lunedì, Novembre 18

Sudan: coalizione di Governo vuole abbandonare Bashir L'alleanza dei partiti di Governo chiede ad Al-Bashir di non candidarsi alle elezioni del Sudan del 2020, le forze armate vacillano e l’opposizione punta a una coalizione militare contro il regime

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In Sudan, mentre la protesta popolare (#SudanRevolt), iniziata come ‘rivolta del pane’, è arrivata allo stadio pre-rivoluzionario, la coalizione di Governo inizia a dare segnali di voler abbandonare il Generale Omar Al Bashir.
2020 Alliance (Alleanza 2020), un coalizione di 22 partiti che supporta il Governo e che partecipa al dialogo nazionale pilotato dal regime, lunedì 4 febbraio ha dichiarato che per risolvere la grave crisi che sta attraversando il Paese, Bashir non deve presentare la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2020. Un annuncio fatto al Parlamento dal leader di Alleanza 2000, Ibrahim Madibu, che ha richiesto un meccanismo comune con l’opposizione per rilanciare il dialogo nazionale.

L’attuale mandato di Bashir termina nel 2020. Per risolvere la feroce lotta per la successione alla Presidenza scoppiata nel novembre 2017 all’interno del National Congress Party – NCP, Bashir, nell’agosto 2018 aveva chiesto al Parlamento una revisione della Costituzione e dello Statuto interno del NCP. Entrambi vietano un terzo mandato presidenziale.

La richiesta di Alleanza 2000 è stata preceduta da una chiara presa di distanze del Primo Ministro Muataz Musa che, sabato 2 febbraio, ha dichiarato che le richieste di democrazia e libertà dei manifestanti sono legittime. “Sono in corso sforzi per risolvere la crisi politica ed esaudire le richieste della popolazione”, dichiarandosi disponibile a dialogare direttamente con i leader della popolazione in rivolta, cioè la classe imprenditoriale sudanese.

Le dichiarazione di Alleanza 2000 e del Primo Ministro evidenziano che la protesta popolare non solo sta creando profonde spaccature all’interno delle forze armate e polizia, ma anche nel Governo, che ora si sente in pericolo e vorrebbe scaricare il Generale Bashir, divenuto ormai presentabile solo agli occhi dei suoi amici occidentali (la rivolta non piace agli europei e agli Stati Uniti)  e della Russia e delle Monarchie arabe.

Due i grandi ostacoli per l’uscita di scena di Bashir: il mandato di arresto internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI), per crimini contro l’umanità in Darfur, e i falchi dell’Esercito.
Per evitare che Bashir sia estradato al tribunale dell’Aia, il nuovo Governo dovrebbe offrirgli la nomina di senatore a vita, ed iniziare una battaglia legale contro la Corte Penale Internazionale per impedirne l’arresto. I falchi dell’Esercito hanno goduto per decenni privilegi e ricchezze sotto la guida di Bashir. Alcuni di loro sono stati colpiti dallo stesso mandato di arresto della CPI e rischiano di trovarsi dietro il banco degli imputati.

Queste realtà si celano dietro la difesa ad oltranza del dittatore da parte dello Stato Maggiore della  Sudanese Army Force (SAF).
Mercoledì 30 gennaio il Ministro della Difesa, Awad Ibm Ouf, e il Capo dello Stato Maggiore, Kamal Abdel-Marouf, hanno dichiarato la loro fedeltà al Presidente, definendo i manifestanti dei ‘cani senza dimora’ che approfittano della delicata situazione economica per gettare il Paese nel caos. Queste dichiarazioni sono state fatte dopo un meeting a porte chiuse delle forze armate impegnate a ristabilire la coesione interna ed evitare che l’esercito ripeta i colpi di Stato del 1964 e del 1985, detronizzando Bashir.
Secondo alcuni intellettuali sudanesi è improbabile che gli alti ufficiali dell’esercito decidano di sostenere la rivoluzione, in quanto Bashir, durante i lungi anni della dittatura, ha operato strutturali cambiamenti all’interno delle forze armate, mettendo ai vertici solo ufficiali fedeli e complici del regime. Rimane, però, il rischio che i reparti di Esercito e Polizia che si rifiutano di attuare la repressione contro la popolazione si uniscano ai rivoltosi e all’opposizione armata, che in questi giorni sta tentando di formare un fronte armato unico contro Bashir, approfittando della rivolta popolare.

Le due fazioni del Sudan Revolutionary Front (FRS), guidate a Malik Agar e Minni Minnawi, hanno reso noto che si sono riunificate e intendono proporre agli altri gruppi armatiJEM, SPLM-N e Alleanza delle Forze di Liberazione del Sudan- una coalizione militare contro il regime per portare la ribellione alla vittoria e instaurare una pace e un regime democratico in tutto il Paese.

I primi segnali di defezione all’interno del Governo, le paure espresse dallo Stato Maggiore di una spaccatura all’interno delle forze armate e il tentativo di creare una coalizione dei vari gruppi d’opposizione armata hanno galvanizzato la folla, intensificando le proteste.
Lunedì 4 febbraio violente dimostrazioni si sono succedute ad Omdurman e Khartoum, con scontri con la Polizia anti-sommossa. Gli imprenditori sudanesi hanno lanciato l’appello alla mobilitazione generale per abbattere la dittature del Generale Omar Al Bashir.

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