giovedì, Dicembre 12

Sudafrica, il legame perverso tra Zuma e i Gupta

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Tre fratelli di origine indiana, Aiay, Atul e Rajesh Gupta, migrano in Sudafrica nel 1993, l’ultimo anno del regime di Apartheid, per partecipare alla vita economica del nuovo Sudafrica, la Nazione dell’Arcobaleno. Creano una ditta di vendita di attrezzature informatiche e servizi software, la Sahara Computers. Ventitré anni dopo i fratelli Gupta possiedono un impero economico che spazia dalle miniere di carbone, diamanti, oro, uranio, platino ai media nazionali, quali le televisioni private ‘ANN7‘ e ‘New Age‘, arrivando anche a penetrare il sensibile settore della Difesa nazionale attraverso la VR Laser Services, fabbrica di armi divenuta il principale fornitore dell’Esercito e della Polizia sudafricana.

Il successo dei fratelli Gupta è dovuto alla loro strategica alleanza con la famiglia presidenziale Zuma. Alleanza basata su reciprochi interessi privati facilitati dalla protezione politica offerta dal presidente Jacob Zuma che rende assai difficile per qualsiasi commissione di procurement statale scartare le offerte commerciali dei Gupta. In compenso, la famiglia Gupta offre un ottimo e moderno servizio di marketing, camuffato da informazione neutra, grazie ai quotidiani e alle televisioni sotto il suo controllo. Un servizio teso a ripulire l’immagine del Presidente sudafricano o a diminuire l’entità degli scandali, a seconda delle circostanze. Forti i sospetti che parte sostanziale dei dividendi degli affari ‘garanti’ con l’Amministrazione pubblica finiscano in conti privati esteri della famiglia Zuma.

L’alleanza è stata consolidata secondo le secolari tradizioni indiana e zulu, non attraverso matrimoni tra le due famiglie, ma attraverso la simbiosi delle due famiglie. Il figlio di Jacob Zuma, Duduzane Zuma, ricopre ruoli dirigenziali presso la Shiva Uranium, una miniera controllata dalla Oakbay Investmens, società finanziaria fondata dai Gupta. Duduzille Zuma, figlia del Presidente, è Direttore della Sahara Computers. Recentemente i fratelli Gupta hanno finanziato Bongi Ngema-Zuma, una delle mogli del Presidente, nell’acquisto di una villa in uno dei quartieri più costosi di Pretoria. Un regalo dal valore di 800.000 dollari.

Regali e favori sono reciproci e di certo non da poco. Due anni fa, un aereo di linea noleggiato dalla famiglia Gupta, con a bordo gli invitati provenienti dall’India per il matrimonio di Vega Gupta (primogenito di uno dei tre fratelli), ricevette il permesso di atterrare presso la base militare di Waterkloof, a Pretoria, per evitare i tempi di attesa per l’atterraggio e lo sdoganamento bagagli presso l’aeroporto internazionale, infrangendo tutte le regole di sicurezza nazionale. Il corteo degli ospiti fu scortato militarmente presso il luogo del matrimonio, il Sun City (il famoso casino dei Gupta nella collina nord ovest della capitale), e il traffico cittadino bloccato per ore al fine di permettere agli ospiti di arrivare alla cerimonia senza le noie del traffico urbano.

I fratelli Gupta hanno approfittato dell’alleanza politica-economica con la famiglia presidenziale per penetrare nelle stanze del potere dell’African National Congress, riuscendo progressivamente ad influenzare le decisioni politiche del Paese a loro vantaggio. I Gupta hanno sempre negato le accuse d’interferenza nella vita politica del Sudafrica. Una difesa resa debole e non credibile dalle evidenze prodotte dagli innumerevoli scandali che hanno coinvolto l’Amministrazione pubblica e i tre fratelli indiani. Scandali che rivelano una insana situazione di peculato pubblico che ha fatto la fortuna di questi tre illustri migranti indiani, capaci di trasformare il Sudafrica in un loro Eldorado personale a scapito della libera concorrenza e dello sviluppo sociale ed economico della Nazione.

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