martedì, Luglio 16

Sudan: il regime tenta di trattare Il partito del Presidente Omar Al Bashir starebbe contattando l’opposizione per assicurarsi una via d’uscita in cambio delle dimissioni di Bashir; alcune forze sarebbero disponibili all’accordo, gradito all’Occidente

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Il complotto arabo-israeliano per sostituire il Presidente Omar al-Bashir con il generale Salah Gosh, conosciuto anche come il ‘boia di Khartoum’, era evidentemente inserito in una crisi interna al partito al potere, il National Congress Party (NCP). A testimonianza del fatto le dichiarazioni esternate il 2 marzo da un falco del regime, Ahmed Haroun, recentemente nominato da Bashir alla guida del partito. «Il National Congress Party si sta preparando a rinnovare il contratto sociale con le forze dell’opposizione senza nessuna esclusione o pregiudizio al fine di porre fine alle tensioni politiche nel Paese. Sarà instaurato un genuino e aperto dialogo con i leader dell’opposizione», ha afferma Haroun al ‘Sudan Tribune’, inaccessibile al pubblico del Sudan.

Le fonti contattate a Khartoum informano del sospetto che la dirigenza del NCP stia contattando la piattaforma politica di opposizione National Consensus Forces, guidata da Farouk Abu Issa, e la piattaforma politica Sudan Call, guidata da Sadiq Al Mahdi, per creare le basi di un dialogo. La condizione posta dai due leader dell’opposizione è l’uscita di scena del generale Bashir. Al momento il NCP avrebbe offerto solo la liberazione di tutti i manifestanti e leader politici arrestati dallo scorso dicembre, inizio della rivolta.

Omar Bassan, neoeletto Segretario Politico del NCP, avrebbe affermato al quotidiano ‘Al-Intibahache il partito al potere si appresterebbe a rimpiazzare Bashir, spingendosi  a dichiarare che l’uscita di scena del Presidente apre le porte ad una inedita opportunità per il NCP di determinare un volto nuovo per la candidatura delle imminenti elezioni presidenziali. Bassan ha aggiunto che il partito al Governo sta affrontando una serie di importanti sfide compresa la riorganizzazione interna, dopo la partenza di Bashir. «Il NCP continuerà a promuovere un dialogo aperto tra le parti e a prepararsi alle imminenti elezioni. Lavoreremo per ristrutturare la credibilità  del nostro partito», ha detto al quotidiano ‘Al-Intibaha’.

I tentativi di calmare le acque, evitando una rivoluzione, da parte del regime non trovano disponibilità della controparte. Il leader del National Umma Party, El Sadig El Mahdi, ha ribadito la sua posizione: Bashir deve andarsene e un Governo di transizione deve essere nominato. Il suo progetto politico rimane, però, ambiguo su tre punti fondamentali: Bashir verrà consegnato alla Corte Penale Internazionale? come da mandato di arresto internazionale emesso  per i crimini contro l’umanità commessi in Darfur. I suoi complici (compreso l’attuale Presidente del NCP Haroun, pure lui indagato dalla CPI) seguiranno la stessa sorte? Il NCP parteciperà al eventuale Governo di transizione o sarà sciolto?

Vari osservatori pensano che all’opposizone non convenga adottare la linea dura contro Bashir e il NCP per non entrare in una situazione di conflitto armato dagli esiti incerti. Il principale ostacolo rimane la popolazione, che vorrebbe vedere Bashir e i suoi complici rispondere dei crimini commessi durante questi lunghi decenni di dittatura islamica. L’ipotesi che l’opposizione stia ventilando di concedere una via d’uscita al regime in cambio delle dimissioni di Bashir e delle dimissioni dell’attuale Governo, sembra trovare parziali conferme proprio da El Mahdi che, sabato, ha dichiarato che si potrebbe pensare ad una via d’uscita sicura per il Presidente a condizione che interrompa immediatamente la repressione e le torture contro la popolazione e i manifestanti. El Mahdi avrebbe chiesto al dittatore di inoltrare anche le scuse ufficiali all’opposizione, cittadini e imprenditori per le sofferenze inflitte dall’inizio della Primavera sudanese e di smilitarizzare sia il Governo che l’amministrazione pubblica.

Il centro studi Crisis Group, conferma il sospetto che il regime stia cerando una via di uscita dalla crisi in quanto sempre più giungono segnali di estremo pericolo. La maggioranza dei reparti della Polizia e gran parte dei reparti dell’Esercito, nelle migliori delle ipotesi, potrebbero decidere di non difendere il regime in un eventuale scontro armato tra le parti in conflitto. Vi e’ anche il rischio che rivoltino le armi contro il regime stesso. Il Centro informa che anche vari leader islamici che fino ad ora hanno sostenuto il generale Bashir stanno pensando di attuare una risposta politica positiva per evitare il conflitto armato. Vari osservatori africani evidenziano anche il rischio di infiltrazioni estremistiche islamiche qualora scoppiasse la guerra civile. Tali infiltrazioni potrebbe trasformare la Primavera sudanese in un incubo simile alla Libia, Somalia e Siria, con gravi ripercussioni sulla sicurezza e del Corno d’Africa e del Medio Oriente.

Il generale Bashir è diventato cun personaggio scomodo anche per l’Unione Africana e vari capi di Stato del ontinente, non ultimo il Primo Ministro etiope  Abiy Ahmed che ha preferito cancellare la visita ufficiale in Sudan, prevista per lo scorso lunedì, dopo la visita in Sud Sudan assieme al Presidente eritreo, Isaias Afewerki.

Le difficoltà che sta riscontrando il generale Bashir stanno incoraggiando i rivoltosi. Lunedì 4 marzo, presso la città di El Gedaref, migliaia di cittadini sono scesi in piazza per richiedere le dimissioni del capo di Stato e del Governo, scontrandosi con alcuni reparti della Polizia e della NISS. La manifestazione di El Gedaref dovrebbe essere il preludio di un sciopero nazionale di 24 ore organizzato dagli imprenditori e leader dell’opposizione. Alcuni di essi vogliono trasformarlo in uno sciopero nazionale ad oltranza, fino alla caduta della dittatura. Addirittura i dipendenti del NewTech Consulting Group (ditta coinvolta nel controllo di internet, email e social network) hanno smesso le loro attività di spionaggio degli attivisti, sono scesi in sciopero, chiedendo le dimissioni del Presidente.

E il ‘boia di Khartoun’? Prima che il complotto arabo-israeliano venisse scoperto, Gosh aveva tentato di accattivarsi le simpatie delle potenze occidentali distruggendo una banda di trafficanti di esseri umani nel Nord Darfur, presso la località di Jebel Eisa. Trafficanti forse soci in affari, visto che Gosh e la NISS sono sospettati di gestire il traffico di esseri umani verso la Libia e nello stesso tempo di ricevere milioni di euro dalla Unione Europea per fermare le migrazioni illegali verso l’Italia e l’Europa in generale. Non si hanno notizie del generale Gosh dopo che Bashir ha appreso del tradimento’ dalla stampa araba. Di certo la sua posizione verso il Presidente è ora in bilico.

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