martedì, Luglio 16

Sudan, da stato terrorista ad alleato internazionale field_506ffbaa4a8d4

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Continua il sofferto processo di normalizzazione dei rapporti tra USA e Sudan. Nella prima settimana di ottobre il ministro sudanese degli Affari Esteri Ibrahim Ghandour si è recato negli Stati Uniti per incontrare il Segretario di Stato John Kerry instaurando un colloquio ‘confidenziale’ a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’obiettivo era quello di convincere il governo americano ad abbandonare l’intenzione di porre il Sudan nella fascia dei Paesi ad alto rischio di violazioni dei diritti umani. Una categoria che giustificherebbe un intervento armato straniero per difendere la popolazione civile. La minaccia di Washington era stata lanciata lo scorso settembre in reazione al rafforzamento dei rapporti sino-sudanesi che assicurano alla Cina una posizione privilegiata, frutto del leale sostegno al Paese arabo africano durante i lunghi anni dell’embargo economico sancito illegalmente dagli Stati Uniti. Ghandour rivela alla stampa sudanese che durante il colloquio sono stati toccati diversi punti: i rapporti tra le due nazioni, la situazione in Siria, Yemen, Libia e Sud Sudan.

La visita di Ghandour sembra aver dato i frutti sperati. Anche se non vi è stata nessuna conferma ufficiale, si ha l’impressione che durante i colloqui siano scaturiti accordi di cui entrambe le parti si sono impegnate a rispettare con atti concreti. John Kerry, durante una conferenza tenuta presso l’Università di Harvard, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno seriamente esaminando la possibilità di cancellare il Sudan dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo internazionale. Una lista in cui non compare il principale padrino di tutti i gruppi terroristici di radice sunnita, l’Arabia Saudita, ultimamente sospettata anche di aver giocato un ruolo chiave per la realizzazione degli attentati del 11 settembre 2001. Le attività eversive saudite sono un tabù per il governo americano, ossessionato nella difesa del suo alleato medio orientale nonostante l’imbarazzo che provoca la monarchia feudale che governa brutalmente il Paese erigendo a normalità la sistematica violazione di diritti umani. Il Sudan era finito nella lista degli Stati sponsor del terrorismo nel 1993. Un atto deciso dalla amministrazione Clinton per giustificare la guerra fredda e per procura contro il regime di Khartoum.

La cancellazione dalla lista è condizionata al dialogo nazionale in atto nel Sudan e al miglioramento della situazione negli Stati del Darfur, Sud Kordofan e Blu Nile, tutti sconvolti da guerre civili. Nel classico linguaggio ambiguo della diplomazia americana, Kerry non specifica quali sia l’orientamento migliore per condurre il dialogo nazionale lasciando intendere che sia una prerogativa del governo di Khartoum. Una prerogativa che il governo di Bashir sta prendendo seriamente in quanto considera il dialogo nazionale una ottima possibilità per terminare i conflitti in atto, riunificare la nazione (forse su base federalistica) e conservare il potere. Dallo scorso settembre emissari del governo centrale sono stati sguinzagliati nei più remoti angoli del Paese per raccogliere i suggerimenti della popolazione in merito alla nuova Costituzione che verrà scritta sulla base del dialogo nazionale e della pace tra sudanesi. Il Ministro della Sanità e Rappresentante della Presidenza nello stato del River Nile Bahar Idris Abu Garda durante un intervento ai media nazionali ha fatto intuire che la nuova Costituzione potrebbe prendere un indirizzo federale dove la «decentralizzazione del potere rafforzerà le diversità culturali ed etniche che compongono il Sudan».

Sembra decaduta la minaccia di dichiarare il Sudan uno Stato dove i diritti umani vengono sistematicamente violati. Accusa che fin dall’inizio era stata considerata una forzatura politica e una mistificazione da parte degli osservatori indipendenti che vivono e operano permanentemente in Sudan. Il regime mantiene saldo il potere e alcuni crimini sono commessi sui teatri di guerra ma in generale il rispetto dei diritti umani sembra garantito anche se sotto il regima della Sharia, la legge islamica. Nei recenti mesi si sono registrati progressi per quanto riguarda la condizione femminile. La legge ora garantisce il diritto di divorzio e la relativa protezione economica anche alla donna (prerogativa elusivamente maschile secondo tradizione mussulmana). È sotto esame una legge tendente a proibire il matrimonio con minori, piaga sociale ampiamente diffusa tra molti clan arabi e tribù africane del Sudan.

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