lunedì, Novembre 18

Sudan, la rivolta del pane in un Paese allo sbando L’aumento del prezzo della farina, insieme quello di energia elettrica e carburante, ha dato la stura alle proteste che mettono a rischio il regime di al-Bashir, sdoganato da USA e UE

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Il 2018 è iniziato male per il popolo sudanese. Il prezzo del pane è triplicato a seguito dell’aumento del 270% del prezzo della farina. I forni sono costretti pagare 450 sterline sudanesi per un sacco di farina da 50 kg, rispetto alle 167 sterline del dicembre 2017. Un aumento di 54 euro rispetto ai 20 di un mese fa. L’aumento sul pane é particolarmente sentito dalla popolazione, che dalla separazione del province del sud (ora Repubblica del Sud Sudan) ha visto ridimensionare drammaticamente il loro tenore di vita. Spesso il pane, assieme ai fagioli e alle cipolle, è l’unico alimento possibile per centinaia di migliaia di famiglie. La situazione si aggrava nei centri urbani. L’aumento così sproporzionato del prezzo di una pagnotta di pane può portare a severi casi di malnutrizione nelle fasce deboli della società sudanese: donne, bambini e anziani.

L’aumento é stato causato dalla decisione del Governo di abbandonare il controllo di Stato sulle importazioni teso a evitare le speculazioni e a contenere i prezzi. Ora le importazioni di farina sono state liberalizzate e sono totalmente gestite da società private, spesso di proprietà di politici del  National Congress (il partito al potere)  e da generali dell’Esercito vicini al dittatore Omar al-Bashir.

Anche altri settori strategici, come il carburante e l’elettricità, hanno subito forti aumenti. Il 1° gennaio 2018, il Ministro delle Risorse Idriche e della Elettricità, Muataz Musa, ha annunciato un incremento delle tariffe attinenti consumo industriale e domestico dell’elettricità che hanno provocato una interrogazione parlamentare. L’aumento al momento colpisce le industrie e la media-alta borghesia, in quanto è applicabile ai consumi superiori ai 1,500 Chilowatt mensili. Al di sotto rimangono in vigore le sovvenzioni statali, ma solo per un determinato periodo di acquisto che va dal ventottesimo giorno del mese al secondo giorno del mese successivo. I consumatori che acquistano chilowatt fuori da questo periodo pagano la tariffa piena soggetta ora agli aumenti. Da tre anni il diritto all’illuminazione è stato abrogato, con l’introduzione dei contattori a ricarica. Finite le unità acquistate la luce viene automaticamente staccata, fino alla nuova ricarica. Un evidente vantaggio per la compagnia elettrica che evita personale addetto alla rivelazione mensile del consumo e clienti morosi.  Gli aumenti sul consumo elettrico decisi ora si sommano a quelli già applicati nel 2017, così le conseguenze sulla produttività industriale potrebbero essere catastrofiche. Nel secondo semestre dello scorso anno una significativa  percentuale di piccole-medie industrie ed esercizi commerciali hanno chiuso, causa gli alti costi di produzione causati dagli aumenti dell’elettricità, spiega Joh El Jundi, esperto economico, in una recente intervista a ‘Radio Dabanga’.

Il prezzo del carburante  è stato progressivamente aumentato tra il marzo e il novembre 2017, quando il Governo ha deciso di ridurre le sovvenzioni statali. Agli aumenti del carburante si é aggiunta l’incapacità produttiva della principale raffineria di greggio del Paese, gestita da un consorzio statale tra Sudan e Cina. Le infrastrutture della raffineria sono in fase di manutenzione e rinnovo degli impianti dal marzo 2016. La fine dei lavori, prevista nel marzo 2017, é stata spostata prima all’ottobre 2017 e ora al marzo 2018, ciò causa la carenza di valuta pregiata per realizzare i necessari investimenti. Questo ha obbligato il Governo di Khartoum all’importazione del carburante, diminuendo le già risicate riserve di valuta pregiata, aumentando il peso finanziario delle sovvenzioni statali e creando una carenza di carburante che sta compromettendo il commercio a livello nazionale.

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