mercoledì, Dicembre 11

Sudan: colpo di Stato dei militari. Inizia la Contro-rivoluzione Da una settimana nell’aria si annusava odore di golpe militare. Il dado è stato tratto. La giunta militare assume pieni poteri

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Ieri, in serata avanzata, il Capo del Transitional Military Council, Andel Fatah al-Burhan, ha annunciato, alla TV di Stato, la fine delle consultazioni con l’opposizione e la direzione del movimento rivoluzionario.
La giunta militare ha deciso di gestire da sola il periodo di transizione.

al-Burhan ha annunciato una serie di misure studiate per gestire questa delicata fase. Il periodo da tre anni, come proposta originaria del TMC, viene accorciato a 9 mesi. Da qui al febbraio 2020, il TMC assumerà tutti i poteri legislativi ed esecutivi con il compito di preparare elezioni democratiche e trasparenti. Nessun governo di transizione. Il governo sarà definitivo e verrà formato non da negoziazioni tra le parti, ma dopo il verdetto delle urne.
Il TMC annuncia anche che saranno attuate una serie di misure per ristabilire l’ordine nel Paese.

«Le Forze per la Libertà e il Cambiamento sono da ritenersi responsabili del fallimento delle negoziazioni e del mancato passaggio di poteri, in quanto sistematicamente hanno tentato di escludere dal governo transitorio il TMC accusandolo di essere il clone del caduto regime. Pertanto tutti gli accordi presi sono da considerarsi nulli. Il Transitional Military Council ha deciso che non vi sarà nessun governo transitorio per la gestione della transizione alla democrazia. L’Esercito si prenderà il gravoso incarico di gestire questo delicato periodo per 9 mesi, il tempo necessario per organizzare libere e democratiche elezioni monitorate da osservatori elettorali regionali e internazionali», ha dichiarato al-Burhan. «Il TMC si impegnerà nell’arrestare e portare davanti alla giustizia tutti i responsabili di corruzione e di altri crimini del vecchio regime. Il TMC ristabilirà l’ordine in Sudan e sarà il garante della libertà di espressione e difesa dei diritti umani. A giorni sarà formato un comitato per indagare sulle recenti violenze perpetuate da agenti provocatori esterni. La legge coranica verrà al momento mantenuta», conclude il generale.

Le violenze attuate contro i manifestanti dalle milizie arabe Rapid Support Forces, sotto il diretto comando del vice capo del TMC, il generale Mohamed Hamdan Daglo (Hemetti), si sono intensificate negli ultimi sette giorni. Il bilancio delle vittime accertato dal personale medico parla chiaro: 35 morti e 360 feriti tra i manifestanti.

Anche la Sudanese Professionals Association (SPA) ha annunciato la rottura definitiva del dialogo, già alla deriva da due settimane.
La SPA ha commentato la decisione presa dalla giunta militare usando toni diretti e accusatori. «Il Consiglio Militare è il solo responsabile della rottura del dialogo e delle recenti violenze contro i civili. Prendendo la decisione di gestire in prima persona il periodo di transizione, il TMC ha dichiarato guerra al popolo sudanese. Dal sostenere la rivoluzione, come hanno sempre affermato, ora i generali sono passati al tradimento e tentano di rubare la nostra rivoluzione. Il popolo sudanese rimarrà in piazza per protestare contro questo Colpo di Stato. Ci sentiamo in grado di affermare che il popolo sudanese uscirà vincitore da questo duro scontro e il Consiglio Militare è destinato a cadere come è caduto Omar el Bashir e i due precedenti capi del TMC. Continueremo la nostra lotta tramite la disobbedienza civile e tutti gli altri metodi pacifici confermando la nostra volontà di far cadere il Consiglio Militare. Noi promettiamo di continuare la rivoluzione iniziata dal nostro popolo».

Il National Umma Party, guidato da El Sadiq Al-Mahdi, ha condannato le violenze perpetuate dal TMC contro i manifestanti, affermando che queste violenze sono il segno più evidente che la contro-rivoluzione è iniziata. I militari stanno mostrando la loro vera faccia. Al-Mahdi ha invitato le parti a riprendere il dialogo enfatizzando la necessità di maggiore unità all’interno della Alliance for Freedom and Change.
El-Mahdi è stato colui che ha fomentato, e, di fatto, messo in atto la spaccatura tra il NUP, sorretto da altri due partiti d’opposizione minori, e la SPA e il Partito Comunista, come abbiamo ampiamente spiegato. L’origine dei disaccordi: le dichiarazioni di El-Mahdi a favore di un accordo per il Governo transitorio con una forte presenza di militari aventi anche poteri esecutivi.

Da una settimana nell’aria si annusava odore di golpe militare. Il segnale più chiaro è stata l’escalation delle violenze, tese a sgomberare i sit in e togliere l’assedio al Quartiere Generale delle Forze Armate a Khartoum.
Ieri è stata la giornata più sanguinosa dall’inizio della rivoluzione, nel dicembre 2018. Le milizie arabe Rapid Support Forces hanno rotto l’assedio al Quartiere Generale disperdendo i manifestanti con uso sproporzionato della forza.
Il bilancio è di 13 morti e un centinaio di feriti, tra cui vari versano in gravi condizioni. Alcune delle vittime sono state giustiziate dalla milizie arabe, dopo il loro ricovero presso il East Nile Hospital di Khartoum, secondo le testimonianze del personale sanitario. Le violenze di ieri portano il totale delle vittime a 35 morti e 360 feriti.

Oltre a rompere l’assedio, le RSF hanno concentrato i loro attacchi nella Nile Street e nel quartiere popolare di Colombia, ingaggiando anche scontri a fuoco con unità di soldati che sostengono la rivoluzione. Secondo analisi condivise con varie fonti sudanesi, ora che il TMC ha deciso di dirigere da solo il periodo di transizione, le violenze contro i civili aumenteranno. La giunta militare per dirigere deve riprendere il controllo del Paese, schiacciando la rivoluzione. Si teme che presto le RSF riceveranno l’ordine di sparare sui civili in modo sistematico.

Quali i scenari possibili?
Il Colpo di Stato decretato da Hemetti è stato attentamente preparato dai generali del vecchio regime, in collaborazione con ilBoia di Khartoum’, il generale Salah Gosh. Hanno indebolito l’unità del movimento armato, ricevuto l’appoggio delle forze dell’Islam radicale. Tramite Arabia Saudita e Emirati Arabi, la giunta sta cercando di convincere Unione Europea e Stati Uniti di appoggiarla. La diplomazia saudita è intenta a convincere la Casa Bianca che il Transitional Military Council è la sola garanzia di stabilità del Sudan, che altrimenti rischia di sprofondare nel caos e finire nelle mani dei gruppi terroristici islamici, quali Al-Qaeda e Daesh. Il timore condiviso tra i sudanesi è che queste pressioni diplomatiche stiano iniziando a far breccia sulla posizione anti-TMC assunta dalla Casa Bianca. Visto che per la prima volta i militari si sentono tranquilli nell’utilizzare i vecchi mezzi di repressione, si teme che un qualche sorta di consenso sia giunto da Washington e Bruxelles. Non vi sono nè dati nè notizie sufficienti per confermare questi timori.

Il dado è stato tratto. La giunta militare assume pieni poteri. La necessità di riprendere il controllo del Paese è ora la priorità dei generali. A rischio anche i dirigenti del movimento rivoluzionario che possono essere ora arrestati. La promessa di costituire una commissione di inchiesta sulle recenti violenze è una beffa, il TMC rifiuta, per ovvie ragioni, di ammettere che le milizie RSF sono gli autori. I generali Hemetti e Gosh i mandanti. Al contrario, la propaganda del regime cerca di far credere che sia opera di provocatori ed elementi pericolosi che si starebbero dedicando ad atti criminali, approfittando del caos creato dal movimento rivoluzionario. Una fantasiosa ricostruzione della realtà, necessaria per giustificare il ruolo dell’Esercito come ‘protettore della popolazione’ e della sicurezza nazionale a discapito di leader dell’opposizione intransigenti e per questo irresponsabili.

«Non ci saranno più negoziazione con il Consiglio militare, in quanto si è rivolto contro la rivoluzione. Domandiamo a questo Consiglio, ai Paesi della regione e alla comunità internazionale di decidere l’unica soluzione possibile per risolvere la crisi politica: passare il potere ad un governo civile che rappresenti le forze e lo spirito della rivoluzione sudanese», recita, inutilmente, il comunicato emesso da SPA.

La rottura dei negoziati, evidenziata da entrambe le parti, apre lo scenario dello scontro finale. Il movimento rivoluzionario insiste nell’assicurazione che la protesta resterà pacifica. Quando le milizie arabe inizieranno a uccidere indiscriminatamente i civili, arrestando i leader della contestazione, ogni metodo pacifico di protesta risulterà inefficace. A quel punto SPA e Partito Comunista si troveranno dinnanzi ad una difficile scelta: capitolare, in attesa delle elezioni, purtroppo gestite dai militari, o impugnare le armi.

Alcuni osservatori sudanesi mettono l’accento sulla situazione interna all’Esercito. Le Forze Armate sono già divise a causa della polarizzazione politica. Il rischio è la creazione di tensioni etniche all’interno dell’Esercito e la creazione di gruppi armati che non hanno come obiettivo la democrazia, ma semplicemente prendere il potere. Generali contro generali, creando, così, i presupposti per uno scenario bellico libico, dove Al Qaeda e Daesh avranno molto spazio d’azione.

Se scoppierà la guerra civile sudanese, le forze rivoluzionarie, appoggiate da reparti ribelli dell’Esercito e dai gruppi armati di liberazione, come SPLM-N e il JEM, hanno poche possibilità di riportare una immediata vittoria, schiacciando i generali reazionari, le RSF, la NISS e i jaidisti che l’Islam radicale che hanno promesso di mettersi a disposizione per difendere la legge coranica. Per avere qualche speranza di ottenere la necessaria e immediata vittoria finale, nei prossimi giorni la dirigenza rivoluzionaria deve ordinare l’attacco al Quartiere Generale delle Forze Armate, puntando all’arresto di tutti i membri del TMC, e instaurare un governo provvisorio composto da civili.
Non ci sono garanzie di vittoria, ma la presa del ‘Palazzo d’Inverno’ è una mossa obbligatoria per la direzione rivoluzionaria.
Se l’insurrezione armata popolare tarderà a realizzarsi, o non si realizzerà affatto, le milizie arabe reprimeranno nel sangue la protesta e l’unica opzione rimasta al movimento rivoluzionario sarà quella della guerriglia. Purtroppo i generali membri del TMC negli ultimi vent’anni si sono dimostrati esperti nel contenere le varie guerriglie scoppiate nel Paese.

Se la diplomazia saudita riuscirà a convincere gli Stati Uniti che il TMC è l’unica soluzione per evitare un caos regionale, è assai improbabile che l’Unione Europea prenda una posizione diversa e conflittuale con il suo alleato oltre oceano. Se i generali dimostrano di essere in grado di riprendere rapidamente il controllo del Paese, instaurando un regime simile a quello egiziano, le potenze occidentali possono riprendere le relazioni con la giunta militare e i finanziamenti contro terrorismo islamico e flussi migratori possono riprendere.
La collaborazione con la giunta militare non è difficile da attivare. In fondo, si tratta di dialogare con gli stessi criminali che l’Unione Europea ha supportato elevandoli ad ‘affidabili alleati’ negli ultimi 6 anni. Attenzione: non stiamo ‘ipotizzando’, ‘avanzando’, ‘accusando’, leggasi semplicemente  il dossier atto d’accusa presentato alla Corte Penale Internazionale (ICC),  dal team di avvocati guidati dal francese Juan Branco e dall’israeliano Omer Shatz.

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