sabato, Dicembre 14

Sud Yemen: un ‘barilotto di polvere da sparo’ in attesa di esplodere Le aspirazioni all'autogoverno del Sud dello Yemen aumentano dopo la guerra civile

0

Dopo tre anni di guerra civile, che ha mutato radicalmente il potere politico dello Yemen, il Paese appare dall’esterno un vero è proprio ‘Stato del caos’.

Un luogo in cui il Governo centrale è collassato o ha perduto il controllo di ampie zone del territorio su cui per anni è stato sovrano, e dove sono emersi diversi gruppi che cooperano e competono l’uno con l’altro. Mentre però, da fuori, tali luoghi sembrano essere caotici e immersi in uno stato di disordine generale, all’interno presentano economie ed ecosistemi politici, che a loro volta hanno un loro ordine e una loro logica. Il report ‘Yemen’s Southern Powder Keg’ pubblicato da ‘Chatham House’ racconta come oggi lo Yemen stia attraversando una fase di profondo cambiamento, avendo sperimentato mutazioni di potere e controllo territoriale che difficilmente saranno invertiti da qualsiasi accordo politico. Le guerre civili non distruggono solo infrastrutture locali, istituzioni statali o ordini politici, ma «contribuiscono a modellarli e produrli», si legge nel report.

Per capire come potrebbe essere lo Yemen di domani, si deve analizzare come il Paese sia mutato da prima della guerra civile ad oggi, ed è a Sud dello Yemen che questo cambiamento è maggiormente visibile. Le aspirazioni all’autogoverno del Sud sono aumentate in modo significativo in seguito alla liberazione della maggior parte del territorio meridionale. Tuttavia, nel report si legge che la situazione nel sud rimane uno degli aspetti meno analizzati del conflitto e sulla ‘questione meridionale’ è ancora presente un enorme e preoccupante vuoto politico.

«Il sud è un ‘barilotto di polvere da sparo in attesa di esplodere». Da quando è iniziata la guerra civile nel 2015, il sud è diventato in gran parte autonomo dal resto del Paese. I gruppi dei Secessionisti hanno iniziato ad organizzarsi e ad armarsi  molto più pesantemente e il sostegno degli UAE (Emirati Arabi Uniti) agli organi chiave di sicurezza, militari e politici ha portato molti meridionali a credere di poter raggiungere la tanto attesa indipendenza.

Una corsa verso l’indipendenza meridionale, prima di raggiungere una soluzione politica per porre fine alla più grande problematica rappresentata dalla stessa guerra, andrebbe a gravare sulla complessità del conflitto e potrebbe potenzialmente far deragliare il lento processo di pace guidato attualmente dall’ONU. Inoltre, le divergenze e le spaccature presenti tra i principali gruppi meridionali potrebbero condurre ad ulteriori conflitti nel sud del Paese. Le tensioni tra le forze fedeli al Presidente Abd Rabbu Mansour Hadi, i gruppi armati e gli attori politici sostenuti dagli EAU hanno già avuto un effetto debilitante sulla stabilità nel sud Yemen e sullo sforzo bellico anti-Houthi guidato dalla coalizione saudita. Gli scontri tra fedeli e affiliati del Consiglio di transizione del Sud (STC) ad Aden, capitale temporanea dello Yemen degli ultimi tre anni, nel gennaio 2018, hanno sottolineato la fragilità della situazione, che rischia di diventare una guerra all’interno di un’altra guerra e i rapporti tra gli EAU e l’Arabia Saudita, i principali attori della coalizione militare a guida saudita che sostiene le forze anti-Houthi in tutto lo Yemen, potrebbero essere danneggiati da ulteriori scontri intra-yemeniti nel sud.

Il report afferma che i residenti del governatorato di Hadramawt temono che possa scoppiare un conflitto tra le forze sostenute dagli EAU nella parte meridionale del governatorato e le unità militari sostenute da Hadi e da altri, tra cui l’Islah nella parte settentrionale. Gli osservatori sono ugualmente preoccupati del potenziale per le unità militari di Hadi e dell’Islah di stanza a Mareb e nel nord del governatorato di Shabwa, i quali rischiano di entrare in conflitto con le Forze d’élite Shabwani sostenute dagli EAU che operano attraverso il governatorato.

Da quando è iniziata la guerra civile, la presenza di gruppi armati e l’afflusso di armi, non ha fatto altro che incrementare il clima di tensioni e rivalità già presene nel Paese, in particolare modo a sud. Gli analisti hanno ipotizzato diverse scenari plausibili che potrebbero verificarsi nel breve periodo: una dichiarazione assoluta di secessione da parte del sud, un conflitto interno smisurato sul controllo di Aden o la graduale formazione di uno Stato autonomo o indipendente di fatto che dovrà fare i conti con la presenza di milizie confessionali.

Da gennaio 2018 quest’ultimo scenario si è fatto più reale, quando sono scoppiati i combattimenti tra le forze fedeli a Hadi e la Cintura di sicurezza sostenuta dal STC e dalle forze degli Shabwani Elite, quest’ultima supportata dagli Emirati Arabi Uniti. Il 22 gennaio, Al-Zubaidi, Presidente del STC (Southern Transitional Council), dichiarò lo stato d’emergenza ad Aden e minacciò la destituzione del Presidente Hadi entro una settimana se questi non avesse rimosso il suo Primo Ministro Ahmed Bin Daghr e i componenti dell’ufficio di gabinetto.

Sei giorni dopo, le forze della Security Belt, con il supporto delle unità Elite Force di Shabwa, iniziarono una battaglia con la Guardia Presidenziale di Hadi per il controllo di Aden, che si concluse dopo la mediazione guidata dall’Arabia Saudita. I componenti del STC descrivono gli scontri come facenti parte di una più ampia strategia per inserire funzionari del STC all’interno del Governo, e quindi per avere un ruolo nella governance e nel processo di pace guidato dall’ONU Se ciò accadesse, verrebbe probabilmente considerata l’ipotesi di legittimare il movimento secessionista.

Ad oggi, l’approccio dell’ONU e della comunità internazionale è stato quello di concentrarsi sulla risoluzione della guerra civile yemenita a livello nazionale, sulla base del fatto che le questioni più ampie potranno essere affrontate solo una volta che sarà cessato il fuoco.

Ma, lo sforzo guidato dalle Nazioni Unite è in stallo dalla fine del 2016 e sono numerosi i conflitti all’interno della guerra civile stessa, dunque, è necessario un nuovo approccio.

Nell’ottobre 2017, Chatham House ha ospitato una conferenza di due giorni in Giordania, per alti responsabili delle politiche occidentali, funzionari yemeniti e personalità pubbliche, nonché analisti yemeniti, internazionali e individui provenienti da centri di ricerca del Golfo. I politici hanno ammesso durante l’incontro, che, il sud era stato in gran parte designato come una questione a bassa priorità, e pochissime risorse sono state dedicate alla questione meridionale. E’ emersa poca consapevolezza dei potenziali punti di infiammabilità di Aden, Shabwa e Hadramawt o del ruolo importante dei gruppi salafiti.

Un’altra problematica è rappresentata dai discordanti ‘ordini del giorno’ dei poteri esterni, che rappresentano una caratteristica prominente e problematica del conflitto. Gli Emirati Arabi Uniti sono entrati nella guerra nello Yemen tanto attivamente quanto in parte, nella speranza di rafforzare la propria alleanza ancora in evoluzione con l’Arabia Saudita. Eppure l’atteggiamento ostile di Abu Dhabi nei confronti dell’Islah, un partito islamico sunnita con una rete di affiliati tribali e militari e il principale alleato militare dell’Arabia Saudita nella guerra, ha portato a domande sulla compatibilità degli ordini del giorno dei due Paesi nello Yemen. Ad aggiungere un altro livello di complessità sono gli Stati Uniti, i quali stanno lavorando a stretto contatto con gli Emirati Arabi Uniti su una serie di iniziative di contro-terrore nel sud dello Yemen, che si basano quasi interamente sull’estromissione di militanti da aree strategicamente importanti. C’è poca trasparenza intorno a questa campagna e le truppe statunitensi sono state accusate di aver visitato le prigioni gestite dagli EAU dove si dice che i membri dell’Islah siano stati detenuti arbitrariamente e abusati, insieme ai presunti membri di Al-Qaeda. Infine, il governatorato di Al Mahra, un importante centro per il contrabbando, è diventato il luogo di una competizione per l’influenza nello Yemen tra Emirati Arabi, Arabia Saudita e Oman. I residenti temono che la formazione di milizie costituite dalla popolazione locale e da componenti che arrivano da altre parti del sud, possa far si che gli scontri si moltiplichino e si espandano anche in quella parte di Yemen che finora è stata risparmiata dagli effetti diretti della guerra.

L’esito della guerra è ancora incerto, ma ciò che si evince dalle ultime analisi è che i gruppi meridionali svolgeranno sicuramente un ruolo importante, nel bene e nel male, nel decidere la futura sicurezza, stabilità e integrità territoriale dello Yemen.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore