domenica, Luglio 21

Sudan: governo civile alle porte? la Cina sta a guardare, pronta intervenire SPA ha annunciato un Consiglio civile entro domenica; i militari ancora non mollano l’osso, la Cina guarda, attende, pronta a sostenere chi la spunterà. Ne parliamo con Ross Feingold

0

A una settimana dal colpo di Stato che ha deposto il Presidente Omar al-Bashir, dopo le contorsioni della giunta militare, che tenta di barcamenarsi tra il passato, gli interessi delle diverse componenti delle Forze Armate, i manifestanti e la comunità internazionale, oggi l’ennesimo colpo di scena. La Sudanese Professionals Association (SPA), l’associazione dei professionisti sudanesi che ha guidato quattro mesi di proteste anti-governative, ha annunciato oggi di voler costituire unConsiglio civileper esercitare lefunzioni sovrane dello Stato’.

I nomi dei membri del nuovo Consiglio dovrebbero essere annunciati in una conferenza stampa convocata per domenica, fa sapere con un tweet l’organizzazione. Ieri centinaia di migliaia di persone hanno tenuto una nuova manifestazione a Khartoum contro il Consiglio militare che ha rovesciato il Governo di Omar Al-Bashir la settimana scorsa, chiedendo il trasferimento dei poteri a un Esecutivo civile.

«Una delegazione delle forze firmatarie dellaDichiarazione di libertà e cambiamento ha informato la leadership delle Forze Armate sul quadro auspicato e sui passi da compiere nei prossimi giorni per iniziare un trasferimento di potere a un’autorità civile transitoria»,  si legge in una nota pubblicata ieri sera sul sito del sindacato informale.

La ‘’Dichiarazione di libertà e cambiamento’, siglata a gennaio da decine di associazioni e realtà della società civile, è un manifesto che raccoglie le principali istanze espresse dai dimostranti.

Le forze della ‘Dichiarazione’ chiedono che l’Autorità civile di transizione sia istituita su tre livelli, in accordo con una Costituzione ad interim già redatta dalle stesse. «In primo luogo, un Consiglio presidenziale incaricato di svolgere le funzioni sovrane dello StatoIn secondo luogo, un piccolo Consiglio dei Ministri composto da quadri nazionali competenti con l’esperienza professionale, l’integrità e la fermezza. Questi sono incaricati dei ruoli esecutivi giornalieri e dell’attuazione di un programma di governance di emergenza per il periodo di transizione.

In terzo luogo, un Parlamento transitorio per svolgere i compiti legislativi di transizione, in cui le donne rappresentano non meno del 40%. Il consiglio assimilerà nella sua struttura le coalizioni giovanili e femminili delle forze rivoluzionarie. Si terrà conto della considerazione etnica, religiosa e culturale della società sudanese per garantire una rappresentazione equa». Sarà un Governo ombra? E’ un contro-colpo di Stato? Difficile dirlo. Gli osservatori locali preferiscono parlare di una manovra per mettere ulteriormente sotto pressione la Giunta militare perché acceleri il passaggio a un Consiglio civile. Una pressione ulteriore nel momento in cui il Consiglio militare è già sottoposto a pressioni regionali e internazionali per accelerare il passaggio di potere ai civili. Una mossa pressoria a poche ore dai pronunciamenti di UA, UE, USA . L’Unione Africana (UA) ha minacciato di sospendere il Sudan entro fine aprile se i militari non passeranno i poteri ai civili. L’Unione Europea ha affermato che non riconoscerà il regime militare. Washington ha sottolineato che le sanzioni non saranno ritirate o ridotte fin tanto che la democrazia non sarà strutturata e operativa, tanto da assicurare che nessun sostegno ai terroristi sarà garantito.

Domenica, dunque, si sapranno i nomi dei soggetti che dovrebbero, di fatto, essere il primo Governo civile del Sudan, quello della transizione alla democrazia. Forse si saprà, così, qualcosa in più su chi sono gli uomini e le donne che hanno condotto una delle rivoluzione più sorprendenti dell’Africa di questi decenni. Forse –molto difficilmentesarà chiaro chi c’è dietro la SPA, e se vi sono poteri forti che hanno tracciato il percorso. Forse –probabilmentesi avranno elementi, tracce da studiare per capire se e quali sono i capitali che hanno assicurato questa fantastica organizzazione di 4 mesi.

Le cancellerie di mezzo mondo stanno a guardare. Uno dei Paesi forse più interessati agli accadimenti sudanesi, e che, però, sembra stare dalla finestra a guardare, in attesa che un governo prenda in mano il controllo del Paese, è la Cina. Un governo, qualsiasi governo, visto che qualsiasi governo avrà bisogno di fondi per essere operativo. Questa, almeno, è la lettura che gran parte degli analisti danno del posizionamento della Cina in questa vicenda.

La Cina è il principale partner economico del Sudan, uno dei maggiori investitori nel Paese. Investimenti che hanno riguardato in particolare il settore petrolifero.

Con Ross Feingold, consulente specializzato in rischio politico in Asia, ottimo conoscitore della Cina, abbiamo cercato di capire qualcosa di più della posizione del gigante asiatico in questo frangente, riflettendo come sullo scenario molto si muova invece un altro grande attore internazionale, il Golfo, o meglio Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti che, secondo alcuni, avrebbero sorretto il colpo di Stato dei militari.

 

Ross, la Cina sostiene o sosterrà la SPA?
La Cina, per ora, si impegnerà con il Consiglio militare di transizione. E’ improbabile un supporto pubblico alle richieste dei professionisti sudanesi per una rapida transizione al dominio civile. Questo distingue la Cina dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi occidentali che sostengono una transizione rapida e vogliono che il Consiglio militare di transizione lasci rapidamente al potere. Se le proteste continuano il Consiglio militare di transizione rinuncerà al potere, ovviamente la Cina si muoverà rapidamente per stabilire una relazione con chiunque abbia il potere dopo. In definitiva, la Cina vorrà proteggere i suoi interessi commerciali in Sudan, e assicurarsi che il prossimo governo sudanese sostenga le posizioni della Cina in organizzazioni internazionali o altre situazioni strategiche della Cina, come ad esempio la Via della Seta.

Parliamo dei legami tra Cina e Arabia Saudita e Cina con Emirati Arabi Uniti, gli attori che si starebbero muovendo dietro la giunta militare.

I rapporti della Cina con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno subito un cambiamento radicale negli ultimi anni. In precedenza, la relazione era unidirezionale. Negli ultimi decenni, la Cina ha acquistato petrolio e fornito sostegno politico su quelle questioni in cui gli interessi dei Paesi arabi si sono allontanati dagli Stati Uniti (come la disputa tra Israele e Palestina sui diritti umani). La Cina aveva bisogno del petrolio quando la sua industria nazionale era meno sviluppata (e le sue fonti interne sono ridotte), e il sostegno politico faceva parte del costo per fare affari con questi Paesi, che altrimenti potevano escluderlo dagli acquisti di petrolio.

Tuttavia, negli ultimi 20 anni, con il rapido sviluppo dell’economia cinese, la relazione è ora più bidirezionale. La Cina vende prodotti a questi Paesi, come fa in tutto il mondo. Le imprese cinesi possono investire nelle strutture dell’industria petrolifera, sia nella raffinazione che in altri segmenti a monte o a valle del petrolio, e le società cinesi in altri settori hanno anche la capacità di investire o fornire prodotti necessari (un esempio sono le apparecchiature di rete per le telecomunicazioni, in particolare quelli per le quali non c’è concorrenza come il 5G). Anche per i fondi sovrani o i veicoli di investimento di persone facoltose in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, la Cina è una destinazione di investimento. Prima del recente rallentamento economico, la Cina è stata una delle economie in via di sviluppo più veloci e ha offerto buoni rendimenti, oltre alla diversità dagli investimenti  per gli investitori di Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Politicamente, con l’attenzione di Stati Uniti e Unione Europea sulla situazione dei diritti umani in Cina, incluso il trattamento riservato agli uiguri musulmani, almeno per ora, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti non criticano pubblicamente la Cina. Certamente la Cina apprezza questa non interferenza nelle sue faccende domestiche.

E dei legami tra Cina e Qatar che mi puoi dire?

Simile all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, il rapporto della Cina con il Qatar è diventato bidirezionale, con il Qatar che è un’importante fonte per la Cina di gas naturale. Gli altri aspetti della relazione includono la partecipazione della Cina in progetti infrastrutturali in Qatar, la vendita di manufatti e la vendita di armi. Gli investitori del Qatar partecipano anche a progetti in Cina per diversificare le loro posizioni di investimento e partecipare alla crescita economica della Cina. Il Qatar vuole anche che le compagnie cinesi partecipino a progetti di costruzione e siano sponsor commerciali della Coppa del Mondo 2022. La Cina deve gestire attentamente questa relazione bilaterale in seguito alla decisione dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti di rompere i rapporti con il Qatar. In questa situazione la Cina vuole rimanere amica di tutti e tre e non schierarsi. Tuttavia, se le accuse dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti che il Qatar sostiene il terrorismo fossero mai provate, queste metterebbero la Cina in una posizione difficile. Inoltre, la Cina è sospettosa sulla rete televisiva ‘Al-Jazeera’, che è più probabile che altri media nel mondo arabo critichino la Cina per il trattamento degli uiguri. Un altro aspetto impegnativo per la Cina è il suo buon rapporto con l’Iran, che è anche amico del Qatar e un nemico dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti. Tenendo presente questo, si può cominciare a vedere quanto sia importante il successo di Belt-and-Road per la Cina, in quanto ha bisogno di mantenere buoni rapporti con tanti Paesi che spesso tra loro non vanno d’accordo.

Credi che la Cina sosterrebbe l’Arabia Saudita nelle sue operazioni politico-militari in Sudan?

Che si tratti del Sudan, dello Yemen o delle guerre civili in Africa, ciò che la Cina vuole di più è che la comunità internazionale mantenga un principio di non ingerenza negli affari interni di altri Paesi. Per la Cina questo è importante, non solo per le questioni relative ai diritti umani e alla libertà religiosa, ma anche per le controversie sulla sovranità come quella di Taiwan (che secondo la Cina è una questione interna). Pertanto, la Cina non vuole essere troppo coinvolta nella composizione del futuro Governo di un Paese in transizione. In alcune situazioni, anche se la Cina è considerata favorevole a una parte, cerca di stabilire una relazione con l’altra parte; Il Venezuela è un esempio di ciò: qui la Cina appoggia il Governo Maduro, ma ha già fatto una qualche apertura all’opposizione. Allo stesso modo, la Cina generalmente non sosterrà le indagini internazionali sulle violazioni dei diritti umani, o l’accusa da parte di tribunali internazionali di ex funzionari governativi. Ciononostante, la Cina probabilmente sosterrà ciò che i suoi amici come l’Arabia Saudita desiderano raggiungere, e potrebbe farlo attraverso azioni come la vendita di attrezzature militari o di Polizia quando altri Paesi, come gli Stati Uniti o l’Unione Europea, si rifiutassero di farlo. Recentemente membri del Congresso degli Stati Uniti sono sempre più espliciti nel non volere che le armi americane siano utilizzate dall’Arabia Saudita in luoghi come lo Yemen, e la stessa cosa potrebbe accadere anche in Sudan. D’altra parte, come parte del tentativo di migliorare la propria immagine internazionale, la Cina potrebbe far sapere pubblicamente alla comunità internazionale che è intenzionata a fornire aiuti umanitari, medici e / o alimentari alle popolazioni in Paesi come il Sudan dove si verificano disordini civili.

Questo significa che la Cina si terrà però fuori dallo scontro tra sunniti e sciiti?

La Cina ha importanti relazioni economiche e politiche con Paesi sunniti come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, nonché con il principale Paese sciita, l’Iran. La Cina sta anche cercando di estendere la sua presenza in Afghanistan e in Iraq, Paesi in cui anche l’Iran sta espandendo la sua influenza. Ciò che la Cina vuole maggiormente da queste relazioni è l’attività economica che favorisce la Cina, e una relazione politica che eviti di criticare gli affari interni della Cina e le sue politiche nei confronti della sua popolazione musulmana. Per ora, la Cina non condivide le opinioni di Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti (o Israele) sulla minaccia dell’Iran. Quindi, per quanto possibile, la Cina eviterà di schierarsi nello scontro tra sunniti e sciiti.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore