mercoledì, Agosto 12

Sudan dialoga con Israele e consegna Bashir alla CPI L’obiettivo del Generale al-Burhan è quello di normalizzare le relazioni con Israele trasformando lo storico nemico in un potente alleato. In cambio, l’appoggio al ‘piano Trump’ sulla Palestina

0

Il Sudan è stato il Paese della Lega Araba più ostile nei confronti di Israele e un convinto sostenitore della causa palestinese. Israele ha sempre accusato il Sudan di sostenere il terrorismo islamico in primis Al Qaida. Negli anni Novanta Khartoum divenne un ‘safe haven’ per Osman Bin Laden. Anche le strette relazioni e cooperazione militare tra Sudan e Iran sono state fonti di forti preoccupazioni per Tel Aviv. Preoccupazioni che spinsero l’aviazione militare israeliana a compiere due raid aerei in Sudan tra il gennaio e febbraio 2009 per interrompere l’approvvigionamento di armi iraniane alla Striscia di Gaza attraverso il Sudan.  

L’11 aprile 2019 il dittatore Omar Hasan Ahmad al-Bashīr viene rimosso dall’esercito nel tentativo di salvare il regime alle prese con una rivolta popolare che si era trasformata in vera e propria rivoluzione. La rimozione di Bashir non riuscì a calmare la furia della popolazione decisa a voltare pagina abbattendo il regime militare e i suoi alleati islamici estremisti, sostituendoli con un governo civile e laico.

Dopo mesi di duro scontro sociale il 5 luglio 2019 l’Alleanza per la Libertà e il Cambiamento e la giunta militare hanno firmato un accordo promosso dalla mediazione del Primo Ministro etiope Abiy Ahmed Ali e sostenuto dall’Unione Africana, Stati Uniti e Unione Europea. Nell’agosto 2019 viene costituito un Consiglio Sovrano composto da cinque militari e sei civili incaricati di gestire per tre anni il periodo di transizione alla democrazia, traghettando il Paese verso elezioni democratiche e alla fine della legge islamica, la Sharia.  

La creazione del Consiglio Sovrano rappresenta una chiara vittoria della casta militare che ha comandato con il pugno di ferro il Sudan dal golpe dal 1989 al 2019. Il governo transitorio è di fatto controllato dai più stretti collaboratori del deposto Presidente compreso il generale Mohamed Hamdan Dagalo (Hemetti) capo della milizia islamica Rapid Support Forces – RSF composta dai miliziani Janjaweed responsabili del genocidio nel Darfur e delle violente repressioni delle manifestazioni durante la rivoluzione sudanese sorta nel dicembre 2018. Una rivoluzione che non è riuscita a cambiare radicalmente gli assetti di potere a causa di una ben studiata operazione gattopardesca dell’esercito che ha permesso ai generali di Bashir di mantenere il potere e mettersi al riparo dai tribunali nazionali e internazionali.

La pace del Primo Ministro etiope che nessuno voleva ma che tutti furono costretti ad accettare, rappresenta di fatto la vittoria della controrivoluzione. Come specchietto per le allodole fu nominato Primo Ministro Abdallah Hamdouk, suggerito dalle rappresentanze diplomatiche occidentali con l’obiettivo di avere una persona rispettabile come interlocutore avendo ricoperto per anni posizioni di alto livello presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e la Banca Africana di Sviluppo. La pace etiope favorisce la giunta militare che ora ha tutti il tempo (tre anni) per rafforzare il potere dell’esercito, fondare pseudo partiti, riciclandosi in leader civili sul modello egiziano. 

A distanza di quasi un anno, il Consiglio Sovrano stenta a controllare la situazione per evitare la ripresa delle proteste popolare e una nuova rivoluzione. L’economia, distrutta dalle sanzioni economiche internazionali, dalla separazione del Sud del Sudan e da un trentennio di saccheggi delle risorse nazionali attuati da Bashir e i suoi generali (rimasti al potere), stenta a riprendersi. La giunta militare, che si nasconde dietro il Consiglio Sovrano, necessita di potenti alleati capaci di mediare presso Unione Europea e Stati Uniti un massiccio piani di finanziamenti ed aiuti economici.

È questa la regione che ha spinto il generale Abdel Fattah al-Burhan, capo del Consiglio Sovrano (ora denominato Consiglio Sovrano Transitorio) a incontrare presso l’aeroporto internazionale di Entebbe, in Uganda, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. L’incontro è stato reso possibile grazie alla mediazione del Presidente Yoweri Museveni. L’obiettivo di al-Burhan è quello di normalizzare le relazioni con Israele trasformando lo storico nemico in un potente alleato capace di intercedere a favore del Sudan e convincere le potenze occidentali a sostenere la necessaria ripresa economica nazionale.  

L’incontro era stato tenuto segreto e i generali non avevano informato il Primo Ministro Abdallah Hamdouk, i membri civili del Consiglio, la società civile e i partiti di opposizione. Dure le reazioni in Sudan dopo aver appreso la notizia dell’incontro. «Rifiutare di normalizzare le relazioni con Israele è per il Sudan un principio legale e morale considerando che Khartoum ha firmato l’accordo n. 03 della Lega Araba del 1967 che supporta senza riserve la causa palestinese e il diritto ad uno Stato della Palestina indipendente e libero». Questo è quanto dichiarato da Sati Al-Haji, leader delle Forze per la Libertà e il Cambiamento, una piattaforma politica che ha guidato la rivoluzione del pane del dicembre 2018. Anche le altre forze politiche, compresi i partiti islamici hanno considerato l’incontro avvenuto ad Entebbe come «dannoso per l’immagine del Sudan nel mondo arabo e pericoloso per la situazione politica interna».  

Il generale al-Burhan, ricoperto di critiche, ha giustificato questo incontro con la necessità di difendere la sicurezza nazionale e di raggiungere gli obiettivi prefissati dal Consiglio Sovrano nell’interesse supremo del popolo sudanese. Ha inoltre assicurato che l’avviato processo di normalizzazione delle relazioni con Israele non comprometteranno la posizione del Sudan a favore della causa Palestinese. Di opposto parere vari osservatori politici sudanesi e regionali.

L’incontro tra al-Burhan e Netanyahu avviene a breve distanza dallo ‘storico accordo’ proposto dal Presidente Donald Trump che dovrebbe assicurare la pace nel Medio Oriente e porre fine al conflitto tra Palestina e Israele. Un accordo criticato a livello internazionale in quanto sarebbe troppo favorevole al governo di Tel Aviv. Il disgelo con il Sudan è di vitale importanza per Israele soprattutto dopo che la maggioranza degli Stati membri dell’Unione Africana, durante il summit in corso ad Addis Abeba ha condannato e rigettato la proposta di Trump definendola inaccettabile e dannosa per il diritto di auto determinazione del popolo palestinese e per la pace nel Medio Oriente.

Secondo fonti ugandesi durante l’incontro Netanyahu avrebbe promesso al generale al-Burhan di intercedere presso il Presidente Trump e l’Unione Europea affinché vengano revocate in toto le sanzioni economiche per permettere la ripresa degli aiuti occidentali e degli scambi commerciali necessari per riavviare l’economia sudanese. Netanyahu avrebbe anche promesso di far cancellare il Sudan dalla lista internazionale dei Paesi che sostengono il terrorismo islamico internazionale. In cambio avrebbe chiesto di appoggiare il piano Trump per la Palestina e di consegnare alla Corte Penale Internazionale il dittatore Bashir.  

Non ci è dato di sapere se la giunta militare al potere nel Sudan abbia accettato di sposare gli interessi israeliani sulla Palestina. Se questo appoggio fosse stato deciso deve essere sotterraneo. Se manifestato apertamente rischia di scatenare una seconda rivoluzione che metterebbe a serio rischio i generali sudanesi. L’unico atto certo è l’improvvisa decisione del Consiglio Nazionale di consegnare alla CPI Omar al-Bashir per essere giudicato dei crimini contro l’umanità e genocidio commessi nel Darfur. Una decisione alquanto inaspettata visto che i generali, deponendo il dittatore, avevano giurato di proteggerlo dalla CPI. Per calmare la popolazione aveva sottoposto Bashir a un processo per reati economici, evitando accuratamente i crimini da lui commessi in perfetto accordo con gli stessi generali che dominano l’attuale Consiglio Sovrano. Il settimanale dell’Africa Orientale ‘The East African’ collega questa storica decisione all’incontro avvenuto ad Entebbe. Se così fosse ora spetta al Primo Ministro israeliano di mantenere la parola: far abrogare le sanzioni economiche e far cancellare il Sudan dalla lista degli ‘Stati Terroristici’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore