lunedì, Aprile 6

Sudan: fallito attentato al Primo Ministro Ieri Abdalla Hamdok è scampato ad un attentato. Nessuna rivendicazione dell’attentato, ma i sospetti ricadono sui generali della Giunta Militare, che avrebbe svariati motivi per uccidere il Primo Ministro

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Ieri, presso il quartiere di Cooper, Khartoum, il Primo Ministro Abdalla Hamdok è scampato ad un attentato.
I
terroristi hanno fatto esplodere un ordigno al passaggio del convoglio che scortava l’auto del Primo Ministro. L’assassinio è fallito in quanto l’ordigno è stato fatto esplodere troppo presto per toccare l’auto blindata su cui viaggiava Hamdok. Il Governo, confermando la notizia, asserisce che non vi sono state nè vittime nè feriti. Il Primo Ministro è stato trasferito in una località segreta e protetta e le indagini sono state immediatamente avviate.

Nessuna rivendicazione dell’attentato, ma i sospetti ricadono sui generali della Giunta Militare (Transitional Military Council): tra essi Mohamed Hamdan Dagalo (‘Hemetti’) a capo della terribile milizia genocidaria islamica Rapid Support Forces. I sospetti sono rafforzati dal deterioramento dei rapporti tra i generali del vecchio regime, il Primo Ministro (nominato nell’agosto del 2019) e i civili che compongono il Consiglio Sovrano.

Questo Governo transitorio, che nei suoi tre anni di mandato dovrebbe avviare il Paese alla democrazia, dopo un trentennio di dittatura islamica, è di fatto controllato dai criminali di guerra del caduto regime di Omar Al Bashir con l’appoggio dell’Etiopia. Nel luglio 2019 fu proprio il Primo Ministro etiope Abiy Ahamed a salvare la giunta militare e a imporre la sua partecipazione alGoverno transitorio, garantendo loro non solo l’immunità ma anche la possibilità di rimanere al potere.

Negli ultimi sei mesi i generali del vecchio regimesi sono scontrati con il Primo Ministro su diversi argomenticaldi’, tra cui la decisione di consegnare alla Corte Penale Internazionale l’ex dittatore Bashir, su cui pendono due mandati di arresto per i crimini di guerra commessi nel Darfur.  La giunta militare di fatto ha mantenuto il controllo sul Paese e influenza negativamente il Consiglio Sovrano ponendo i rappresentanti civili in una situazione di impotenza e sudditanza.

Hemetti e i suoi commilitoni si oppongono apertamente alle riforme economiche ideate dal Primo Ministro, che andrebbero a intaccare gli interessi dell’Esercito, che in questo trentennio ha creato un network criminale e mafioso che controlla la maggior parte dell’economia sudanese. Network che controlla anche il traffico di esseri umani, in collaborazione con il Governo di Tripoli del Presidente Fayez al-Sarraj, fonte di forte imbarazzo per l’Italia e l’Europa in quanto sia Bashir che al-Sarraj sono stati considerati i ‘migliori’ alleati regionali nella lotta contro l’immigrazione clandestina, ricevendo milioni di euro per limitare i flussi migratori verso l’Europa.

Abdalla Hamdok recentemente ha espresso la volontà di interrompere alcune attività criminali in cui il suo Paese è coinvolto: tra esse il riciclaggio di denaro, gestito direttamente dalla Giunta Militare. Altro punto di discordia e conflitto riguarda la posizione del Sudan sulla mediazione internazionale riguardante le acque del Nilo e la diga Grande Rinascita in Etiopia. La giunta militare (debitrice all’Etiopia) ha imposto che il Governo transitorio si opponga alla mediazione degli Stati Uniti e della Lega Araba, che prevede un periodo di riempimento della diga Grande Rinascita più lungo rispetto a quello previsto dalle autorità etiopi per non danneggiare l’economia dell’Egitto con una improvvisa e catastrofica diminuzione delle acque del grande fiume sacro africano.

Infine, il Primo Ministro sudanese avrebbe espresso l’intenzione di aprire una inchiesta interna sul traffico di armi dalla Polonia che ha coinvolto il Vice Presidente keniota William Ruto. Queste armi erano dirette alla Giunta Militare sudanese che le avrebbe utilizzate durante la sanguinosa e brutale repressione della rivoluzione avvenuta nel maggio del 2019.

Dunque, come si può notare, i militari sudanesi avrebbero molti motivi per eliminare lo scomodo Primo Ministro. Il fallito attentato è destinato a creare ulteriori tensioni al precario periodo di transizione del Paese.

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