martedì, Settembre 29

Sudafrica: Zuma deve cadere

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Mercoledì 12 aprile l’opposizione popolare contro il Presidente Jacob Zuma ha raggiunto il punto di non ritorno con lo sciopero nazionale che ha visto centinaia di migliaia di sudafricani manifestare nelle principali città sudafricane a favore dell’impeachment di Zuma, considerato dal 64% della popolazione un serio ostacolo per la pace e lo sviluppo economico della potenza continentale e unico membro africano dei BRICS.

I media occidentali hanno fatto circolare la notizia manipolata che a condurre la protesta sia stato il partito boero Alleanza Democratica – AD sorretto dalla classe imprenditoriale bianca sudafricana. Al contrario la manifestazione nazionale dello scorso 12 aprile rientra nella campagna ‘Zuma must fall’ ideata dal partito marxista di Julius Malema, Economic Freedom Fighters – EFF (Combattenti per la Libertà Economica). Le immagini diffuse sui media occidentali che ritraevano una moltitudine di persone inneggianti bandiere e slogan di AD contro Zuma non devono trarre in inganno. Il partito boero ha partecipato attivamente alla protesta organizzando le masse nei comuni e province sotto il suo controllo amministrativo.

A livello nazionale è Malema e il suo partito EFF a condurre la lotta, seguendo un piano politico ben preciso: dimissioni di Zuma, nuove elezioni e conquista del potere per attuare  l’emendamento cardine del manifesto politico originario del ANC (Freedon Charter): la creazione di una società socialista in Sudafrica. Senza l’intervento del partito marxista Alleanza Democratica non sarebbe mai riuscita a far scendere in piazza centinaia di migliaia di sudafricani. Nei giorni precedenti allo sciopero nazionale, la direzione AD era incerta su quanti avrebbero realmente partecipato.

AD  rappresenta il tentativo della borghesia boera di mantenere il potere economico (immutato dai tempi dell’Apartheid) dopo aver constatato che l’alleanza politica con il African National Congress ideata da Nelson Mandela e Pieter Willem Botha nel 1994 non è più spendibile a causa della degenerazione del primo partito sudafricano delle masse nere causata dal presidente Zuma. Alleanza scaturita da accordi segreti tra Mandela e Botha favoriti da Europa e Stati Uniti per evitare la rivoluzione popolare nel 1994. Gli accordi permisero alla burocrazia del ANC di accedere al potere a condizione che proteggesse i privilegi economici dei Boeri.

Il 12 aprile 2017 non è una data scelta a caso dal movimento anti Zuma, coincidendo con il 75° compleanno del presidente. L’ondata di manifestazione è iniziata il 7 aprile, una settimana dopo che Zuma aveva dismesso il Ministro e il Vice Ministro delle Finanze e rimodellato il governo. Secondo quanto riportato dai media sudafricani, l’ondata di proteste è stata promossa dal partito boero AD ma il partito marxista EFF ha subito preso il comando della rivolta popolare che al momento si mantiene nell’ambito delle manifestazioni pacifiche. Alleanza Democratica nelle elezioni amministrative dell’agosto 2016 si è piazzata come primo partito d’opposizione conquistando il controllo di vari e importanti comuni e province. Il EFF si è piazzato come terzo partito mentre il ANC ha subito la più grave sconfitta elettorale dalla sua fondazione: 100 anni fa.

Per ragioni politiche, storiche e sociali Alleanza Democratica non è in grado di muovere le masse popolari composte per la maggior parte da Blacks. Durante l’ondata di manifestazioni delle prime settimane di aprile AD ha tentato di creare un movimento anti Zuma attivando la piccola e media borghesia bianca sudafricana. Una minoranza esaltata dai media occidentale come se fosse l’unica forza motrice del cambiamento nel Paese ma in realtà largamente assorbita dal movimento delle masse nere costituito da milioni di proletari, sottoproletari, giovani e contadini neri. Le masse popolari nere identificano in AD come un partito legato all’Apartheid. Il gioco di mettere un nero alla presidenza del partito sembra non aver funzionato come sperato.  In Sud Africa le masse popolari nere scelgono tra ANC e EFF, sentiti come loro partiti.

Che la lotta sia guidata dal EFF (che promuove idee economiche radicali) è evidente nel tentativo fatto a febbraio dal presidente Zuma di rispolverare la retorica marxista del ANC promettendo radicali riforme economiche per migliorare la condizione della classe operaia nera. Se il pericolo fosse stato realmente rappresentato da Alleanza Democratica, Zuma avrebbe offerto ben altri messaggi alla borghesia sudafricana. «Oggi iniziamo una nuovo capitolo verso la trasformazione economica radicale. Le riforme politiche non sono sufficienti senza l’emancipazione economica. Occorre cambiare la struttura del sistema economico sudafricano, della proprietà e del controllo dell’economia che deve essere a favore di tutti i sudafricani specialmente i poveri e la maggioranza nera» ha affermato Zuma in un discorso pubblico pronunciato il 9 febbraio 2017. Il fatto che Zuma non stia tentando alleanze con il partito borghese ma di sottrarre il proletariato nero dall’influenza di Julius Malema e del EFF, proponendo retorica marxista contro il ‘White Monopoly Capital‘ (il Monopolio Bianco sul Capitale) dimostra che EFF e non AD viene considerato il vero pericolo nazionale.

«Il partito di Julius Malema sta facendo della riforma agraria ed economica la colonna portante della sua piattaforma politica nata appena quattro anni fa. È il terzo partito nazionale ma senza il suo ruolo l’opposizione non avrebbe mai vinto le passate elezioni amministrative o conquistato importanti feudi del ANC a Johannesbur e Pretoria. Zuma e il resto della sua banda iniziano a realizzare che il Economic Freedom Figthers sta conquistando la società e cerca di combatterlo proponendo idee economiche radicali». Questo è il parere del portavoce del EFF Mbuyiseni Ndlozi condiviso dal giornalista Erin Gonway-Smith in un suo editoriale del 12 aprile pubblicato sul Chigao Tribune. Secondo alcuni analisti del prestigioso quotidiano liberal sudafricano Mail & Guardian la maggioranza di sudafricani bianchi e neri scesi nelle piazze non hanno risposto agli appelli di AD ed EFF ma alla spontanea esigenza di terminare la Presidenza Zuma considerata ormai un regime semi mafioso.  Nonostante ciò le masse popolari in rivolta non hanno bloccato il tentativo del leader marxista Malema di prendere le redini del movimento.

Caratterizzato da un linguaggio aggressivo ma da tattiche politiche assai raffinate e a lungo raggio, Julius Malema è riuscito a differenziarsi dal partito borghese boero presentando il EFF non come un partito opportunista intento a cavalcare l’onda lunga della protesta ma come partito in grado di dare una reale e radicale alternativa socio economica al Sudafrica. ‘Se AD prendesse il potere continuerebbe la dittatura economica dei Bianchi senza Zuma’: questo lo slogan più popolare tra i militanti del partito marxista EFF. Malema intende imporsi come l’unica genuina possibilità di svolta radicale per le masse nere e nello stesso tempo impone al suo partito una politica non fagocitante delle proteste. Astutamente durante il comizio tenutosi il 12 aprile Malema ha sottolineato che non è importante quale partito politico assuma la direzione della lotta ma la volontà popolare di farla finita con i governi Zuma.

Sfruttando abilmente le spaccature all’interno del African National Congress a seguito della ribellione dei veterani della guerra di liberazione e di molti ministri e quadri, Malema si rivolge ai militanti e alla base elettorale del partito di Nelson Mandela invitandoli ad unirsi alla lotta affinché l’obiettivo di una società socialista inserito come priorità nella Freedom Charter (il manifesto politico originario del ANC) diventi una realtà irreversibile. Malema intende creare un fronte popolare nero unito capace di rimuovere dalla presidenza Jacob Zuma. L’Impeachment è però considerato il primo passo per l’instaurazione del socialismo in Sud Africa che necessariamente deve passare attraverso la distruzione del sistema economico in mano alla minoranza boera e bianca.

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