domenica, Giugno 16

Sudan: la giunta militare sceglie l’arma della violenza Sospesi i colloqui, per 72 ore, tra militari e civili per la formazione del governo di transizione e richiesta dei militari di sospendere le manifestazioni; SPA rifiuta e si allea con i gruppi armati

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Dopo gli attacchi ai manifestanti perpetuati a Khartoum e Port Sudan di domenica 12 e lunedì 13 maggio, le milizie islamiche Rapid Support Force (RSF), martedì 14 maggio, hanno tentato di sgombrare le barricate erette nella Piazza della Repubblica dove si trova il Quartiere Generale delle Forze Armate, di fatto posto sotto assedio da quasi un mese. Il tentativo di rompere l’assedio e disperdere i manifestanti è fallito, ma il bilancio dell’attacco parla di 100 feriti, secondo le informazioni fornite dal Comitato dei Dottori Sudanesi, associazione di categoria all’interno del Sudanese Professionals Association (SPA).
Mercoledì 15 maggio, le milizie islamiche hanno bloccato le strade d’accesso al sit-in presso la Piazza della Repubblica. La situazione è precipitata quando i manifestanti hanno tentato di superare i posti di blocco delle RSF per raggiungere i sit-in. Il tentativo ha scatenato la reazione delle milizie islamiche, che hanno aperto il fuoco sulla folla. Il bilancio provvisorio è di 14 feriti, secondo informazioni fornite dal Comitato dei Dottori Sudanesi.

Questa serie di attacchi apre una nuova fase nella crisi politica sudanese, che dura dal dicembre 2018. La giunta militare sta progressivamente orientandosi verso lo scontro militare. Alcuni rumors indicano che il Transitional Military Council (TMC) avrebbe calcolato che il rapporto di forze tra le truppe fedeli e quelle passate alla rivoluzione sarebbe a loro favore. Questo constato avrebbe spinto i generali ad autorizzare un uso progressivo della forza contro i manifestanti, con il chiaro intento di privare alla SPA l’unica sua arma: la pressione popolare.

A seguito di questi attacchi, i colloqui sulla formazione del governo di transizione sono stati interrotti dalla giunta militare. In un comunicato stampa emesso poche ore dopo l’ultimo attacco delle RSF, il Generale Abdel Fattah al-Burhan ha informato della decisione di sospendere i colloqui per 72 ore, causa il degrado della sicurezza nella capitale.
Le parti avrebbero dovuto esaminare ieri sera la questione relativa alla composizione del Consiglio sovrano, l’organo fondamentale per la transizione verso un potere civile. Altresì, ieri alcune fonti sostenevano che l’accordo tra militari e civili fosse stato raggiunto, e che l’Unione Africana si sarebbe congratulata per l’accordo annunciato dai militari sudanesi per un periodo di transizione politica di tre anni, definendoli ‘tempi ragionevoli’, confermando il ‘forte e continuo sostegno e impegno dell’Unione Africana’. La nota stampa UA ad oggi disponibile sul sito ufficiale è un più blando incoraggiamento alle trattative. Possibile, secondo le nostre fonti, che il rumors sia stato pilotato dai militari.

La giunta militare nega l’utilizzo delle milizie islamiche, affermando che gli esecutori delle violenze sarebbero degli infiltrati e risponderebbero ad una precisa strategia adottata dalla SPA di cercare uno scontro diretto contro le Forze Armate.
Accusa rigettata dal movimento rivoluzionario, che ha chiesto una commissione indipendente e internazionale avente il compito di appurare le esatte dinamiche degli ultimi incidenti e individuare gli esecutori materiali e i loro mandanti. «Non ci sono giustificazioni nell’aprire il fuoco contro cittadini disarmati. Siamo ancora intenzionati a mantenere il carattere pacifico della rivoluzione, ma difronte a questa escalation della violenza da parte del TMC dobbiamo essere pronti a risposte adeguate e a nuove strategie per sconfiggere i generali e tirarli giù dal trono», recita il comunicato ufficiale della SPA.

Gli interventi militari delle milizie islamiche hanno galvanizzato l’opposizione, radicalizzando il movimento. Manifestazioni di massa per condannare l’escalation della violenza attuata dal TMC si sono registrate presso la capitale Khartoum e gli Stati del River Nile, El Gezira, Nord Kordofan, Sud Darfur, Red Sea, El Gedaref e Kassala.

In risposta a queste manifestazioni il Transitional Military Council ha posto un ultimatum ai manifestanti della Piazza della Repubblica a Khartoum. In un comunicato diffuso per TV e Radio, la giunta militare esige la rimozione delle barricate e la fine dei sit-in davanti al Quartiere Generale dell’esercito, ponendo questa richiesta come condizione sine qua non per la ripresa dei negoziati. La dirigenza del movimento ha immediatamente replicato che le forme di protesta popolare attualmente in atto non saranno interrotte. Al contrario, nuove forme di pressione sono allo studio della SPA, al fine di costringere i militari a consegnare tutti i poteri ad un governo composto da civili e tecnocrati.

Come prevedibile per chiunque conosca le dinamiche di una rivoluzione, le forze avversarie si sono rese conto di essere entrare in uno stallo politico, nel contesto del quale è impossibile l’emergere di un vincitore. Per risolvere questo stallo, la giunta militare ha deciso di provocare il movimento rivoluzionario per indurlo allo scontro armato. Secondo alcune fonti di informazione sudanesi, l’obiettivo del TMC sarebbe quello di far scoppiare una guerra civile per impedire alla SPA di continuare ad utilizzare la potente arma di pressione popolare, che fino ad ora è stata impostata su manifestazioni pacifiche e non violente. Lo scontro militare desiderato dai generali li metterebbe in condizioni di gestire la crisi politica agendo su un piano a loro congeniale: la violenza.
Vi sarebbe in atto un tentativo del Transitional Military Council di ottenere l’appoggio del dittatore ciadiano Idris Deby Itno e mercenari ciadiani per avviare l’assalto frontale contro il movimento rivoluzionario e contrastare i reparti dell’esercito che stanno difendendo i manifestanti.

La Sudanese Professionals Association rimane ferma sul mantenere il carattere pacifico della rivoluzione seppur aumentando le forme di pressione. Si parla di sciopero generale ad oltranza per bloccare l’economia del Paese. Nonostante la ferma volontà di non accettare le provocazioni dei generali, che potrebbero spostare lo scontro dal livello politico a quello militare, la SPA sta prendendo precauzioni, tentando di garantirsi il supporto dei gruppi armati ribelli.
Dopo i colloqui avvenuti con il movimento ribelle Sudan People’s Liberation Mouvement – Nord, i dirigenti SPA stanno organizzando un incontro con una delegazione del Sudanese Revolutionary Front (SRF), guidata dal Vice Presidente e Commissario Politico Tom Hago. In un comunicato ufficiale Mohamed Zakaria, portavoce delle SRF, ha dichiarato che il suo movimento armato ha intenzione di supportare la rivoluzione sudanese ed è pronto a contrastare la contro-rivoluzione in atto. Nel comunicato si fa appello all’Esercito affinché non collabori con le milizie islamiche utilizzate dalla giunta militare, invitando soldati e ufficiali a raggiungere in massa, e con le armi in pugno, il movimento democratico per costruire un nuovo e migliore Sudan.

Si assiste all’emergere di nuovi attori politici-militari, i gruppi ribelli, che fino ad ora erano rimasti al margine della rivoluzione ,dando solo il loro appoggio politico. La giunta militare si sta categoricamente opponendo che i gruppi ribelli diventino degli interlocutori politici, rifiutando ogni possibilità di dialogo. Per rendere chiara la loro posizione verso i gruppi ribelli, i generali hanno rigettato la richiesta della SPA di annullare la condanna a morte emessa in contumacia contro i leader del SPLM-N. Rifiutando di riconoscere i leader ribelli come interlocutori politici, la giunta militare sta esaminando attentamente le forze in campo per comprendere se i gruppi armati affiancati dai reparti dell’Esercito pro-rivoluzione sarebbero in grado di contrastare e sconfiggere le forze fedeli al TMC, principalmente composte dalle RSF e dalle milizie del National Intelligence Security Service (NISS).

Questi due forze d’élite –RSF e NISS-, nonostante la lunga storia di violenze e crimini contro l’umanità, negli ultimi quattro anni hanno ricevuto ingenti finanziamenti, armi e addestramento militare dall’Unione Europea per lottare contro i flussi migratori clandestini dall’Africa all’Europa. Ora i soldi e le armi fornite dall’Unione Europea potrebbero essere utilizzate per reprimere nel sangue al rivoluzione borghese’ in Sudan.
L’evolversi degli avvenimenti in Sudan chiarisce la priorità assoluta di disarmare e sciogliere le milizie RSF e NISS. Una delle principali rivendicazioni della SPA che, al momento, non è presa in considerazione dai generali. Le forze d’elite finanziate e armate dall’Unione Europea sono le uniche forze rimaste disponibili per attuare la contro-rivoluzione e salvare il regime islamico al potere da trent’anni.

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