lunedì, Settembre 21

Sudafrica: guerra aperta nell’ANC per la Presidenza

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A dicembre l’African National Congress si riunirà per eleggere il Segretario Generale del partito. Una nomina che fino ad ora ha assicurato l’accesso alla Presidenza. Il Segretario Generale eletto è automaticamente il candidato dell’ANC per le elezioni. Il candidato che si presenta sotto la bandiera dell’ANC ha fino ad ora ottenuto la vittoria elettorale. Il Presidente uscente Jacob Zuma è sotto attacco per i vari scandali finanziari e il clientelismo del partito di Nelson Mandela a favore della classe imprenditoriale boera e indiana. All’interno dell’ANC Zuma è fortemente combattuto e criticato. Sotto la sua guida il partito storico della lotta contro l’Apartheid ha raggiunto i minimi storici delle preferenze nelle elezioni amministrative dello scorso agosto: 54,5% a vantaggio del partito borghese boero: Alleanza Democratica – AD e il partito marxista Economic Freedom Fighters – EFF (Combattenti per la Libertà Economica). Nelle elezioni l’ANC ha perso il controllo della capitale Pretoria e del polmone industriale di Johannesburg.

La crescente opposizione interna potrebbe compromettere il piano di mettere alla Presidenza la ex moglie ed ex Segretario Generale della Unione Africana Nkosazana Dlamini Zuma. “La popolazione è furiosa contro il Presidente Zuma. Eleggere Madame Dlamini sarebbe un grave errore per l’ANC. Dlamini come candidata alle elezioni presidenziali del 2019 potrebbe far registrare un ulteriore collasso elettorale. Dlamini è vista dalla popolazione in generale e da una grande maggioranza della base elettorale dell’ANC una marionetta di Zuma che, una volta giunta alla Presidenza continuerebbe la politica a favore della Famiglia e dei potentati economici e finanziari. Ricordiamoci che alle elezioni l’ANC si presenta fortemente indebolito e, per la prima volta nella storia del Paese dopo l’Apartheid le elezioni potrebbero riservare inaspettate sorprese” spiega Mcebisi Ndletyana, professore presso l’Università di Johannesburg.

Le previsioni di collasso elettorale nel 2019 sono condivise da Susan Booysen, professoressa presso la Università di Witwatersrand. “Sotto Dlamini Zuma l’ANC rischia di perdere per la prima volta la maggioranza nelle elezioni amministrative e presidenziali in quanto la candidata è vista come la lunga mano e il salvagente di Zuma”, sottolinea la professoressa Booysen.

La lotta interna al partito per bloccare i piani del Presidente si sta orientando verso uno scontro interno alla fazione di destra dell’ANC mentre la sinistra rimane invisibile. L’oppositore a Dlamini Zuma più quotato è l’imprenditore Cyril Ramaphosa. Avvocato di 69 anni fondatore del sindacato National Union of Mineworkers NUM si è impegnato a tempo pieno all’ANC a partire dal 2012 quando fu eletto Vice Presidente dell’ANC nel dicembre 2012.

Ramaphosa può contare su due appoggi strategici. Quello garantito dalla burocrazia dell’ANC contraria alle politiche di Zuma non per questioni morali ma per il terrore di perdere i privilegi e il potere esercitato sul Paese e la ancora nutrita maggioranza della classe imprenditoriale e finanziaria bianca che considera l’ANC capace di rappresentare meglio i propri interessi rispetto al partito borghese AD, che nell’immaginario popolare è associato al dominio razziale boero. Ramaphosa è più indicato di Zuma a difendere gli interessi del capitalismo in quanto prima di essere un politico è un uomo d’affari.

Si è creato una fortuna con la Shanduka Group divenuta ben presto azienda leader nei settori risorse minerarie, energia, immobiliari, banche, assicurazioni. Possiede inoltre la compagnia di telecomunicazioni SEACOM. È Direttore della The Bidvest Group Limited della multinazionale di telecomunicazioni MTN e Viice Direttore Non esecutivo della multinazionali di packaging industriale Mondi. Possiede inoltre la licenza esclusiva per la catena sudafricana dei fast food McDonald’s. La rivista economica Forbes stima le sue fortune private a 675 milioni di dollari.

Ramaphosa può contare anche sui fallimenti di Jacob Zuma. L’industria è stagnante mentre l’economia sta subendo forti rallentamenti. Il divario tra ricchi e poveri è aumentato così come la disoccupazione, la corruzione, la criminalità e la povertà.

Secondo alcuni analisti Ramaphosa ha tutte le possibilità per sconfiggere Zuma ma non rappresenta la salvezza dell’African National Congress. Il candidato alla Presidenza ha commesso vari crimini economici contro la classe operaia prima tra tutti il massacro di Marikana avvenuto il 16 agosto 2012 dove 34 minatori in sciopero furono uccisi dal fuoco della polizia e altri 78 feriti. Il più grave e letale atto di repressione avvenuto dopo l’apartheid. La Commissione Marikana appurò le responsabilità di Ramaphosa (all’epoca Vice Presidente dell’ANC) per aver coordinato il comitato d’azione della polizia contro i manifestanti da lui personalmente definiti ‘criminali’. La sua partecipazione al massacro è da leggere come il più chiaro esempio della ferrea volontà di Ramaphosa nel proteggere i privilegi e gli interessi della imprenditoria boera anche a costo di vite umane. A distanza di anni mandanti ed esecutori del massacro sembrano essere sfuggiti alla giustizia. Ramaphosa è stato protetto dall’ANC che ha negato la giustizia alle vittime di Marikana.

Ramaphosa è stato implicato nello scandalo della miniera Lonmin (la ditta oggetto delle proteste sindacali di Marikana represse nel sangue) ed ha trasformato il sindacato dei minatori NUM in uno strumento per gli imprenditori contro la classe operaia. È inoltre accusato di aver sfruttato la sua carica all’interno del partito e la sua influenza nel governo per favorire i suoi affari personali. Affarismo e idee di destra non sono la deriva di un rivoluzionario, ma convinzioni e modus operandi, nel caso di Ramaphosa. Fu lui l’artefice dell’accordo tra Nelson Mandela e Pieter Willem Botha che mise fine all’apartheid. Un accordo fatto per evitare la rivoluzione socialista e basato su una divisione del potere: all’ANC quello politico ai Boeri quello economico. Fu proprio quell’accordo che sancì la continuazione dell’Apartheid boera e la servitù economica delle masse nere. Dopo l’accordo Ramaphosa si dedicò al mondo degli affari creandosi un potere grazie all’appoggio del primo Presidente post apartheid: Nelson Mandela. Il passato di Ramaphosa e la sua palese difesa degli interessi della classe padronale che coincidono con i suoi interessi privati potrebbero essere degli elementi sufficienti a garantire la sconfitta elettorale del 2019 anche senza l’ombra di Zuma. La carica di Segretario Generale dell’ANC e candidato alla Presidenza andrebbe a tutto vantaggio del partito marxista guidato da Julius Malema.

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