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Sudan, Bashir si ricandida per evitare la crisi del regime Ma la sua candidatura non è certa visto le spaccature all’interno del partito di Governo. Premono gli avversari, i falchi Bakri Hassan Saleh e Salah Mohamed Gosh

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Giovedì 9 agosto il Consiglio Islamico della Shura (Parlamento sudanese) ha votato all’unanimità un emendamento alla Costituzione (che prevede per il Presidente due soli mandati di 5 anni l’uno) per permettere al Presidente Omar Al-Bashir di presentarsi come candidato del National Congress Party (NCP) alle elezioni previste nel 2020. La notizia è stata data dal Professore Kabashor Kuku, Presidente del Consiglio Islamico della Shura. «Dopo una lunga discussione tra i membri del Consiglio, abbiamo raggiunto consensualmente la decisione di nominare il Presidente Omar Al-Bashir per un altro mandato presidenziale».

Bashir, 74 anni, è al potere da 20 anni, dopo aver organizzato il colpo di Stato nel 1989 contro il Governo del Primo Ministro Sadiqu al-Mahdi, approfittando della sua posizione di colonnello dell’Esercito sudanese. La Corte Penale Internazionale ha spiccato un mandato di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nel 2009 durante la guerra civile in Darfur. Il mandato di arresto non si è mai concretizzato grazie alla complicità di molti governi africani che hanno interpretato la decisione della CPI come inaccettabile interferenza nella politica interna di una Paese sovrano. Bashir, dopo aver perso il Sud del Paese, divenuto indipendente nel 2011, come epilogo di una guerra civile durata 25 anni, ha vinto le elezioni nel 2015, boicottate dall’opposizione.

Nonostante un grave crisi economica causata dalla perdita della maggioranza dei giacimenti petroliferi ubicati al Sud del Paese, il regime islamico di Bashir è sopravvissuto anche grazie all’iniziativa diplomatica italiana, iniziata nel 2012, che è riuscita a trasformare il Sudan da Stato terrorista ad alleato strategico per l’Occidente nella lotta contro il terrorismo islamico e i flussi migratori incontrollati, nonostante il Paese sia governato da un regime totalitario.

Questo sdoganamento ha portato ad un parziale annullamento delle sanzioni economiche imposte da Unione Europea e Stati Uniti, permettendo la sopravvivenza economica del regime. La realpolitik proposta dalla diplomazia ‘illuminata’ ha scelto di dare priorità  all’alleanza geo-strategica utile a Unione Europea e Stati Uniti rispetto ai diritti umani. Miti sono state le reazioni occidentali alle continue e violente repressioni di ogni forma di dissenso interno e ai recenti massacri di popolazioni inermi nei due Stati del Kordofan, nel Blu Nile, e nel Darfur, utilizzando anche armi chimiche.

Dopo aver sedato nel sangue la rivolta del pane del gennaio 2018 e sventato l’insurrezione di massa organizzata dalla piattaforma dei partiti di opposizione BNF Broad National Front che lo scorso aprile aveva lanciato una sorta di Intifada per abbattere il regime dittatoriale, senza ricevere alcun sostegno dalle democrazie occidentali; ora Bashir si appresta a mantenersi al potere nel bel mezzo di una crisi di liquidità del Pound Sudanese che sta aggravando la situazione economica del Paese, colpendo duramente i lavoratori del pubblico impiego che rappresentano un grosso bacino elettorale per il NCP.

La decisione presa dal Consiglio Islamico della Shura è stata considerata l’unica possibile per risolvere il grave conflitto interno al governo e al NCP sulla successione del dittatore Bashir. Un conflitto che deve essere risolto prima delle elezioni del 2020, mantenendo l’unità del partito di Governo.

La lotta per la successione è iniziata nel novembre 2017 ed è stata confermata ufficiosamente nel dicembre 2017 nei corridoi del potere e nelle stanze delle Ambasciate occidentali a Khartoum. Il Presidente Bashir aveva identificato come suo successore il Governatore di Gezira, Mohamed Tahir Ayala, un economista da molto tempo membro del NCP ma privo di esperienza militare e di intelligence nazionale, caratteristiche considerate necessarie per il successore di Bashir. A causa di queste mancanze Ayala è stato immediatamente contrastato dalla maggioranza del Consiglio della Shura, dalle Forze Armate e dalla terribile e spietata NISS (National Intelligence and Securty Service).

Lo scorso febbraio, Bashir ha istituito un comitato speciale del NCP con il compito di assisterlo nell’individuare il successore. La creazione di questo comitato aveva come obiettivo quello di appoggiare la candidatura di Ayala, facendola passare come una scelta del partito al Governo. Tentativo naufragato a causa della terribile lotta interna al NCP per la successione. Una lotta così feroce che ha costretto Bashir a chiedere la modifica della Costituzione nella prospettiva di ricandidarsi per l’ennesima volta.

Anche il Consiglio Islamico della Shura è diviso tra chi sostiene la candidatura di Bashir e chi la contesta. Secondo analisi esterne, la maggioranza dei membri del Consiglio Islamico sarebbe contro il terzo mandato presidenziale del dittatore, ma se Bashir riesce a convincere il partito i membri della Shura non si opporranno.

Con Ayala messo fuori gioco, anche la candidatura di Bashir non è comunque sicura. Vari membri del partito, dell’Esercito e servizi segreti stanno spingendo per candidati alternativi: il Vice Presidente e Primo Ministro Bakri Hassan Saleh e l’ex Capo dei servizi segreti, Salah Mohamed Gosh, che ha gestito la terribile NISS fino al 2009, e successivamente ha svolto il ruolo di Consigliere presidenziale fino al 2011.

Fallito il tentativo di giocare la carta del moderato Ayala, il Presidente Bashir deve a tutti i costi bloccare le candidature di Saleh e Gosh in quanto entrambi considerati dei duri del regime, poco inclini al compromesso. Se arrivassero alla Presidenza rovinerebbero la luna di miele con le democrazie occidentali costruita con tanta fatica dalla diplomazia italiana.

A questo proposito il dittatore lo scorso febbraio ha attuato un cambiamento dei vertici militari e dei servizi segreti con l’obiettivo di eliminare chi poteva utilizzare la propria influenza per appoggiare le candidature di Saleh e Gosh. Nonostante questa astuta mossa, la lotta per la successione non è ancora terminata e si rischia una grave spaccatura di Governo.

Per Bashir i tempi stringono. L’economia è al collasso. La perdita del greggio sud sudanese ha messo in difficoltà il Sudan, aumentando il debito estero e limitando l’acceso di finanziamenti stranieri. L’inflazione è salita al 111%, abbinata alla perdita del Pound sudanese rispetto al Dollaro americano, ora valutato a 47 Pound (50 al mercato nero). Con la pace imposta con la forza e le minacce alle fazioni rivali in Sud Sudan, il dittatore spera di prendere il controllo di gran parte del greggio sud sudanese per riavviare l’economia.

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