venerdì, Novembre 15

Sudan nello Yemen con Arabia Saudita in cambio di un mucchio di dollari L’alleanza politica e gli investimenti economici sauditi sono necessari e strategici per il Sudan

0

Fin dall’inizio della invasione saudita dello Yemen, nel 2015, il Sudan fa parte della coalizione militare creata da Riad in supporto del Presidente Abdrabbuh Mansur Hadi. La coalizione è formata da Paesi africani e mediorientali, tra cui Egitto, Marocco, Sudan, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar, Baharain che affiancano le forze lealiste di Hadi e i mercenari della  Academi , una società privata americana, fondata nel 1997 da un ex ufficiale di marina, Erik Prince, che ha assorbito mercenari dalla Blackwater e dalla Xe Services. La compagnia di mercenari di Prince è stata accusata, nel 2007, di aver trucidato 14 civili iracheni nella piazza di Nisour, a Baghdad. Quattro mercenari della Academi furono condannati dalla Corte americana per crimini di guerra. Nel teatro di guerra yemenita la Academi ha reclutato anche mercenari provenienti dagli squadroni della morte colombiani. Tre Paesi africani, Djibuti, Eritrea e Somalia, hanno dato il permesso alla coalizione saudita di utilizzare i loro spazi aerei, le loro acque territoriali e le loro basi militari per le operazioni nello Yemen.

La coalizione saudita, con l’Operazione ‘Tempesta Decisiva’, intendeva ottenere una vittoria lampo contro le milizie Houthi e i reparti dell’esercito rimasti fedeli al ex presidente Ali Abdullah Saleh supportati da reparti scelti iraniani. Il piano di battaglia prevedeva l’utilizzo di bombardamenti dell’aviazione saudita e l’uso delle truppe africane e mediorientali nei combattimenti terrestri. La guerra lampo di Riad si è trasformata in un Vietnam, dove l’Arabia Saudita sta impantanandosi sempre più. Nel tentativo di piegare la resistenza yemenita, la coalizione saudita ha commesso numerosi crimini di guerra, tra cui l’utilizzo di armi al fosforo. Oltre 12.000 civili sono stati fino ad ora uccisi nel conflitto, e oltre 300.000 i  feriti. Dieci milioni di yemeniti sono privati di acqua potabile, cibo ed elettricità. La maggioranza degli ospedali distrutti. Centomila gli sfollati interni, 850.000 bambini in precarie condizioni alimentari. Nel giugno 2017 una epidemia di colera causata dal conflitto ha intaccato la salute di 200.000 persone uccidendone 1.300.

Il Governo di Khartoum accettò la richiesta di Riad a partecipare al suo fianco nel conflitto yemenita in cambio di una donazione di 1 miliardo di dollari depositata presso la Banca Centrale del Sudan, nel 2015. Alla generosa offerta saudita si aggiunse quella del Qatar, 1,22 miliardi di dollari. Come premio extra, alla Banca Centrale sudanese, è stato concesso di diventare azionista privilegiata presso tre importanti e floride banche arabe: Dubai Islamic Bank, Abu Dhabi Islamic Bank e la Shariah Islamic Bank.

La monarchia saudita promise al dittatore Omar El Bashir di intercedere presso gli Stati Uniti affinché l’embargo economico fosse rimosso nonostante il peggioramento dei diritti umani e della repressione dell’ opposizione interna. Promessa mantenuta quando,  lo scorso ottobre, l’Amministrazione Trump ha deciso di rimuovere una serie di sanzioni  economiche contro il Sudan,  incluse quelle mirate su criminali di guerra per aver commesso atrocità nel Darfur. Il Sudan è stato rimosso anche dalla lista di Paesi a cui gli Stati Uniti hanno imposto il divieto di migrazione nel proprio territorio. Trump ha pubblicizzato il disgelo e la collaborazione con il regime dittatoriale di Khartoum, iniziata dall’Amministrazione Obama nel 2012, risolvendo così il paradosso americano nel Sudan.

Oltre alla partecipazione al conflitto yemenita Riad ha richiesto ed ottenuto la fine della alleanza con l’Iran, che dal 2008 era stata rafforzata da un accordo di cooperazione militare e da importanti investimenti iraniani, nel 2013, per la costruzione di basi logistiche e navali a Port Sudan, il terminale petrolifero più importante del Paese. L’alleanza con l’Iran costò al Sudan due raid aerei israeliani, l’ultimo avvenuto nel ottobre del 2012. Le richieste furono inoltrate da Riad, nel 2014, quando Khartoum, bisognoso del supporto saudita, ruppe le relazioni con l’Iran, chiudendo, nel settembre, il Centro Culturale iraniano a Khartoum e in altre città, accusando l’Iran di voler diffondere l’Islam Sciita in Sudan.

Le truppe sudanesi erano necessarie per la monarchia saudita nonostante Omar El Bashir avesse supportato nel passato sia Hamas che la Fratellanza Mussulmana in Egitto. Il re Salman Bin Abdul-Aziz Al Saud individuò il Sudan come un alleato indispensabile per ridurre l’influenza iraniana nella regione. Per la sua strategica posizione sul Mar Rosso il Sudan gioca un ruolo unico nel ordine geopolitico del Medio Oriente.

Dal 2015 Khartoum ha inviato 6.000 soldati d’élite a combattere nello Yemen contro gli Houthi. I soldati sudanesi sono utilizzati nei più duri combattimenti e nelle più efferate stragi di civili. Nel 2017 l’Esercito sudanese ha registrato le peggiori perdite nello Yemen. Secondo il quotidiano ‘Sputnik Arabic 412 soldati sudanesi sarebbero stati uccisi dalla resistenza yemenita. Il Generale Mohammed Hamdan Hamdati ha confermato la morte di soli 14 soldati. Una affermazione poco credibile, visto che lo scorso giugno il Sudan ha deciso di inviare altre truppe arrivando ad un totale di 8.000 uomini. Nel settembre 2017 le truppe sudanesi hanno subito altre rilevanti perdite durante l’offensiva delle milizie Houthi nel sud del Paese.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore