sabato, Giugno 6

Sudafrica, le carte di Zuma in vista del voto di sfiducia

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8 agosto: è questa la data scelta per il voto di sfiducia nei confronti del presidente del Sudafrica Jacob Zuma. E sarà resa dei conti anche nell’African National Congress (ANC). Già altre sette volte dal 2009 ad oggi l’ANC è stato chiamato a fare quadrato attorno al proprio presidente, respingendo i tentativi dei due principali partiti di opposizione (Democratic Alliance-DA ed Economic Freedom Fighters-EFF). Ma stavolta sembra tutto diverso.

Innanzitutto c’è l’exploit ottenuto alle elezioni amministrative, dell’agosto 2016, da parte dell’opposizione. E poi c’è la debolezza del governo, più volte rimescolato negli ultimi tempo e ai minimi della popolarità secondo i sondaggi, come lo stesso Zuma.

In realtà molto si è deciso quando è stata presa una decisione definitiva sul voto della mozione: scrutinio segreto o no? A decidere la presidente della parlamento, Baleka Mbete. In caso di voto palese, nonostante le varie correnti esistenti all’interno dell’ANC e la spaccatura con alcuni personaggi di spicco come Cyril Ramaphosa Gwede Mantashe, Jessie Duarte, Zweli Mkhize, e la stessa Mbete, in teoria non ci dovrebbero essere problemi per il presidente. Anche perché in caso contrario rischierebbero in futuro di essere additati come traditori. Lo scenario cambierebbe in caso di voto segreto. Possibili franchi tiratori, o meglio traditori. E proprio questa opzione è stata accettata dalla Corte Costituzionale sudafricana.

Ma c’è da dire che Zuma non ha fatto nulla per impedire che la caduta per mezzo di franchi tiratori durante il voto segreto possa avverarsi: tutte le correnti e gli alleati anche extraparlamentari sono stati comunque colpiti, in un modo o nell’altro, dal presidente, poco avvezzo alla diplomazia. Ultimo in ordine cronologico l’attacco gratuito, riservato ai primi di luglio durante un incontro politico, ai veterani della lotta alla segregazione razziale, sminuendone l’importanza del contributo dato alla causa.

In realtà però Zuma ha sempre creato scompiglio, soprattutto per i suoi affari poco chiari e gli scandali in cui è stato coinvolto, ma anche per i suoi rimpasti governativi. L’ultimo il 30 marzo scorso, quando non ha esitato a far fuori il Ministro delle Finanze, Pravin Gordhan, principale suo rivale all’interno dell’Esecutivo e da tempo in aperto conflitto con lui. E, insieme al Ministro ha licenziato anche il suo vice, Mcebisi Jonas, il quale aveva denunciato il fatto che la famiglia Gupta gli aveva offerto una tangente se avesse accettato di diventare Ministro delle Finanze e in quel ruolo avesse rimosso gli ostacoli che Gordhan poneva al loro business. I fratelli Gupta, emigrati dall’India, hanno fatto fortuna in Sudafrica, a partire dai primi anni ‘90, grazie alla loro strategica alleanza con la famiglia Zuma.

Poi ad aprile scorso le grandi manifestazioni di massa promosse da Julius Malema e dal suo partito EFF, che puntano alle dimissioni di Zuma, a nuove elezioni e alla conquista del potere per attuare l’emendamento cardine del manifesto politico originario dell’ANC (Freedon Charter): la creazione di una società socialista in Sudafrica. Senza l’intervento del partito marxista di Malema, Alleanza Democratica, che ha chiamato a sua volta a raccolta la popolazione, non sarebbe mai riuscita a far scendere in piazza centinaia di migliaia di sudafricani.  Per ragioni politiche, storiche e sociali Alleanza Democratica non è in grado di muovere le masse popolari composte per la maggior parte da Blacks, che identificano AD come un partito legato all’Apartheid. AD rappresenta infatti il tentativo della borghesia boera di mantenere il potere economico dopo aver constatato che l’alleanza politica con il African National Congress ideata da Nelson Mandela e Pieter Willem Botha nel 1994 non è più spendibile a causa della degenerazione del primo partito sudafricano delle masse nere causata dal presidente Zuma.

A maggio poi la fuga di Zuma durante un comizio nel parco della città di Bloemfontein, organizzato dal potente sindacato COSATU, segno che la base si sta sgretolando. Ma ora tutto torna in gioco e il futuro sembra davvero nebuloso per il Paese.

A prevalere però su tutto potrebbe essere la forte volontà di tutti ad evitare una crisi al buio in caso di sua sfiducia. In particolare modo in vista delle elezioni interne all’ANC di dicembre in cui sarà scelto il futuro candidato alle presidenziali del 2019. SI rischierebbe di bruciare il futuro candidato e la posta in gioco è molto alta. E poi, nel caso di sfiducia di Zuma, chi potrebbe essere il traghettatore? Difficile trovarlo, anche perché servirebbe un nome che metta d’accordo tutti, ma che soprattutto accetterebbe di guidare un partito e un Paese che sta vivendo momenti di tensione sociale ma anche economica.

Zuma negli ultimi giorni ha invitato i dirigenti dell’ANC a porre fine alla ‘guerra silenziosa’ in atto all’interno del partito e a ritrovare l’unità. «C’è una guerra silenziosa in atto che destabilizza l’Anc e che non può essere giusta. Ci sono ormai due gruppi esistenti nel partito», ha detto Zuma. Diversi dirigenti del partito però hanno boicottato la riunione dal momento che contestano la leadership del presidente. E allora? Cosa accadrà?

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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