lunedì, Agosto 3

Il Sudafrica, ‘State capture’, affida la missione impossibile a Cyril Ramaphosa Il nuovo leader di Anc, eletto ieri per un soffio, non avrà vita facile nel suo lavoro per cambiare il partito e il Paese; la Direzione del partito resta in mano al clan Zuma

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Cyril Ramaphosa è il nuovo leader dell’African National Congress (Anc), il partito che da
23 anni guida il Sudafrica. Vice presidente, ex sindacalista e uomo d’affari miliardario, Ramaphosa ha ottenuto 2440 voti al congresso del partito in corso a Johannesburg, contro i 2261 della sua avversaria Nkosazana Dlamini-Zuma, ex moglie dell’attuale capo del partito e Presidente del Paese, Jacob Zuma. In tutto hanno votato 4.708 delegati sui 4.776 che da sabato scorso prendono parte al 54mo congresso nazionale, con un tasso di partecipazione del 99%. Per un soffio, dunque, con il 51,8%, Cyril ha sfilato la vittoria alla favorita dal Presidente, che prima dell’annuncio ufficiale ha chiesto e ottenuto il riconteggio dei voti. Su di lui si appunta la speranza di pulizia e ricostruzione del partito e del Paese, oramai infestati dalla corruzione e screditati sia tra l’opinione pubblica del Paese che sullo scenario internazionale. Il suo non sarà un cammino in discesa, anzi.

Lo scontro fra Ramaphosa e Dlamini-Zuma, che dura da mesi, ha diviso profondamente lo storico partito che fu di Nelson Mandela, infatti, l’annuncio della Commissione elettorale del partito al termine dello spoglio e del doppio conteggio delle schede di voto, si è tenuto in un clima di grande attesa e tensione. La vittoria inaspettata di Ramaphosa è stata frutto di un cambio improvviso di casacca di appartenenza da parte delle grandi province, ovvero dei delegati delle più grandi province del Paese, quelle che detengono la maggioranza dei delegati e che inizialmente erano in mano al clan Zuma.

Apprezzato dagli imprenditori e la classe media, abile oratore, centrista in politica, Ramaphosa non è mai stato sfiorato dagli scandali di corruzione che hanno investito la presidenza di Zuma. I suoi sostenitori, che hanno salutato la vittoria con balli e canti, parlando di una svolta per il Sudafrica dopo la controversa gestione di Zuma. Come leader dell’Anc, il 65enne Ramaphosa sarà il candidato Anc alle elezioni presidenziali 2019 e ha possibilità di diventare il prossimo Presidente del Sudafrica  -possibilità, ma nulla di più.

L’ANC è al potere in Sudafrica dal 1994, dopo la fine dell’apartheid e la transizione democratica sotto la guida dell’ex presidente Nelson Mandela. Da allora alla direzione dell’ANC si sono succeduti Thabo Mbeki, dal 1997 a dicembre 2007, e Jacob Zuma, eletto alla presidenza del Sudafrica nel 2009, che oggi passa il timone a Ramaphosa.

Dlamini-Zuma, già Ministro degli Esteri del Sudafrica e Presidente della Commissione dell’Unione africana, che godeva dell’appoggio delle due province più grandi del Sudafrica, KwaZulu-Natal e Mpumalanga, quelle che in congresso portano il maggior numero di delegati, ha pagato lo scotto della vicinanza con l’impresentabile (già al tempo della rielezione del 2014) suo ex marito e del brutto risultato elettorale di Anc alle elezioni amministrative del 2016. Il suo nome è sinonimo di continuità con l’attuale amministrazione la cui immagine oramai è legata a corruzione, scandali, recessione economica.

Oltre all’elezione di Cyril Ramaphosa alla guida del partito, il 54mo congresso ha rinnovato tutti i vertici del partito. Sono stati eletti: David Mabuza come vicepresidente, Gwede Mantashe (già l’ex segretario generale) Presidente nazionale. L’incarico di Segretario generale va ad Ace Magashule, mentre Jessie Duarte è stata riconfermata come vicesegretario generale dell’ANC. Il nuovo tesoriere generale è Paul Mashatile. Tra oggi e domani si completerà il rinnovo delle cariche.
E’ nella Direzione e nel Comitato Esecutivo che si nascondo le insidie e le difficoltà per l’obiettivo di Ramaphosa di cambiare il partito. Mabuza e Magashule, leader nelle province che mandano al congresso il maggior numero di grandi elettori, le stesse province che all’ultimo minuto hanno votato per Ramaphosa, sono stati entrambi implicati nei casi di corruzione e appropriazione di fondi pubblici e sono strenui sostenitori di Jacob Zuma. Jessie Duarte è in forza nella lista di Nkosazana Dlamini-Zuma. Insomma, a livello di Direzione, Ramaphosa è circondato da uomini del clan Zuma, che di certo non favoriranno il lavoro del nuovo leader, visto che avrebbero solo da perderci.

L’elezione dei membri del Comitato esecutivo nazionale dell’Anc, che si svolgerà tra oggi e domani (ultimo giorno di congresso), diventa a questo punto molto importante, in quanto questi uomini e donne avranno un ruolo decisivo su ciò che accadrà nel partito e a a Jacob Zuma, -che potrebbe anche lasciare la presidenza prima della scadenza elettorale del 2019- su ciò, insomma, che a Ramaphosa sarà permesso fare. Ramaphosa deve ottenere una forte maggioranza con la sua lista nel Comitato Esecutivo nazionale, altrimenti sarà molto limitato nell’agire.

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