sabato, Maggio 25

Sudan: il silenzio di SPA indizio di trattative? La Sudanese Professionals Association (SPA) continua mantenere il silenzio sul piano di transizione che dice di avere e soprattutto sugli uomini, la cui identità potrebbe fare la differenza per la riuscita della rivoluzione borghese

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Domenica 21 aprile a Khartoum avrebbe dovuto tenersi una conferenza stampa della Sudanese Professionals Association (SPA), annunciata dalla stessa organizzazione 48 ore prima, nel corso della quale SPA avrebbe dovuto annunciare i nomi di coloro che avrebbero dato vita al Consiglio civile di Transazione. La conferenza stampa c’è stata, ma, invece dell’annuncio promesso, che avrebbe svelato pubblicamente i nomi dei leader della rivoluzione borghese, Mohammed al-Amin Abdel Aziz, portavoce dell’Associazione, ha dichiarato che l’organizzazione ha sospeso i colloqui con il Consiglio militare al Governo perché non ha rispettato le loro richieste di un trasferimento immediato a un governo civile dopo il rovesciamento, l’11 aprile, del Presidente Omar al-Bashir.
Mohammed al-Asam ha dichiarto all’‘Associated Press’ «siamo pronti con un piano chiaro per una transizione con nomi qualificati», ma non spiega il piano e non svela i nomi. Piuttosto ha chiesto alla popolazione di premere sull’acceleratore delle manifestazioni di fronte al quartier generale dell’Esercito per chiedere un governo civile, ripetendo quanto da dieci giorni i manifestanti hanno ben capito, ovvero che il Consiglio militare è «un’estensione del regime» di al-Bashir.
Secondo alcune fonti di stampa, SPA avrebbe annunciato che i nomi saranno svelati giovedì 25 aprile, ma al momento non c’è la conferma ufficiale.

Ieri è arrivata la risposta del Consiglio militare di Transizione (TMC):  l’Esercito ha ordinato ai manifestanti di smantellare le barricate sulle strade che portano al quartier generale delle forze armate.
Altresì il Consiglio ha assicurato che prosegue il dialogo con tutte le forze politiche di opposizione, al fine di raggiungere un consenso nazionale sulla formazione del governo di transizione. Il portavoce del TMC, Shams al-Din Kabbashi, ha sottolineato che gli sforzi del Consiglio mirano a creare «un ambiente politico di armonia» e che sarebbero allo studio un centinaio di documenti elaborati dalle diverse forze politiche di opposizione, documenti che contengono le proposte per un governo civile di transizione.
Un Consiglio militare in difficoltà, certo, ma rafforzato dall’annuncio, reso noto domenica, che Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, in una iniziativa congiunta, forniranno da subito 3 miliardi di dollari in assistenza al Sudan. La sovvenzione comprende un deposito di 500 milioni di dollari nella banca centrale del Sudan per rafforzare le riserve monetarie del Paese. Il resto sarà erogato velocemente in cibo, medicine e prodotti petroliferi.

Intanto, una delegazione del TMC andrà in missione a Washington per discutere la cancellazione del Sudan dalla lista americana dei Paesi che sostengono il terrorismo, ha annunciato il capo del Consiglio militare di transizione, il generale Abdel Fattah al-Burhane.

Oggi al Cairo, il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, in veste di Presidente di turno dell’Unione Africana, ha tenuto una riunione d’emergenza dei leader africani sulla situazione in Libia e Sudan. Presenti il presidenti di Rwanda, Sudafrica, Congo, Ciad, Gibuti, Somalia e rappresentanti di Etiopia, Sud Sudan, Uganda, Nigeria e Kenya.  L’Egitto sostiene pienamente le scelte e la volontà libera del popolo sudanese di decidere del futuro del suo Paese, ha detto al-Sisi, parlando di ‘periodo critico’ per il Sudan, dopo la destituzione di Omar al-Bashir, e ha insistito sulla necessità di evitare il caos e di prediligere la strada del dialogo.
Secondo al-Sisi, che ieri ha ricevuto il capo del Servizio di sicurezza e intelligence nazionale sudanese, Abu Bakr Demblab, solo il ‘consenso’ permetterà di «superare questa fase critica e le sue sfide per una transizione pacifica, preservando le istituzioni dello Stato e l’unità e l’integrità territoriale del Paese». Il Presidente egiziano ha fatto appello alla comunità internazionale affinché sostenga l’economia del Sudan e la transizione politica, contribuendo a «creare la giusta atmosfera per la transizione democratica e pacifica auspicata dal popolo sudanese»,  ma ha sottolineato che i «Paesi africani sono in grado di trovare soluzioni serie e realistiche e di tutelarsi dalle interferenze straniere».
E’ evidente il sostegno alla giunta militare da parte de Il Cairo, per altro palese fin da subito dopo la destituzione di  al-Bashir. L’Unione Africana nel suo insieme, però, la scorsa settimana aveva chiesto il passaggio dei poteri a un governo civile in due settimane.

La Sudanese Professionals Association, alleanza di liberi professionisti – in particolare medici -, insegnanti e imprenditori -la sua origine risale al 2014, ma è solo dalle proteste iniziate nel dicembre 2018 che si è palesata sullo scenario internazionale- ora deve riuscire a costruire per davvero una piattaforma aggregante tutte le forze di opposizione. Dopo essere riuscita aggregare commercianti, studenti, contadini e pastori per organizzare proteste quasi quotidiane non solo nella capitale ma anche nelle città più piccole e nei villaggi rurali, ora deve riuscire fare lo scatto decisivo, aggregare i partiti.

E probabilmente l’interruzione del dialogo con i militari, oltre essere una forma di pressione, per altro capace di attrarre l’attenzione internazionale, potrebbe essere il segno che si stanno conducendo trattative con i partiti di opposizione. Trattative che potrebbero stare richiedendo più tempo del previsto, e a questo potrebbe essere dovuto il silenzio sui nomi durante la conferenza di domenica.
Alcuni analisti e storici evidenziano il rischio che la storia si ripeta, ovvero che riemerga una tendenza emersa durante gli ultimi due periodi di transizione (1964-1965 e 1985-1986). In entrambe le occasioni, i manifestanti non hanno partecipato ai negoziati. Le «divisioni tra i partiti politici e i professionisti, e tra le fazioni incline alla sinistra e quelle islamiste nel movimento professionale» hanno determinato il fallimento delle rivoluzioni. È fondamentale che i professionisti e le altre forze politiche non ripetano gli stessi errori che li hanno portati al fallimento del 1985, sottolinea Willow Berridge, docente di Storia all’Università di Newcastle. Quanto sia reale o meno il rischio si potrà sapere solo dopo che SPA avrà svelato i nomi degli uomini che la guidano, fino ad ora nulla si sa di loro.

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