sabato, Ottobre 19

Sudan: i militari aprono il dialogo con la rivoluzione, e in segreto incontrano gli ambasciatori occidentali Questa sera la Giunta incontrerà, in una località segreta, a porte chiuse, gli ambasciatori di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Russia, Stati Uniti. Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar

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Oggi alle 12 ore di Khartum, Awad Ibn Ouf, Ministro della Difesa a capo della Giunta militare appoggiata dalle potenze europee, durante una conferenza stampa ha dichiarato che l’Esercito non ha intenzione di mantenere il potere, e non ha idea di come strutturare il periodo di transizione. Le forze armate sono intervenute per garantire ordine e sicurezza ed evitare che il Sudan cada nel caos. Si invita l’opposizione e la popolazione a partecipare alla transizione dalla durata di due anni con idee e proposte che saranno ascoltate. Sono pronti ad un Governo civile mantenendo però i Ministeri chiave, ovvero Difesa e Interni.

Alla domanda se la Giunta ha il supporto di potenze straniere, il Ministro della Difesa ha preferito informare che le diplomazie straniere saranno contattate per aprire un dialogo.
Fonti sicure ci riferiscono che questa sera la Giunta incontrerà, in una località segreta, a porte chiuse, gli ambasciatori di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Russia, Stati Uniti. Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar. I diplomatici sarebbero già stati contattati dalla giunta militare, ma non si conoscono dettagli dei colloqui.

Il Consiglio di Transizione, contro-potere civile, rifiuta la giunta militare, confidando che l’Esercito non seguirà gli ordini dei criminali del regime, che con il golpe tentano di sopravvivere e mantenere il potere.
Secondo vari giornalisti siludanesi, sarebbe naife pensare che l’Esercito si schieri contro lo Stato Maggiore, e i gruppi armati come SPLM del Nord o JEM non sono alleati affidabili della rivoluzione, avendo proprie agende politiche. Suggeriscono di accettare la mano tesa della giunta militare, che nella conferenza stampa afferma essere disponibile alla partecipazione di civili al Governo transitorio, e il periodo di transizione potrebbe durare meno di due anni e la Costituzione cambiata se si creeranno le necessarie condizioni politiche.

Queste aperture dei militari non soddisfano nemmeno in parte il programma dei rivoluzionari della Dichiarazione Libertà e Cambiamento.
Questo significa che tra Giunta militare, SPA e opposizione si stanno creando le condizioni per lo scontro finale? Difficile dirlo.

La conferenza stampa del Ministro della Difesa, se ben analizzata, rivela che lo Stato Maggiore sente la pressione popolare e per questo apre al dialogo. Il Ministro è arrivato a dichiarare che l’Esercito sarà il guardiano del cambiamento per realizzare le richieste della popolazione.

Se il popolo sudanese lo esigerà la giunta militare è pronta a dimettersi. Si è chiarito che il partito al potere, National Congress Party, non potrà partecipare alla transizione in quanto responsabile degli errori del passato, senza però precisare se il NCP sarà messo fuorilegge e i suoi leader giudicati per i crimini commessi in questi 30 anni.

Per quanto riguarda le sorti del deposto Presidente Omar al-Bashir, il Ministro ha chiarito che non sarà consegnato alla CPI, ma eventualmente giudicato in Sudan. Corrono rumors che la Giunta Militare stia preparando le condizioni per un suo esilio in un Paese arabo non definito.

La giunta militare ha aperto il dialogo, ora spetta ai leader rivoluzionari  accettarlo o rifiutarlo. Secondo le prime informazioni, SPA (l’associazione degli imprenditori che ha coordinato le manifestazioni) e opposizione non credono che l’apertura della giunta militare sia sincera, in quanto ideata da persone che fanno parte del regime che la popolazione vuole rimuovere. La rivoluzione esige nuovi volti e un nuovo orientamento politico nel contesto del quale l’Esercito non giochi alcun ruolo, se non subordinato alla volontà della popolazione e del Consiglio di Transizione gestito da autorità civili.

La popolazione continua assediare il quartiere generale dell’Esercito, a Khartoum, e le caserme delle principali città. Osservatori regionali temono che se non si giungerà ad un compromesso la rivoluzione si avvierà verso la guerra civile. Il futuro del Sudan si sta decidendo in questi giorni. La situazione è cosi complicata che ogni previsione rischia di essere mera speculazione. Intanto il popolo algerino galvanizzato dalla prima grande vittoria della rivoluzione sudanese ha ripreso la lotta contro i suoi mostri in divisa.

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