giunta militare di non svelare i suoi piani contro-rivoluzionari. Una manifestazione di gruppi estremisti islamici sospettati di avere collegamenti con Al Qaeda e ISIS a sostengo della legge coranica e del TMC avrebbe provocato la rabbia della popolazione e incrinato ulteriormente l’immagine internazionale della giunta militare.  
Il divieto di manifestazione nasconde, però, un inganno.  La manifestazione non si è svolta per il semplice fatto che il Transitional Military Council ha chiarito che la Sharia resterà in vigore per tutto il periodo di transizione creando un’altra forte divergenza con i leader rivoluzionari intenzionati ad abrogare immediatamente la legge islamica, che è stato il principale strumento di repressione e controllo durante i trent’anni di dittatura dell’ex Presidente Omar al-Bashir.

Domenica il vice capo del TMC Mohamed Hamdan Daglo ha incontrato a porte chiuse una delegazione di leader islamici estremisti che includeva Abdel al-Hay Youssef, Mohamed Abdel Karim e Mohamed Ali Al Gizouli, tre noti esponenti dell’Islam radicale e collaboratori del regime. Non si conoscono i contenuti del colloquio, oltre alla promessa fatta di mantenere la Sharia.

Un altro segnale pericoloso che evidenzia le tattiche contro-rivoluzionarie adottate dalla giunta è il tentativo, attuato domenica, di far sgombrare il sit-in davanti al Quartier Generale delle Forze Armate e di rimuovere le barricate, con il chiaro obiettivo di indebolire la pressione popolare. Tentativo fallito di fronte alla determinazione dei manifestanti e dalla presenza di soldati armati in loro difesa.
Attraverso suoi fanatici sostenitori, la giunta militare sta inondando i social media di messaggi in sostegno del TMC, e inviti a porre fine al caos creato dai manifestanti.

La SPA sta comprendendo che la giunta da una posizione di debolezza sta progressivamente passando ad una situazione di forza, anche se ancora lontana dal consolidarsi definitivamente. La Freedom and Change è consapevole che la sua forza deriva proprio dalle mobilitazioni popolari e invita la popolazione a mantenere alta la pressione, costruire nuove barricate e difenderle, sia a Khartoum che nelle altre città del Sudan.
Il mantenimento della pressione popolare è l’unica garanzia di successo di questa rivoluzione di velluto.
La stessa SPA ha dichiarato domenica che il Consiglio Militare non è altro che una nuova versione del vecchio regime, aprendo una contraddizione nella linea politica adottata dal movimento rivoluzionario. Se il TMC è in realtà il vecchio regime che tenta di sopravvivere, perché considerarlo un interlocutore politico? e una figura di primo piano nei colloqui sulla formazione del governo di transizione.
Alla rivoluzione sudanese manca la presa della Bastiglia. Senza l’assalto al Palazzo d’Inverno la giunta acquisterà tempo per attuare i suoi piani contro rivoluzionari. La storia insegna che ogni rivoluzione che ha accettato compromessi con il regime è fallita.

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