sabato, Ottobre 19

Sudan: il criminale del Darfur, Awad Ibn Ouf, nuovo Presidente Generale organico al regime da decenni, accusato di crimini in Darfur, un background militare, diplomatico e politico insieme che ne fa un uomo forte del regime

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Il generale Awad Ibn Ouf, vice Presidente e Ministro della Difesa del destituito Presidente Omar al-Bashir, ha prestato giuramento come capo del Consiglio militare che ha sostituito al-Bashir, ieri nel tardo pomeriggio, dopo alcune ore dall’arresto del vecchio leader. Il capo di stato maggiore dell’Esercito, il generale Kamal Abdelmarouf, è stato nominato suo vice. Lo ha riferito la televisione di Stato.

In serata migliaia di persone si sono radunate davanti al quartier generale dell’Esercito, nonostante il coprifuoco, e continuano a manifestare. I manifestanti, infatti, non riconoscono la guida del nuovo Governo all’Esercito. Sia la Sudanese Professionals Association (SPA), l’associazione dei professionisti e degli imprenditori che hanno organizzato le manifestazioni di questi 4 mesi, sia i partiti di opposizione, hanno immediatamente e molto chiaramente dichiarato che il Governo di transizione non può essere dei militari, e che la destituzione di Omar al-Bashir è da intendersi come un golpe interno al regime volto a far sopravvivere il regime stesso.

 

Chi è, dunque, Awad Ibn Ouf?
Ibn Ouf è stato per lunghi anni organico al Governo trentennale di al-Bashir. Prima è stato a capo dell’intelligence militare del Sudan, nel 2015 è diventato Ministro della Difesa e poi lo scorso febbraio al-Bashir lo ha nominato vice Presidente, in un giro di poltrone che il rais aveva fatto in tutta fretta nel tentativo di salvarsi dalle proteste popolari iniziate a fine dello scorso anno.
È tra gli altri funzionari sudanesi inseriti in una lista di sanzioni statunitensi per il suo ruolo nel bagno di sangue in Darfur.

Nel conflitto nel Darfur, iniziato nel 2003, il Governo di Khartoum è stato accusato di rappresaglia armando tribù arabe nomadi locali in milizie conosciute come Janjaweed e scatenandole sulle popolazioni civili. Le milizie divennero famose per massacri e stupri.

Nel 2005, a capo dell’intelligence militare, ha organizzato, secondo informazioni non ufficiali, le forze della Guardia di Confine, che comprendevano un gran numero di milizie Janjaweed. Queste milizie, costituite da arabi sudanesi, sono state accusate di aver commesso violazioni diffuse dei diritti umani nella regione del Darfur contro i sudanesi di origine africana durante la guerra civile.

Una commissione di inchiesta delle Nazioni Unite nel 2005 ha inserito Ibn Ouf nell’elenco dei responsabili del deterioramento della situazione nel Darfur.
Nel 2007, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha bloccato i beni di Ibn Ouf e di altri due funzionari sudanesi per il loro ruolo nel “fomentare violenze e violazioni dei diritti umani nel Darfur”. Li ha accusati di agire come collegamenti tra il Governo e i Janjaweed.
Il suo nome rimane nella lista nera degli Stati Uniti. Gli oppositori sudanesi accusano anche Ibn Ouf di aver commesso gravi abusi anche in Uganda e nel Sud Sudan.

I media locali, hanno sottolineato come in questi anni ai vertici della Difesa Ibn Ouf abbia mantenuto un basso profilo, lontano dai media.
Nato nel 1954, a Gerri, 70 km a nord di Khartoum, Ibn Ouf ha radici nello Stato settentrionale del Nilo, da cui tutti i presidenti sudanesi, incluso al-Bashir, sono venuti dall’indipendenza in poi. Uscito dal Military College del Sudan come tenente all’età di 20 anni, ha prestato servizio nell’unità di artiglieria e in seguito ha ricevuto un addestramento militare specializzato in Egitto. Ha assunto diversi incarichi militari durante la sua carriera. È stato prima direttore della sicurezza nel potentissimo NISS, poi direttore della intelligence militare. Ai vertici dello stato maggiore dell’Esercito ne è uscito a seguito di un rimpasto per entrare nelle stanze della politica.
Al Ministero degli Esteri è stato nominato direttore dell’area di gestione delle crisi -in particolare ha gestito la crisi tra il Sudan e l’Eritrea- poi è stato nominato prima console in Egitto -Paese strategico per il Sudan-, poi ambasciatore in Oman.
Nel 2015 è nominato Ministro della Difesa.
Un background militare, diplomatico e politico insieme che ne fa un uomo forte del regime.

Ibn Ouf è stato nominato vice Presidente da al-Bashir lo stesso giorno in cui il rais dichiarò lo stato di emergenza, sciolse i governi federale e statale e nominò governatori militari. Ibn Ouf ha ripetutamente confermato il suo sostegno a al-Bashir in diversi incontri con personale militare di alto livello da gennaio, sottolineando che l’Esercito non avrebbe permesso che il Paese scivolasse nel caos.

A ridosso della nomina alla vice presidenza ebbe a dichiarare: «I protagonisti delle manifestazioni sono le stesse facce che erano ostili al Sudan e distorcevano la sua immagine di fronte al mondo intero, istigando organizzazioni e fornendo sostegno ai movimenti ribelli che hanno combattuto le forze armate sudanesi negli anni passati. Il loro comportamento oggi solleva dubbi sul loro patriottismo». Dubbi, e qualcosa di più, ricambiati, considerato come manifestanti e strutture dell’opposizione hanno chiaramente respinto come irricevibile la sua nomina a capo di Stato di fatto, controfigura di al-Bashir.

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