lunedì, Gennaio 27

Sudafrica: e se dovesse andare ancora peggio? Povertà, disuguaglianza e disoccupazione: ecco le cause del male. Ma se non fosse semplicemente così?

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Il Sudafrica non sta vivendo di certo un periodo roseo e l’andamento finale del 2017 non fa certo presagire un 2018 migliore. La situazione finanziaria è buia, l’economia non cresce abbastanza velocemente ed il Paese non riesce a far fronte alla crisi. Tutto, d’altronde, è concatenato. La politica paralizza un necessario ed auspicato intervento decisionale, le tensioni sociali aumentano e le maggiori imprese statali sono prossime al collasso.

Lo scorso mese in Parlamento, il Ministro delle Finanze Malusi Gigaba, ha sottolineato che l’economia è in crisi a causa della mancanza di crescita; deficit di bilancio in crescita e calo delle entrate fiscali. Insomma, niente di nuovo. «Quando l’economia non cresce al ritmo con cui i giovani si iscrivono al mercato del lavoro ogni anno, giovani che lasciano la scuola o l’università, si finisce con livelli di disoccupazione insostenibili». Motlanthe ha anche affermato che l’incapacità parastatale di adempiere ai propri obblighi finanziari ha un effetto negativo sull’economia. «Quando i parastatali prendono in prestito fondi pubblici, il Tesoro si fa garante. Se qualcuno di loro non riesce a soddisfare i propri obblighi, c’è un effetto domino. Questo rende la nostra economia molto, molto debole».

Certo è l’impatto disastroso che ha tutto questo se pensiamo a quanto il Sudafrica si sia sempre affidato ai prestiti per crescere. «La narrativa nazionale riflette una scarsa fiducia tra il settore aziendale e il Governo. Ciò accade perché gli investitori stranieri prendono spunto dagli investitori locali. Se gli investitori locali non investono nell’economia, ciò si ripercuote sugli investitori internazionali». E’ tutto chiaro, sì, eppure, il Sudafrica non sembra preoccuparsene abbastanza.

La crisi affonderebbe le sue radici nella povertà, nella disuguaglianza e nella disoccupazione. Ecco le cause del male. Secondo l’African National Congress (ANC), sono queste le tre facce della crisi sudafricana. E’ così che il partito di Governo promette impegno in questa precisa direzione. Ma viste le premesse, non sarà il caso di chiedersi se stiano sbagliando qualcosa?

Certamente disuguaglianza, disoccupazione e povertà sono problemi concreti che impediscono la crescita del Paese, ma focalizzarsi su questi tre fattori e non individuare lo strato più in basso, porta ad una incomprensione della gravità di una crisi che pare ancora irrisolvibile. Il Sudafrica stava procedendo a grandi passi fino a qualche anno fa ma, quindi, cosa è andato storto?

Non è tanto arduo capire che, se non si dovesse muovere qualcosa, il Paese sarà costretto a guardare in faccia i possibili scenari futuri, tra cui l’impossibilità definitiva del Governo di gestire la situazione finanziaria in deterioramento. I probabili maggiori costi di finanziamento ed un ridotto accesso ai finanziamenti stessi potrebbe rendere le già affaticate imprese di proprietà statale del tutto insolventi nei confronti dei propri creditori. Secondo il parere delle agenzie di rating, uno dei problemi di base è quello della leadership; la scorsa settimana, ‘S&P Global’ ha citato l’impatto della politica sull’incapacità del Sud Africa di uscire dal suo solco economico più profondo.

La politica e la leadership, certo, vanno di pari passo. Se pensiamo a questo collegamento, forse dovremmo riflettere sul fatto che economia, istruzione, disuguaglianze, povertà, posti di lavoro, cattiva amministrazione e corruzione, erogazione dei servizi ed inefficienza del Governo sono tutti fattori connessi al fallimento della leadership. Certo è che se le cose continuano così, la conseguenza è una sola. Nel momento in cui un Governo perde la propria capacità di finanziare qualsiasi operazione, sarà costretto a richiedere aiuto. A chi?

Al Fondo Monetario Internazionale. D’altronde sarebbe solo come imitare i ‘colleghi’ che si sono già trovati ad annaspare in una simile crisi, come Nigeria, Polonia e Turchia. Il Fondo è la sola organizzazione in grado di far ottenere nuovamente al Paese l’accesso ai finanziamenti ma sempre a condizione che accetti di attuare una serie di riforme. Ma il punto è che non pare che questa opzione sia vista di buon occhio, o meglio, non è proprio vista. Il Governo ignora completamente il fatto di potersi trovare ad affrontare il fatto che la situazione vada ulteriormente a picco; non sembra essere puro ottimismo, ma, piuttosto, una intenzionale benda sugli occhi.

L’ipotesi dell’entrata in scena del FMI, significherebbe consentire ad una terza parte estranea, per di più controllata dai Paesi ricchi, di controllare le sue politiche economiche. Ed in secondo luogo, significherebbe mettere mano a qualcosa che si sta evitando da un po’: le riforme, tra cui la riduzione del deficit di bilancio per far fronte agli obblighi finanziari e le riforme per il mercato del lavoro volte a incoraggiare gli investimenti. Il Sudafrica non sarebbe al suo primo incontro con il Fondo Monetario, l’ultimo quello di inizio Novembre, ma se si parla di accordo di finanziamento, occorre andare indietro di più di 20 anni. E’ anche vero che negli anni il FMI ha iniziato a comprendere che le migliori strategie per arginare la crisi finanziaria dei Paesi colpite, sono quelle connesse con le caratteristiche socio-economiche, ambientali e politiche di ciascuno Stato.

Ci sono delle priorità che il Sudafrica dovrebbe fissare, partendo dalla predisposizione di un quadro di bilancio sostenibile, facendo lo sforzo di compiere scelte politiche difficili in termini di spesa, ma non solo. Il Governo dovrebbe costruire intorno a sé una solida fiducia, una fiducia che si ottiene più facilmente se si dimostra di agire secondo il rispetto dei diritti umani presenti nella Costituzione, di agire per un’effettiva crescita. La politica dovrebbe garantire la suddivisione dei costi, incoraggiare le imprese e tutti coloro che sono stati parte di questa crisi ad impegnarsi per risolvere la situazione. Servirebbe certamente a convincere il Fondo Monetario Internazionale a sostenere la strategia del Governo e ad intervenire nel migliore dei modi. In altre parole, il Sudafrica dovrebbe prepararsi al peggio e accettare questa come un’opzione tangibile, ma capire altresì come meglio ‘vendere’ il proprio programma di negoziazione al FMI. L’ANC dovrà fare i conti con i risultati della sua azione politica nella prossima conferenza elettorale che si terrà dal 16 al 20 Dicembre.

Chissà che non sia quella l’occasione per togliersi la benda dagli occhi e capire che non basta solo sperare per far andare meglio le cose?

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