giovedì, Settembre 19

Sudan: giallo sui falliti accordi di transizione Una notizia non corretta dell’agenzia tedesca ‘DPA’ permette di scoprire che durante le ultime trattative si è assistito ad una spaccatura del fronte d’opposizione

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La piattaforma politica Declaration of Freedom and Change, ora nota con la denominazione Forces Freedom and Change  FFC), durante la ripresa dei colloqui domenica e lunedì scorsi avrebbe accettato che il Transitional Military Council detenga la presidenza del Consiglio Sovrano, ottenendo un cambio una maggioranza semplice all’interno del Consiglio: 6 membri su 11. Questo è quanto stato riportato dall’agenzia di stampa tedesca ‘DPA’.

Offrire la presidenza del Consiglio Sovrano ai militari equivale offrirgli il potere esecutivo. La maggioranza semplice all’interno del Consiglio non permetterebbe di contrastare le decisioni prese dalla Presidenza. Per ovviare a questo rischio sarebbe stato proposta una Presidenza a turno nei tre anni di transizione. Ogni 18 mesi la presidenza passerebbe dal TMC al FFC. Il primo turno sarebbe stato garantito ai militari, riporta l’agenzia stampa tedesca.

La direzione del movimento rivoluzionario ha categoricamente smentito la notizia riportata dalla ‘DPA’. In una dichiarazione al sito di informazione della diaspora sudanese ‘Sudan Tribune’, la FFC ha affermato che quanto riportato dalla agenzia stampa tedesca non è una informazione accurata. Nessuna proposta simile è stata mai sottoposta al TMC o è stata oggetto di discussione durante la ripresa dei negoziati, conclusosi con un fallimento delle trattative. In effetti le trattative sono fallite proprio sulla composizione del Consiglio Sovrano che determina il potere esecutivo.

Il fallimento delle trattative sarebbe la prova evidente che la ‘DPA’ ha ricevuto notizie false o perlomeno manipolate. Fonti da Khartoum ci informano che l’agenzia stampa tedesca non avrebbe ricevuto fake news ma avrebbe mal interpretato le notizie che sarebbero state fornite dalla giunta militare.
Durante le trattative di domenica e lunedì, nel trattare gli argomenti di presidenza e composizione del Consiglio Sovrano, si sarebbe assistito ad una spaccatura del fronte d’opposizione.
La proposta descritta dalla ‘DPA’ sarebbe stata avanzata dai militari. Due forze minori della coalizione, il Sudan Call e il Cathering of Unionists, avrebbero dato il loro consenso, mentre i principali leader del movimento, SPA, National Consensus Forces e il Sudan Comunist Party (SCP), si sarebbero opposte. «La giunta militare altro non è che l’estensione del vecchio regime. L’evidenza è che i leader del regime, il suo apparato statale e le forze speciali, RSF e NISS, sono intatte a parte qualche vittima associata all’ex Presidente Omar Al Bashir che ha funto come capro espiatorio per calmare la popolazione. Offrire la presidenza del Consiglio Sovrano al TMC equivale facilitare il rafforzamento del regime e il graduale ritorno alla vecchia gestione del Paese», ha dichiarato un comunicato stampa del SCP, minacciando una escalation delle manifestazioni, sit-ins a cui si vuole affiancare scioperi di categoria, scioperi generali e la disobbedienza civile per forzare i militari a passare il potere ai civili.
Le notizie ricevute trovano identici riscontri nelle notizie diffuse dai media sudanesi indipendenti.

«Il fallimento dell’ultimo round delle trattative verte sul Consiglio Sovrano e sui poteri esecutivi. Questo è un dato di fatto. Al momento non ho dati per confermare la notizia riportata dall’agenzia stampa tedesca, ma occorre essere molto cauti prima di affermare che si tratti di una fake news. La ‘DPA’ è nota per la sua meticolosa verifica delle fonti e i professionisti che vi lavorano difficilmente possono essere vittime di spam o false notizie. Quello che emerge grazie allaDPAè una spaccatura all’interno del movimento rivoluzionario che di per se è una notizia più grave, rispetto al fallimento di negoziati che possono sempre essere riavviati in seguito. Il Transitional Military Council si sta muovendo abilmente. Ha ottenuto il supporto di facoltose Nazioni arabe, sta flirtando con le forze dell’Islam radicale. Evidentemente i suoi tentativi di corrompere alcuni leader dell’opposizione per indebolire o frantumare l’unità del movimento rivoluzionario stanno cominciando a dare i loro frutti», dichiara un quadro sudanese che lavora presso gli ambienti diplomatici occidentali sotto copertura di anonimato.

Dinnanzi al fallimento delle trattative e al timore che il Sudan si avvi verso una guerra civile dai risultati incerti, la Troika per il Sudan, composta da Gran Bretagna, Stati Uniti e Norvegia, in comune accordo con l’Unione Africana, ha reso noto un comunicato ufficiale dove si richiede l’immediata ripresa dei negoziati. Nel comunicato si chiarisce che non sarà accetto nessuna soluzione che non preveda il totale passaggio di poteri ad un governo composto da civili, esaudendo così il desiderio della popolazione appoggiato dalla Troika. «Il mancato o parziale passaggio di poteri ai civili renderebbe complicate le relazioni internazionali con il Sudan. I nostri Paesi non potranno collaborare per rafforzare la democrazia e rilanciare l’economia con un governo che non sia in mano ai civili»  si avverte nel comunicato.

Mentre la crisi politica si sta complicando, circa sei milioni di sudanesi stanno soffrendo la fame e la malnutrizione, secondo il rapporto redatto dal Famine Early Warning System Network. Circa il 13% della popolazione sudanese non può acquistare cibo. A peggiorare la situazione è il rapido deprezzamento della sterlina sudanese rispetto a euro e dollaro, che ha provocato un drastico aumento del prezzo del pane e di altri alimenti di base. Per esempio il prezzo dei cereali è aumentato del 250% in cinque anni. I casi di malnutrizione sono più acuti nelle zone urbane rispetto a quelle rurali. Secondo Matthew Hollingworth, direttore per il Sudan del Programma Alimentare Mondiale, occorre un immediato intervento umanitario internazionale per salvare questi 6 milioni di sudanesi.

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