sabato, Dicembre 14

Sudan: opposizione divisa lascia decidere alla popolazione Le forze rivoluzionarie di ALC al loro interno non riescono trovare un accordo sulle condizioni da sostenere nella trattativa con i militari, così passano la parola alla popolazione, ancora non si sa quando e come, mentre da oggi sciopero generale di 2 giorni

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Oggi e domani, in Sudan, sciopero generale -fermi medici, avvocati, pubblici ministeri, impiegati nei settori dell’elettricità, dell’acqua, dei trasporti pubblici, delle ferrovie, delle telecomunicazioni e dell’aviazione civile- per far pressione sui militari chiamati dai rivoluzionari a trasferire il potere a un governo civile.

I leader del movimento di protesta ‘ombrello’, Alliance for Freedom and Change (ALC), già ieri hanno dichiarato ai media internazionali, attraverso uno dei loro rappresentanti, Siddiq Farukh, che la «risposta alla richiesta di sciopero è stata migliore di quanto ci aspettassimo».  Lo sciopero «mira a trasmettere un messaggio al mondo intero secondo il quale il popolo sudanese vuole un vero cambiamento e non vuole che il potere sia con i militari». Saleh ha detto che i negoziati restano fermi, e che il movimento di protesta è pronto a negoziare se i generali offriranno la loro disponibilità, non escludendo quello che ha definito «sciopero indefinito», in un secondo momento, se la situazione di stallo continua.

Ma è proprio sui negoziati e sul cosa negoziare che la situazione non è per nulla chiara. Intanto la giunta prosegue il suo lavoro diplomatico con gli alleati della penisola arabica.  
Il capo del Consiglio militare transitorio sudanese, Abdel Fatah al-Burhan, è andato in visita negli Emirati Arabi Uniti, e ad Abu Dhabi ha raccolto ilpieno appoggio e sostegnodel principe ereditario  Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan, collaborazione che si va ad aggiungere a quella dell’Egitto, sabato, infatti, al-Burhan aveva incontrato il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, mentre il vice Presidente della giunta, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, scorsa settimana era stato in Arabia Saudita per un faccia a faccia con il principe ereditario Mohammed bin Salman.
Pieno sostegno alla giunta, dunque, da parte dei tre strategici alleati, che secondo alcuni osservatori esprimerebbero anche la posizione degli Stati Uniti, che restano abbastanza silenti.
In panne, invece, sembrano essere le forze rivoluzionarie di  ALC, che al loro interno non riescono trovare un accordo sulle condizioni da sostenere nella trattativa.

Le Forze per la Libertà e il Cambiamento, dopo le fallite trattative della scorsa settimana, sono impegnate in una accesa discussione interna per trovare una linea comune per riprendere i colloqui con la giunta militare e raggiungere un accordo per la formazione del governo di transizione. Lo scorso mercoledì, a trattative fallite, era emersa all’interno del movimento rivoluzionario una profonda divisione sulle strategie politiche da adottare.

Due forze minori della coalizione, il Sudan Call e il Cathering of Unionists, erano propense ad accettare la proposta fatta dal Transitional Military Council (TMC) conferendo ai militari il controllo del Consiglio Sovrano e prevedendo contromisure per controbilanciare il loro potere esecutivo, mentre i principali leader del movimento, Sudanese Professionals Association (SPA), National Consensus Forces e il Sudan Comunist Party (SCP), si erano opposte, rimanendo fedeli alle rivendicazioni popolari di un governo di civili e tecnocrati con pieni poteri esecutivi.

Sabato 25 maggio El Sadig El Mahdi, Presidente del National Umma Party (NUP), è sembrato volersi allineare alla proposta di compromesso avanzata dal Sudan Call e il Cathering of Unionists. El Mahdi, vecchio lupo dell’opposizione sudanese, ha proposto la formazione del Consiglio Sovrano composta da una maggioranza assoluta di civili, offrendo la Presidenza al TMC. La proposta al momento non spiega bene quali poteri esecutivi avrebbe il Presidente militare e quali i membri civili. SPA, National Consensus Forces e il Sudan Comunist Party (SCP) rimangono fermi sulla proposta di un governo di civili relegando l’Esercito al ruolo di difesa nazionale, subordinato al Parlamento e alla Costituzione. Al fronte degli irriducibili si aggiunge il Sudanese Congress Party (SCP).

Unico punto in comune tra le due fazioni creatasi è la totale messa fuorilegge del partito di Omar al-Bashir, il National Congress Party (NCP). Entrambi richiedono una legge speciale che metta al bando il partito, prevedendo, inoltre, l’epurazione di tutti i membri e simpatizzanti del NCP dall’amministrazione pubblica (responsabili di quartiere, sindaci, governatori, parlamentari, ministri).

L’emergere delle due fazioni all’interno della direzione rivoluzionaria comporta il rischio che il movimento si frantumi. Eventualità a cui il TMC sta lavorando sotto banco, tentando di corrompere alcuni leader dell’opposizione. Per quanto riguarda El Mahdi non vi sono dubbi sulla sua onestà politica. La sua proposta, pur avvicinandosi a quella dei due partiti minori (sospettati di essersi venduti ai militari), tende a trovare una soluzione rapida per uscire dal pericoloso impasse politico.
SPA, comunisti e gli altri partiti borghesi aggregati insistono sulla linea ‘zero compromessi’, mettendo in guardia la fazione possibilista. Permettere ai militari di partecipare al governo di transizione significa mantenere intatto il loro attuale potere. Anche se saranno previsti dei meccanismi di controllo o contro-potere, la presenza dei generali negli organi esecutivi del Paese offre loro un’ottima possibilità per continuare a tramare. Al momento opportuno potrebbero sfruttare le debolezze dei civili per impossessarsi nuovamente del Paese, in continuità con il vecchio regime. Per evitare questo scenario occorre applicare la formula delle democrazie occidentali, dove non è prevista nessuna partecipazione delle Forze Armate al Governo.

I leader di entrambe le fazioni sono consapevoli del rischio derivante dalle loro divergenze sul come avviare il governo di transizione: una forte conflittualità potrebbe spaccare l’unità del movimento rivoluzionario.
In un comunicato congiunto tutti i leader dell’opposizione enfatizzano la necessità di trovare una linea politica unica da portare avanti nelle trattative con  TMC. Per evitare che le emergenti fratture interne diventino irreversibili, le due fazioni hanno deciso di sottoporre le loro proposte alla base del movimento rivoluzionario e alla popolazione in generale, chiamata a scegliere la miglior linea politica da adottare. Le consultazioni inizieranno a breve.
Entrambe le fazioni affermano di concordare senza riserve sulla necessità di aumentare la pressione popolare sulla giunta militare attraverso lo sciopero generale e la disobbedienza civile.

I tentativi di riconciliazione e unità del movimento rivoluzionario sono stati vanificati domenica 26 maggio dalla decisione di El Sadig El Mahdi di opporsi allo sciopero generale, considerandolo un grave errore. «L’arma dello sciopero generale deve essere utilizzata come misura estrema. Prima occorre tentare di riaprire il dialogo con il Transitional Military Conuncil», ha affermato El Mahdi durante una riunione straordinaria del suo partito, il National Umma Party. Come tutta risposta la SPA ha confermato lo sciopero. «Le Forze per la Libertà e il Cambiamento sono formate da un insieme di diverse formazioni politiche di destra e di sinistra, sindacati indipendenti, associazioni di categoria e società civile. È normale che vi siano dissensi interni e opinioni contrastanti. Nonostante la posizione presa dal NUP, lo sciopero generale è stato considerato importante da realizzare dalla maggioranza delle forze rivoluzionarie. La decisione rispecchia la volontà popolare, quindi non vi sarà nessuna marcia indietro da parte nostra»  recita il comunicato stampa della SPA.

Approfittando delle divisione interne affiorate nella direzione rivoluzionaria, il Transitional Military Council sta lavorando senza sosta per rafforzare il proprio potere, sia all’interno che all’estero del Paese.
Venerdì scorso il TMC ha annunciato di voler abrogare la messa al bando dei sindacati. La Forces Freedom and Change (FFC)  si è opposta con fermezza, definendo la proposta di riabilitare i sindacati come un altro passo verso la contro-rivoluzione.
La giunta militare nel processo di libertà sindacale, intende scegliere quali sindacati considerare ufficiali. La scelta, secondo fonti sicure, ricadrebbe su tutte le formazioni sindacali che durante la dittatura hanno collaborato con il regime, nonostante non abbiano mai ottenuto un riconoscimento ufficiale del loro statuto. Ovviamente la Sudanese Professionists Association, è esclusa dalla lista di sindacati da riconoscere. Secondo la SPA, le libertà sindacali e le relative modalità sono compiti che spettano al futuro governo di transizione e non all’attuale giunta militare.

Per tranquillizzare le monarchie di Arabia Saudita ed Emirati Arabi che hanno appena versato alla Banca Centrale di Khartoum la prima tranche di 250 milioni di dollari del prestito concesso, pari a 3 miliardi di dollari, il TMC venerdì ha annunciato la continuità dell’impegno militare dell’esercito sudanese nel conflitto nello Yemen, al fianco della coalizione militare saudita – sunnita contro le milizie Huthi, sostenute dall’Iran sciita. L’annuncio è stato fatto dal Vice Presidente del TMC, il Generale Mohamed Hamdan Daglo (Hemetti), con corriere diplomatico inviato al re saudita Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd e al Principe emeratino Khalifa bin Zayed Al Nahyan.
Come immediata ricompensa per la fedeltà dimostrata dal TMC verso la guerra di aggressione saudita allo Yemen, le monarchie di Riyad e Abu Dhabi hanno annunciato il rilascio di una seconda tranche degli aiuti promessi, pari a 500 milioni di dollari, che saranno versati alla Banca Centrale, e l’invio urgente di medicine, derrate alimentari e benzina. Il costo di questi aiuti di prima urgenza verrà detratto dai 3 miliardi di dollari promessi. Questi ingenti aiuti economici sono ufficialmente concessi per alleviare le sofferenze della popolazione. In realtà sono un indiretto finanziamento alla giunta militare, che attualmente controlla la Banca Centrale.

Per contrastare le mosse della giunta militare la SPA punta tutto sullo sciopero generale. Nei giorni scorsi, molte le adesioni: quelle dei dipendenti di Standard Bank, National Water Corporation, Ministeri, e quella dei dipendenti della Banca Centrale, dei controllori di volo e il personale dall’Aeroporto internazionale di Khartoum. Bloccando per due giorni l’economia del Sudan, il movimento rivoluzionario spera di sconfiggere sul nascere la contro-rivoluzione e raggiungere l’obiettivo di un governo di soli civili. Se i due giorni non bastassero, allora potrebbe essere tentato uno sciopero generale ad oltranza.
Le potenzialità del imminente sciopero generale sono ben comprese dai generali che già danno segnali molto preoccupanti. Il vice Presidente Hemetti ha già chiarito che tutti i dipendenti pubblici che parteciperanno allo sciopero saranno immediatamente licenziati.
La SPA ha previsto servizi di sicurezza per proteggere i lavoratori in sciopero da eventuali attacchi delle milizie arabe, della Rapid Suppor Forces (RSF) e della National Intelligence and Security Service (NISS), comandate dai due soci in affari (forse futuri leader del Sudan post-rivoluzione), Hemetti e dal Generale Salah Gosh, in realtà in tournè diplomatica tra Stati Uniti e Penisola Arabica.
L’intervento delle milizie per stroncare lo sciopero è una eventualità presa in seria considerazione dalla SPA, convinta che la giunta militare farà di tutto per interrompere lo sciopero, causa, soprattutto, la partecipazione di dipendenti dell’aeroporto internazionale e della Banca Centrale. Queste due categorie professionali possono isolare il Sudan dal resto del mondo e porre il controllo sui milioni di dollari appena ricevuti dai facoltosi amici arabi.

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