sabato, Dicembre 14

Sudan: lo scherzetto etiope I rappresentanti del mediatore, il Primo Ministro etiope Abyi Hamed Ali, hanno fatto circolare due versioni diverse della stessa proposta di compromesso per la formazione di un Governo provvisorio, forse per mettere in difficoltà Abyi

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La complicata e tesa mediazione dell’Unione Africana (UA) per risolvere la crisi sudanese è stata messa a repentaglio da un incomprensibile pasticcio diplomatico fatto dai rappresentanti del Governo etiope, che ha ricevuto l’incarico ufficiale di mediatore da parte della stessa Unione Africana. I suoi rappresentanti a Khartoum hanno fatto circolare due versioni diverse della stessa proposta di compromesso per la formazione di un Governo provvisorio incaricato di gestire il periodo di transizione

Per comprendere cosa è successo vediamo la cronologia degli eventi. Sabato 22 giugno. Mahmoud Dirir, rappresentante del Primo Ministro etiope Abyi Hamed Ali, incontra separatamente i dirigenti della Alleanza per la Libertà e il Progresso e i generali del Transitional Military Council, sottoponendo alla loro attenzione la proposta di compromesso. 

Dirir assicura le parti avverse che la proposta è stata concordata con l’Unione Africana ed ha tenuto conto di tutte le richieste delle parti per arrivare ad una soluzione pacifica della crisi ed evitare la guerra civile che farebbe entrare il paese in scenari identici se non peggiori dei conflitti siriano, libico e yemenita. 

Dopo aver esaminato la proposta l’Alleanza si dichiara pronta ad accettarla. La giunta militare è più prudente e ventila un’accettazione in linea di principio, da confermare dopo aver analizzato il testo.
Finalmente la crisi iniziata nel dicembre 2018 sembra aver trovato una soluzione pacifica grazie al Premier etiope a una settimana dallo scadere dell’ultimatum dell’Unione Africana! Se le pariti sudanesi non arrivano ad un accordo entro il 30 giugno il Sudan sarà sospeso da Paese membro della UA e saranno esaminate pensanti sanzioni economiche. La Comunità Internazionale tira un sospiro di sollievo. 

Alla notizia del colpo di Stato in Etiopia (non si riesce a capire se regionale o nazionale) la giunta militare si fa sospettosa. Tra i generali si insinua un dubbio. Come può il Premier Abyi risolvere la crisi sudanese quando non ha il pieno controllo del suo Paese?
Di conseguenza il TMC esamina attentamente la proposta ricevuta e scopre che è totalmente diversa dagli accordi verbali presi tra la Presidenza del TMC e il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed e l’Unione Africana. 

Dinnanzi alle varie versioni, il TMC non riesce più a comprendere quale sia quella valida, sospende le trattative e, inoltra richiesta ufficiale alla sede dell’Unione Africana ad Addis Ababa di consultarsi con il Governo etiope e presentare a tutte le parti sudanesi una proposta congiunta, concordata e definitiva

L’Unione Africana intanto segue con apprensione gli sviluppi della crisi etiope, rimane sbalordita e mortificata.
«Il Transitional Military Council richiede al mediatore etiope e all’Unione Africana di presentare una unica proposta congiunta e definitiva dell’accordo prima che si possa dare il consenso definitivo», recita il comunicato stampa del portavoce della giunta militare. 

Nel tentativo di comprendere cos’è la storia delle due diverse versioni che stanno circolando, in Sudan i giornalisti sudanesi scoprono quanto segue.
Una settimana fa TMC ha concordato con Abyi Hamed Ali e l’inviato della UA una proposta di compromesso onorevole per i generali e soddisfacente per l’Alleanza per la Libertà e il Cambiamento. La proposta concordata prevedeva un Consiglio Supremo composto da 15 membri: 7 militari, 7 civili e un Presidente super partis accettato da entrambe le parti. Il periodo di transizione sarà di 3 anni e il 67% del parlamento sarà composto da tecnocrati il resto dai militari e dai leader dei partiti di opposizione. 

La versione consegnata alla Alleanza è diversa. Infatti si differenzia sulla composizione del Parlamento. Rimane sempre la quota del 67% ma destinata ai leader dell’opposizione. Il resto da spartire tra militari e tecnocrati. L’Alleanza era convinta che identica proposta fosse stata ricevuta dalla giunta militare

Alla confusione si aggiunge un fatto misterioso. Dopo l’incontro con i militari il rappresentante etiope aveva promesso di consegnare bozza della proposta all’Unione Africana prima di consegnare la proposta definitiva alle parti sudanesi. Lo stesso Primo Ministro etiope aveva ordinato questa procedura. Al contrario l’Unione Africana non ha mai ricevuto nessuna bozza e ora ci sono due versioni diverse dello stesso documento che stanno circolando in Sudan. 

Il caos creato ha costretto l’Unione Africana e gli Stati Uniti di inviare con massima urgenza loro inviati a Khartoum per risolvere il pasticcio, pregando le parti avverse di astenersi a dichiarazioni pubbliche che potrebbero nuocere il timido clima di fiducia. Richiesta accettata dal TMC e dalla Alleanza. Un gesto che fa ben sperare ad una soluzione pacifica nonostante il caos creato dagli etiopi per ragioni al momento totalmente ignote e incomprensibili. 

Alcuni osservatori sudanesi e regionali sospettano che le due versioni della stessa proposta sia un deliberato atto di sabotaggio interno al governo etiope per mettere in seria difficoltà il Primo Ministro e minare la sua credibilità internazionale. 

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